I CAPOLAVORI DI GIOVANNI BOLDINI E DI ALTRI STRAORDINARI ARTISTI NELLA PRESTIGIOSA SEDE DI VILLA OLMO A COMO

 Oltre 120 opere per una rassegna monografica e tematica al tempo stesso, che presenta 60 capolavori del pittore ferrarese a fianco di 60 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento italiano, da De Nittis a Corcos, da Zandomeneghi a Signorini, in grado di ripercorrere l’evoluzione del gusto pittorico che rappresentò quel felice periodo storico conosciuto come Belle Époque.

  Sette anni di successi e oltre 600.000 visitatori hanno fatto di Como uno dei centri espositivi più importanti d’Italia. Dopo gli appuntamenti dedicati a Miró, Picasso, Magritte, agli Impressionisti, a Chagall, Kandinsky e Malevich, a Klimt e Schiele, e a Rubens, dal 26 marzo al 24 luglio 2011, le sale della settecentesca Villa Olmo si aprono ai capolavori di Giovanni Boldini e ad altri straordinari artisti italiani, da Giuseppe De Nittis, sublime interprete di un’eleganza raffinata e metropolitana, a Federico Zandomeneghi, le cui tensioni introspettive sono vicine all’impressionismo francese, a Vittorio Corcos, che porta sulla tela il magnetismo senza tempo dell’universo femminile.

La mostra, curata da Sergio Gaddi, assessore alla cultura del Comune di Como, e da Tiziano Panconi, fra i maggiori esperti della pittura italiana dell’800, è ideata e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e con il sostegno di Unicredit in qualità di main sponsor.

Se da un lato i 60 capolavori di Giovanni Boldini, come Mademoiselle De Nemidoff (1908), Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Nudo di giovane donna semisdraiata (1863), Femme au gants (1888), Ritratto di Emiliana Concha de Ossa (1901), permettono di gettare una luce sull’attività internazionale di uno degli indiscussi protagonisti dell’arte italiana ed europea di fine ‘800-inizi ‘900, dall’altro, le 60 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento italiano, consentiranno di ripercorrere, a livello figurativo, l’evoluzione del gusto pittorico che si diffuse in tutta Europa e che rappresentò i cambiamenti di questo nuovo mondo, nei suoi aspetti estetici più peculiari, dall’emancipazione dell’individuo alla crescita della consapevolezza femminile.

“Il mito della Belle Epoque si intreccia con il genio di Giovanni Boldini, - commenta il curatore Sergio Gaddi - l’energia creativa e la fiducia ottimistica che rivoluzionano la storia tra Ottocento e Novecento vengono esaltate dalla velocità guizzante di una pennellata inconfondibile, che esprime la bellezza e la gioia di vivere.

Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile. Parigi è il teatro privilegiato delle esperienze culturali internazionali, ma il fenomeno si allarga alle capitali europee e negli eleganti ambienti delle città italiane, con Milano, Venezia, Napoli e Firenze in primo piano. Sono gli anni nei quali lo sviluppo della tecnologia rivoluziona i modi di vivere, creando una prosperità e un benessere individuale prima sconosciuti. Cambiano i costumi e si impone la forza di attrazione sensuale della donna, consapevole di un fascino non più solo domestico che cresce di pari passo al suo ruolo sociale. L’immensa popolarità di Boldini arriva fino in America, ed i suoi modi aristocratici, la vocazione per la mondanità, il numero altissimo di liason galanti e la frequentazione di ambienti borghesi ne fanno un punto di riferimento per un significativo gruppo di artisti”.

Tutta la parabola creativa di Boldini si sviluppò negli ambiti temporali della Belle Époque, quella felice epoca della storia europea, tra la fine della guerra franco-prussiana del 1870 e l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914, in cui si assistette a un progresso umano e sociale di grande importanza, e dove la società visse un momento esaltante, scoprendo le migliori energie creative e il gusto del fare con spirito ottimistico, apprezzando la bellezza e la gioia di vivere, nutrita dalle spinte che gli provenivano dalla Rivoluzione industriale, dall’aumento della produzione e della ricchezza e dallo sviluppo delle varie discipline come la medicina, la chimica, la matematica e altro ancora.

Dal canto suo, Tiziano Panconi, al quale si deve il catalogo generale ragionato delle opere di Boldini, dichiara che “La Belle Époque fu soprattutto il tempo di De Nittis, di Corcos, di La Gandara, di Stevens, di Tissot, di Sargent, di Helleu, di Whistler, di Beraud, di De Jonghee e, sopra ogni altro, di Boldini, geniale capostipite di questa generazione di pittori cosiddetti à la mode giunto a Parigi proprio nel 1871, dando origine all’irresistibile stile Boldini. Il 1871 fu dunque la data di inizio della lunghissima esperienza francese di Boldini e quindi della Belle Époque che, in senso estetico e figurato, sbocciava, deflagrava e concludeva la propria parabola, parallelamente alle rappresentazioni caratterizzate del peintre italien de Paris, prima esordiente e giovane pittore di belle speranze, poi fulgido astro dell’arte internazionale e infine, proprio negli anni fatidici del primo conflitto mondiale, afflitto da una grave malattia della vista che segnò l’inizio del suo declino umano e artistico. Come ebbe modo di dire lo stesso Boldini, ‘tutto andava di bene in meglio. Questo era il mondo in cui nacqui, all’improvviso, una mattina del 1914, ogni cosa giunse inaspettatamente alla fine…’”.

