IL 14 LUGLIO ALL’ONU PER L’APPLICAZIONE DELLA CONVENZIONE. IMPEGNO DEI GIURISTI DEMOCRATICI.

 

La CEDAW  La Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne (CEDAW), adottata nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, è spesso descritta come un disegno di legge internazionale dei diritti per le donne. Composto da un preambolo e 30 articoli, definisce ciò che costituisce una discriminazione nei confronti delle donne e istituisce un programma d’azione nazionale per porre fine a tale discriminazione identificando aree specifiche di discriminazione e indicando gli strumenti per eliminarli.

E’ considerato il trattato internazionale più completo sui diritti delle donne.

La Convenzione, ad oggi è stata adottata da 186 Stati. L’Italia l’ha ratificata nel 1985.

Il prossimo 14 luglio, a New York, presso le Nazioni Unite, il Comitato per l’applicazione della CEDAW (Convenzione per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne) esaminerà il VI Rapporto periodico sull’implementazione della Convenzione che il Governo italiano ha presentato nel dicembre 2009.

Il rapporto Ombra: Fondazione Pangea ONLUS, è stato redatto da: Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Differenza Donna, Be Free, Fratelli dell’Uomo.

Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici saranno presenti come rappresentanti della società civile per la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW, con un rapporto Ombra, elaborato da diverse organizzazioni per evidenziare all’ONU e all’opinione pubblica l’inadeguatezza, alla luce dei canoni di giudizio stabiliti dalla Convenzione delle politiche, delle misure e dei finanziamenti volti a garantire le pari opportunità in Italia, evidenziando le discriminazioni e gli stereotipi di genere ancora esistenti e lesivi della dignità e dei diritti delle donne.

In Italia, il movimento “Se non ora quando”, nato per rivendicare una reale dignità paritaria tra uomo donna, ma soprattutto per bandire quella donna oggetto che il potere politico italiano ha troppo spesso ostentato, ha manifestato le proprie idee domenica scorsa a Siena, muovendosi in sinergia simultanea con le intenzioni della Convenzione O.N.U.

Eppure molti dati suscettibili di disamina da chi interessato, dimostrano che ad esempio in Europa, le donne rappresentano il 60% di tutti i laureati. La stessa percentuale non collima con i salari, che per le lavoratrici sono inferiori di circa il 17% rispetto a quelli degli uomini.

Alcune stime, dimostrano che una donna, a parità di ruolo, mediamente guadagni cifre di molto inferiori rispetto ad un uomo. La Commissione Europea, per questi motivi ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione contro le disparità sessuali, soprattutto nel campo delle retribuzioni salariali. Considerando questi dati  é semplice analizzare la situazione a livello europeo: nonostante le donne rappresentino il 60 per cento di tutti i laureati in Europa, l’attività lavorativa di un’impiegata é ritenuta dal datore di lavoro (in maniera più o meno velata) di qualità inferiore se comparata al medesimo ruolo o incarico assegnato ad un uomo. Proprio a partire da questo pregiudizio nasce la retribuzione salariale più bassa nelle lavoratrici donne.

Gli Stati aderenti alla Convenzione, accettando la stessa, si impegnano a intraprendere una serie di misure per fare in modo che diventi realtà ogni forma di discriminazione contro le donne. Le normative che si intende porre all’attenzione degli Stati Mondiali, chiedeno di rimuovere le discriminazioni e gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica, lavorativa, ai processi decisionali politici, familiari, personali; di contrastare la violenza di genere, di impegnarsi per modificare la diffusa accettazione degli stereotipi associati ai ruoli tradizionali di uomini e donne nella famiglia e nella società, incoraggiando un’immagine paritaria tra uomini e donne, ma soprattutto dovrebbe indicare gli strumenti per attuare queste normative.

Ogni quattro anni gli Stati che hanno ratificato la CEDAW, faranno il punto della situazione e dovranno presentare al Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni sulle donne rapporti di valutazione dei progressi fatti nell’implementazione della Convenzione, illustrando le misure intraprese a livello legislativo, politico, amministrativo, culturale, economico e sociale. Contemporaneamente la società civile potrà formulare un rapporto ombra in cui si analizza il rapporto governativo, le violazioni più significative dei diritti sanciti dalla CEDAW in quelle aree dove l’intervento istituzionale è stato assente o inadeguato con la Convenzione così come formulerà alcune raccomandazioni per migliorare le politiche e le pratiche per l’adempimento degli obblighi previsti dalla CEDAW. Sulla base delle informazioni ricevute, il Comitato formulerà le proprie osservazioni conclusive, che contengono una serie di raccomandazioni ai Governi per migliorarne l’applicazione. Gli Stati sono tenuti a considerare le osservazioni che ricevono per orientare il loro lavoro nei cinque anni successivi.

E’ la prima volta che una rappresentanza della società civile femminile italiana elabora e presenta il rapporto ombra al Comitato CEDAW. Pertanto la presenza della società civile sarà di cruciale importanza per suggerire al Comitato raccomandazioni che migliorino la condizione della donna in Italia. Alcuni dei temi scottanti sui quali Fondazione Pangea, Giuristi Democratici e la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW si è focalizzata sono il lavoro femminile, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la povertà femminile sempre più in aumento, l’accesso alla sanità e alla salute riproduttiva universale e laica, la violenza maschile sulle donne, la rappresentanza politica.

La scarsa conoscenza di strumenti come la CEDAW da parte dell’opinione pubblica implica che i Governi sentano una pressione limitata per porre in essere le raccomandazioni della CEDAW e non rispettino gli impegni previsti dalla Convenzione. L’Italia negli ultimi cinque anni ne è l’esempio.

L’obiettivo concreto della Commissione Europea mira a raggiungere una eguale retribuzione per tutti i lavoratori che rivestono uno specifico ruolo, in primis con un impegno concreto dei sindacati e dei datori di lavoro, ed una costante attività di monitoraggio effettuata dagli organi statali e, soprattutto, dal cittadino. Le donne subiscono discriminazioni a vari livelli: nel settore privato e pubblico il loro lavoro viene considerato meno efficace a livello aziendale; il ricorso alle lavoratrici viene meno o é comunque inferiore proprio perché la qualità della loro attività lavorativa viene costantemente messa in discussione; questo fa si che le donne siano mediamente retribuite con salari più bassi dei colleghi uomini con percentuali in negativo che si avvicinano al 20 per cento.

Una ulteriore discriminazione sessuale viene dal fatto che la lavoratrice donna può diventare potenzialmente (se già non lo fosse) una madre. La legge italiana tutela la lavoratrice in attesa di un figlio concedendogli un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro della durata di 5 mesi con la possibilità di prolungamento con la maternità, questo però per molte donne rimane solo teoria, sono numerose infatti le testimonianze di lavoratrici madri che denunciano la minaccia della perdita del posto di lavoro nel momento in cui dichiarano di essere in gravidanza.

 

La CEDAW è uno strumento fondamentale per l’avanzamento della condizione delle donne in Italia e nel mondo: la sua conoscenza e implementazione non possono aspettare!

Il problema quindi, non è solo quello di sancire strumenti giuridici a livello mondiale, ma verificarne periodicamente un riscontro oggettivo, per fare in modo che i diritti sulla carta siano effettivamente attuati per raggiungere la parità concreta tra uomo e donna, conoscere e diffondere questi diritti diventa necessità quotidiana del mondo dell’informazione, ma soprattutto delle istituzioni.

 

G.D.S.

 

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