libri-da-leggere[1]EDITORIA TAGLI DEL GOVERNO, PENALIZZATE SOPRATTUTTO LE PICCOLE TESTATE ED EDITORI. PROTESTE ED INTERROGAZIONI PARLAMENTARI.

I piccoli editori lanciano un grido d’allarme e d’aiuto ai ministri Tremonti e Scajola perché ritirino il decreto che sospende le tariffe postali agevolate in favore dell’editoria. Il provvedimento, approvato inaspettatamente il 31 marzo scorso, ha sancito già da Aprile lo stop al trattamento agevolato per le spedizioni delle case editrici di libri, quotidiani e periodici. Il sacrificio provocato alle aziende è notevole, considerato  il momento estremamente difficile vissuto dal settore a causa della crisi economica.

L’articolo 1 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, diventato legge 46/2004, 46, ha introdotto nell’ordinamento italiano una serie di agevolazioni tariffarie postali finalizzate a sostenere la copertura parziale dei costi sostenuti dalle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC), dalle imprese editrici di libri, dalle associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro; il medesimo decreto-legge ha stabilito che l’ammontare delle predette tariffe agevolate viene determinato con apposito decreto ministeriale, anche in funzione del rispetto del limite di spesa previsto, applicando la tariffa più bassa per le spedizioni di stampe periodiche la cui tiratura per singolo numero non superi le 20.000 copie;

Gli editori, considerano che l’ abolizione delle agevolazioni comporterà un aumento medio del 700% nei costi di spedizione. Anche Cgil, Cisl e Uil bocciano il provvedimento . Infatti, congiuntamente in una nota, esprimono la loro “contrarietà alla misura che fa gravare sugli editori l’onere della differenza tra la tariffa piena e quella agevolata fino a marzo a carico dello Stato. Le ricadute economiche del decreto andranno a colpire ulteriormente la filiera della comunicazione (carta, stampa editoria) – sottolineano i sindacati – già sconvolta da una fortissima crisi caratterizzata da un calo notevole di fatturati e volumi, all’interno di una trasformazione strutturale del modo di fruire dei vari mezzi e supporti di informazione la cui evoluzione non è ancora prevedibile. È l’ennesima iniziativa che penalizza il settore dell’editoria in assenza di un confronto fra le parti interessate su un progetto di riforma sempre annunciato e mai realizzato”

Le motivazioni del governo sono da ricercare nelle premesse del decreto dove: “si registra che nel  2009, è risultato uno scostamento al rialzo del volume totale delle agevolazioni tariffarie effettivamente praticate superiore al 10%”  e quest’anno, – ribadiscono al Ministero – le risorse disponibili per le compensazioni, pari a 50 milioni di euro, non sono sufficienti a coprire gli esborsi previsti”.

Si pensi, che nei primi 3 mesi dell’anno, i “crediti” maturati da Poste per l’applicazione delle tariffe agevolate a favore dell’editoria e del terzo settore, ammontano già a circa 50 milioni di euro. Praticamente, quasi quanto l’intero stanziamento accantonato per tutto il 2010.

Lo Stato quindi stringe la cinghia, anche se il decreto del ministro Claudio Scajola lascia aperta la possibilità di «poter determinare tariffe agevolate per i residui periodi dell’anno 2010». Un’eventualità, tuttavia, subordinata al «sopravvenuto accertamento di risorse finanziarie nell’ambito del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri», che, allo stato dell’arte, lascia spazio davvero a poche speranze le La Fieg critica il provvedimento, secondo cui la «sospensione delle tariffe agevolate avrebbe l’insostenibile effetto di far gravare sugli editori tale onere». Grave anche l’ effetto retroattivo del provvedimento: e, cioè, imponendo la tariffa piena non rivista anche agli abbonamenti in corso retti da condizioni non più negoziabili, con un aggravio di costi – dicono – «pesantissimo» per i già difficili bilanci delle imprese che si avvalgono del servizio postale. Chiede un «immediato dietrofront» anche l‘Aie, l’Associazione nazionale degli editori, che spinge per l’avvio di un tavolo di confronto con l’Esecutivo «per l’individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati». Anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato critica la sospensione delle tariffe agevolate .

Avremmo preferito, sottolinea l’Antitrust, l’eliminazione del sistema delle agevolazioni tariffarie che – ribadiscono – «privilegia ingiustificatamente Poste Italiane», facendo in modo, piuttosto, che il «pur necessario sostegno» agli operatori dei settori interessati avvenga attraverso forme di credito d’imposta calcolato sulla base delle spese postali sostenute. Una soluzione che potrebbe essere presa in considerazione quando si deciderà di metter mano al sistema di tariffe e contributi. La strada è stata aperta dal decreto milleproroghe di febbraio scorso, che, come si sa, all’articolo 10 sexies, ha fatto slittare il blocco di alcune tariffe al 31 dicembre 2010, con l’esclusione, tra l’altro, delle tariffe postali agevolate. Resta ora da vedere la piega che si deciderà di prendere.

libriPersino Confindustria critica il provvedimento, infatti l’Anes (Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata, aderente a Confindustria) manifesta la propria «profonda contrarietà e preoccupazione». «È una decisione gravissima – afferma la presidente Gisella Bertini Malgarini - che colpisce duramente, in un momento già estremamente difficile, il comparto dei periodici tecnici e specializzati.