Quello iniziato da Giovanni Boldini nel 1864, lasciando Ferrara alla volta di Firenze, fu un viaggio artistico di sola andata che dal capoluogo toscano lo condusse a Londra e, infine, a Parigi, dove si trasferì e risiedette fino alla morte avvenuta nel 1931.

L’innata curiosità ma soprattutto la brama di riscattarsi e di evadere dall’ambiente provinciale quale era ai suoi occhi la Ferrara degli anni Sessanta, lo indussero a emigrare alla ricerca di un confronto continuo, di nuove occasioni di ispirazione e, soprattutto, alla scoperta della sua vera dimensione di artista.

I modi aristocratici, la vocazione alla mondanità e alla frequentazione degli ambienti altolocati, ma anche le grandi prospettive di carriera e la voglia di ottenere un riconoscimento economico adeguato per il suo lavoro, fecero sì che il fascino dell’ambiente frizzante della Ville Lumière costituisse per Boldini un’attrazione fatale. Nella capitale francese conobbe la modella Berthe, con la quale avviò una lunga storia d’amore durata più di dieci anni e instaurò rapporti di lavoro con il mercante d’arte Goupil, il più importante dell’epoca, con gallerie sparse in tutto il mondo, entrando nella folta schiera degli artisti della sua cerchia, dei quali divenne ben presto il più apprezzato. Parigi fu per Boldini la vera mecca dell’arte e della vita dove entrò in contatto con gli ambienti più esclusivi e ottenne il tanto atteso benessere economico.

Insieme al pittore ferrarese, una folta schiera di artisti italiani, come De Nittis, Corcos e Zandomeneghi, costellarono il firmamento del genere à la mode, determinando l’espansione di un gusto diffusosi in tutta Europa. Altri pittori, quali Ettore Cercone, Gaetano Esposito, Ettore Tito, Pompeo Mariani, Lucio Rossi e altri, pur rimanendo in Italia, risentirono di quello stile ricercato, raccontando la quotidianità di quella società che prendeva pian piano le distanze dalla sua origine contadina, manifestando con forza lo stato di benessere ottenuto con il progresso.

Anche quest’anno, all’esposizione si affianca come evento parallelo di approfondimento didattico, un progetto teatrale, a cura di Teatro in Mostra di Como, dal titolo Café Belle Époque. Nato da un’idea di Laura Negretti, la pièce è ambientata in un caffè parigino; lì viene narrata, attraverso versi e melodie, la vicenda dolce e infelice di Violetta, donna meravigliosa che conduce una vita dissoluta, e di Alfredo, perfetto interprete dello spirito romantico della Belle Époque. Una storia che rappresenta la metafora ideale di quel tempo in cui sotto lo sfarzo, vivevano migliaia di contraddizioni e ombre.

 

La mostra è sostenuta da Unicredit, dalla Camera di Commercio di Como, da Acsm-Agam, da Confindustria Como, Ance e Confcommercio di Como, oltre che da Bennet, Poliform, Bionike, Nessi e Majocchi, Amici di Como, Villa D’Este, Tessitura Taborelli, Foxtown, Albergo Terminus, con il contributo tecnico di Como servizi urbani, Menphis, Syncronos Italia, Joy Villa Olmo ed Enoteca catering.

La decisione di affiancare il Comune di Como, diventando per la prima volta il principale sponsor della mostra, risponde alla logica di promuovere, anche attraverso la cultura e l’arte, lo sviluppo economico e sociale dei territori in cui opera la banca – ha affermato Monica Cellerino, Responsabile per il territorio della Lombardia di UniCredit. La banca, infatti, è oggi il motore di alcune delle maggiori manifestazioni culturali e sportive organizzate in Italia ed il nostro contributo per la realizzazione di questo importante evento evidenzia la volontà di UniCredit di rafforzare il legame con la città di Como. Il nostro obiettivo – ha continuato Monica Cellerino – è quello di rappresentare un punto di riferimento per la comunità locale, contribuendo anche alla valorizzazione dell’immagine della città di Como, sempre più nota in Italia e all’estero per la bellezza che contraddistingue questi luoghi, oltre che per essere uno dei centri espositivi più importanti d’Italia. Sono particolarmente lieta – ha concluso Monica Cellerino – per l’inizio di questa collaborazione con il Comune di Como ed auspico che questa sponsorizzazione rappresenti solo l’inizio di un proficuo rapporto con l’Amministrazione comunale, a beneficio di tutta la cittadinanza di Como”.

