PIAZZALE LORETO E IL SENNO DEL  POI.

Da anni gli storici, i politici e gli intellettuali si interrogano sull’opportunità che il Benito italiano venisse processato piuttosto che giustiziato, (sempre che si voglia chiamare “giustizia” la giustizia sommaria) e sicuramente sull’inopportunità dello scempio di P.zale Loreto.

Anzi, a pensarci bene, l’Italia fu molto più fascista di quanto fu nazista la Germania; eppure i tedeschi toccarono il fondo senza battere ciglio. Questa differenza che esiste tra coerenza e buon senso e ciò che ci allontana dai tedeschi ma, allo stesso tempo, istintivamente, ci avvicina come a completarci.

Queste riflessioni sulla parte mal digerita del “Secolo breve” si ripresentano come un reflusso gastrico della storia tornandoci in gola a ricordarci che siamo figli delle sciaguratezze degli anni centrali del Secolo delle Idee Assassine.

Il pretesto reflussivo nasce in seno alla puntata “La Grande Storia” andata in onda l’8 luglio scorso sulla RAI.

Lo scopo della puntata era quello di sfatare il mito,  che peraltro non ho mai avuto, che sotto il fascismo non vi era libertà ma tanta onestà, fede e onore.

La puntata rappresentava una vera e propria sfilata non di moda ma di nequizie “a modo italiano” su come il potere si celebrava.

Il pretesto degli autori, probabilmente, è stato quello dell’apertura di carte dell’Archivio di Stato che gettano, più che nuova luce, direi nuove tenebre su questo periodo che condurrà l’Europa a quello che Visconti chiamerà “il Crepuscolo degli dei”.

Da queste nuove informazioni trapelate, esce fuori un sistema corruttivo molto peggiore di quanto potessi immaginare, su come i gerarchi si stra-arricchivano alla luce di un sole a forma di “M” che, accondiscendente, li lasciava fare, per poi ricattarli per tenerli in pugno; su come si usasse il sesso come arma di ricatto da gettare addosso a personaggi scomodi per demolirli accusandoli di omosessualità; in Germania fu scatenata “La Notte dei Lunghi Coltelli”, proprio in quegli anni, per liberarsi delle SA, guarda caso, con l’accusa di omosessualità presso il suo leader Ernst Roehm.

Il sesso era anche arma per avere informazioni dalle case di tolleranza perché Mussolini era convinto che gli italiani, particolarmente quelli che contavano, si confidavano “a letto”, cosa che lui faceva regolarmente con Claretta.

Dato che una visitina alle case di tolleranza di “felliniana memoria” era tappa obbligata, ci capitarono anche i “pretoriani di Hitler”, le SS Leibstandarte  cosicchè vi furono parecchi casi di ragazze rimaste incinte.

Le SS, oltre a sterminare la gente, si occupavano anche di occultismo, Santo Graal, Lancia di Longino, collezionare scheletri di “razze inferiori”, acclimatazione di cavalli selvatici della steppa in Germania…. forse Himmler si era dimenticato di fare lezioni di educazione sessuale ai propri ragazzi, ma di sicuro, già allora, erano ben preparati in brutalità; molte di queste ragazze in stato interessante furono invitate in Germania per “riparare” la cosa con un aborto e finirono quasi tutte o avvelenate o dissanguate in mano a mammane macellaie.

La puntata continua affrontando il tema dei figli di Mussolini, parecchie centinaia sembra, di cui alcuni finiti in manicomio e altri a fondare nel dopoguerra il MSI come Pino Romualdi.

Tanti furono i figli e innumerevoli furono le amanti, ricevute giornalmente a Palazzo Venezia; compresa una nota giornalista francese che fu presto scaricata dal duce perché tacciata dallo stesso ambasciatore francese di essere una spia e lei per odio al proprio conterraneo che lo allontanò dall’amato Benito, sparò al diplomatico.

La puntata prosegue con tutti gli scandali e scandaletti finanziari legati agli appalti pubblici compresa la madre di tutti gli appalti: la guerra. E si sofferma poi sui due clan più importanti che si arricchivano e si odiavano all’ombra del duce: I “ClanCiano” e i Petacci. Questi ultimi si approfittarono del favore del duce verso Claretta… chi cercando di diventare una stellina del cinema … e chi paventando miniere d’oro in posti improbabili. I Ciano si comportarono in modo analogo con l’aggiunta della forte passione della figlia del duce Edda, per il tavolo verde; peccato che questo costoso hobby era pagato con somme esorbitanti e con i soldi dei contribuenti.

Tutta questo nauseante, anche se scontato teatrino, popolato di camicie nere, fasci littori e uccelloni ebbe un interessante epilogo: il fatto che Mussolini chiese alla IOR vaticana di spostare 3 milioni di dollari, non noccioline, proprio negli USA e proprio all’inizio della fine: il 1942.

Questa notizia fa il paio con un’altra: Mussolini poche ore prima di essere giustiziato incontra un delegato USA il quale gli prospetta l’idea di consegnarsi agli americani perché avrebbero avuto tutti i riguardi e gli avrebbero fatto un processo “all’acqua di rose” perché negli USA la comunità italiana era molto forte, fascista e portava voti all’attuale presidenza. A tutt’oggi a Montreal, in Canada, vi è una grande chiesa fatta dalla comunità italiana con affreschi che raffigurano il duce.

Stilando un bilancio sempre meno approssimativo, possiamo dire che Mussolini fu “smollato” dai tedeschi agli alleati per poter ripiegare indisturbati verso nord; che furono gli inglesi a farlo fuori usando dei partigiani rossi; che gli inglesi lo vollero eliminare per appropriarsi di una borsetta contenete dei documenti scottanti che il duce considerava, paradossalmente, la sua assicurazione sulla vita e in cambio il nascente PCI mise le mani “sull’oro di Dongo” comprandoci, fra l’atro, Botteghe Oscure.

Cosa c’era in quella borsa? C’era quello che chiamo “il salto della quaglia”. Gli Inglesi a più riprese proposero ai tedeschi di fare un cambio di fronte per muovere guerra al vero nemico: l’URSS.

Rudolf Hess, l’inquilino di lungo corso di Spandau, andò in missione segreta a Londra nel 1941 per trattare proprio questo e lo stesso Stalin cercò in tutti i modi con offerte e profferte alla Germania di tenere in piedi il patto scellerato “Molotov Ribbentrop” non solo per scongiurare l’invasione tedesca ma per paura che tutta l’Europa si coalizzasse con la “Minaccia Rossa”.

Con il senno del poi dico, che se Mussolini fosse stato processato avremmo avuto più giustizia, un “Martire” in meno e una defascistizzazione meno cruenta ed esacerbata, ma se l’alternativa era un blando processo negli USA, forse l’Italia rischiava che la defascistizzazione non avvenisse affatto.

Udm

 

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