Catalogo Silvana Editoriale.

Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931)

Giovanni Boldini inizia sin dalla giovane età a lavorare sotto la guida del padre pittore e, dopo essersi iscritto all’Accademia delle Belle Arti di Firenze nel 1862, viene a contatto con l’entourage dei pittori così detti Macchiaioli che frequentano il Caffè Michelangelo. La fama di Boldini è però legata soprattutto ai celebri ritratti cui arriva dopo l’esperienza macchiaiola. Importante in questa fase la permanenza a Castiglioncello.

A Firenze si avvicina ai ritrattisti italiani come Michele Gordigiani e all’ambiente della colonia straniera toscana, fra cui i nobili inglesi Falconer, divenuti poi i suoi mecenati.

Nel 1867 è a Parigi per la prima volta in occasione dell’Esposizione Universale dove frequenta la bella società parigina e si intrattiene con gli amici artisti in lunghe passeggiate sulle rive della Senna.

Dopo un breve soggiorno londinese, Boldini si stabilisce definitivamente a Parigi nel 1871 e diventa il ritrattista indiscusso e contesissimo delle belle e nobili donne della città.

Tra il 1872 ed il 1910, il maestro trionfa nei salons parigini, fornendo con i suoi ritratti, una nuova rappresentazione della femminilità, alla quale le sue clienti sono felici di adeguarsi; produce immagini di raffinatissima sensuale bellezza, talvolta raccolta e accentuata in un solo particolare anatomico, come le braccia o le mani.

BOLDINI E LA BELLE ÉPOQUE

a cura di Sergio Gaddi e Tiziano Panconi

PERIODO

26 marzo – 24 luglio 2011

SEDE

Como, Villa Olmo  -  via Cantoni 1

ORARI

da martedì a giovedì: 9 -20; da venerdì a domenica: 9 -22 (la biglietteria chiude un’ora prima);

lunedì chiuso

BIGLIETTI

Intero: 10 €; Ridotto: 8 €  (visitatori oltre 65 anni e tra 6 e 18 anni, universitari fino a 26 anni, gruppi di almeno 25 persone con ingresso gratuito per l’accompagnatore, categorie convenzionate); Ridotto scuole: 5 €  (gruppi scolastici di almeno 25 persone con ingresso gratuito per due accompagnatori); Gratuito: bambini fino a 6 anni, disabili con accompagnatore

CATALOGO

Silvana Editoriale (pp. 240; € 29 in mostra; € 35 in libreria); www.silvanaeditoriale.it

 

VISITE E ATTIVITA’ PER ADULTI

Visita guidata (fino a 25 persone): 100 €

Teatro in mostra (ingresso singolo, con un minimo 20 iscritti su prenotazione): 5  €

Teatro in mostra, calendario repliche straordinarie: 16 aprile, 30aprile, 14 maggio, 11 giugno, 9 luglio – ore 21

 

VISITE E ATTIVITA’ PER LE SCUOLE

Visita guidata (fino a 25 persone):  50 €

Visita guidata + laboratorio didattico (fino a 25 persone): 70 €

Laboratorio didattico (ingresso singolo, senza visita guidata): 2 €

Teatro in mostra (ingresso singolo, con un minimo di 20 iscritti su prenotazione):  3 €

SERVIZI

Servizio audioguide

Audioguide speciali (kids tour) per bambini

Guardaroba gratuito obbligatorio

Ristorante e bar nel parco di Villa Olmo

Collegamento navetta via lago a/r da piazza Cavour, tutti i sabati e festivi

Accesso e servizi per disabili

APERTURE SPECIALI FESTIVITA’

24 e 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno: orario 9 – 22

 

PASS DELLA CULTURA

Il biglietto della mostra permette l’ingresso gratuito illimitato fino al 24 luglio 2011 nei musei cittadini:

Museo Archeologico Giovio, piazza Medaglie d’Oro, 1

Museo Storico Garibaldi, piazza Medaglie d’Oro, 1

Museo didattico della Seta, via Castelnuovo, 9

Pinacoteca Civica, via Diaz, 84

Tempio Voltiano, Lungo Lario Marconi

Orari musei

martedì, giovedì, venerdì e sabato: 9.30 – 12.30, 14.00 – 17.00

mercoledì: 9.30 – 17.00  – domenica: 10.00 – 13.00; lunedì chiuso

Orari Museo didattico della Seta

da martedì a venerdì: 9 -12, 15 -18

Orari Tempio Voltiano
da martedì a domenica:  10.00 – 12.00, 15.00 – 18.00; lunedì chiuso

www.grandimostrecomo.it

uffici gruppi e info: tel.031.571979  -  fax 031.3385561

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