Le agevolazioni postali sono l’unica concreta forma di contributo dello Stato usufruibile dalle riviste tecniche e specializzate, ossia del principale strumento di informazione e aggiornamento per intere categorie professionali e fondamentale mezzo di comunicazione delle Piccole e medie imprese. Questo provvedimento, nei confronti del quale esprimiamo una ferma opposizione, penalizza l’intero mondo dell’editoria e la sua filiera».  «Oggi – conclude Gisella Bertini Malgarini – non possiamo che prenderne atto, ma richiediamo l’urgente attivazione di un tavolo di discussione con le autorità competenti sia per ripristinare lo strumento delle agevolazioni postali sia per avviare un confronto sulla liberalizzazione del mercato della distribuzione postale».

Significativa – anche se pacata – la protesta di una piccola casa Editrice EDI.S.A.MIL., la sua amministratrice Fernanda Manotti ha manifestato il proprio dissenso inviando una lettera anche alla trasmissione televisiva Ballarò, infatti denuncia: “Gentilissima redazione, sono l’amministratore di una piccola Casa  Editrice, e come ben saprete, l’ultimo regalo di questo governo, fatto con un decreto, è la sospensione delle tariffe agevolate per la  spedizione dei quotidiani. La somma richiesta a copia per la spedizione  è più che raddoppiata. Questo significa soltanto una cosa. Far chiudere  tutte le piccole e medie imprese del settore, compreso l’indotto,  tipografie, spedizionieri, allestitori. Come possiamo chiede, in corso  di rinnovi già effettuati dagli abbonati, chiedere il raddoppio della  somma versata?”

Le previsioni – sempre secondo la Manotti – non sono sicuramente rosee infatti prosegue: “Questo sicuramente comporterebbe una marea di disdette, e  credeteci, per noi piccoli editori sta a significare una corda al collo  per impiccarsi. Noi non siamo giornali forti e pieni di pubblicità per  cui si potrebbe andare avanti comunque, viviamo con i soli abbonamenti. Vi chiedo, se potete, trattare  anche questo argomento, come è stato più volte fatto per gli operai delle fabbriche, i  lavoratori di call-center. Ci siamo anche noi, dateci una mano, se non altro a parlarne nella vostra trasmissione(assidua spettatrice e stimatrice).”

Oltre alle proteste di categoria, iniziano a arrivare anche le interrogazioni parlamentari: “I nuovi tagli alle agevolazioni postali per l’editoria? Un blitz in piena regola”:  commentano così gli On. Luigi Bobba e Mario Lovelli,  il decreto interministeriale a doppia firma Tremonti e Scajola, che ha sospeso le agevolazioni e ha emanato il nuovo tariffario.

Secondo gli stessi deputati  “a subirne le conseguenze saranno in particolare le piccole associazioni, il non profit e la stampa locale e diocesana che, dal 1 aprile fino a dicembre 2010, dovranno inventarsi qualcosa per riuscire a non sospendere le pubblicazioni che rappresentano un capillare mezzo di cultura e informazione nonché un efficace strumento per campagne promozionali e di raccolta fondi. L’utilizzo di un decreto interministeriale, senza nemmeno aver consultato le parti interessate, il Forum del Terzo settore e le competenti Commissioni parlamentari, ancora una volta dimostra la scarsa propensione al dialogo, persino su una materia come le agevolazioni fiscali per l’editoria, che necessita sicuramente di un riordino, fatto però nei dovuti modi e senza penalizzare attività che hanno un evidente valore sociale“. “Occorre disboscare la foresta, ma anziché lavorare con la mannaia, bisogna scegliere la via del dialogo e della concertazione per trovare soluzioni appropriate e condivise. Altrimenti lo Stato finisce per togliere con la mano sinistra quello che dà con la mano destra (vedi 5 per mille). Per questo con un’ interrogazione urgente (e sottoscritta in maniera bipartisan da più di 50 colleghi), abbiamo chiesto al Governo di ritirare subito il decreto e di convocare tutte le parti interessate, Poste Italiane comprese”.

Nell’Interrogazione si chiede inoltre di procedere alla revisione delle tariffe “in sede parlamentare, operando gli opportuni distinguo sui beneficiari” e di “aprire un tavolo di confronto  per l’individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati”.

Anche l’ On. Vincenzo Vita  ha presentato un interrogazione parlamentare in cui si afferma:

Premesso che:  le tariffe agevolate per l’editoria, previste dal decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, sono state improvvisamente sospese senza alcun preavviso ai beneficiari,  si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno indotto il Governo a sospendere le tariffe postali agevolate per l’editoria previste dal decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353; quali siano le ragioni per le quali non abbia applicato le disposizioni previste dall’articolo 59, della legge n. 99/2009, a decorrere dalla data di entrata in vigore della medesima legge; se non ritenga inopportuno che alle associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro venga ora applicata la tariffa base prevista per gli editori iscritti al ROC pari a 0,2830 euro e non più quella base finora fissata pari a 0,0785 euro; se si intenda emanare un nuovo decreto ministeriale che, superando le previsioni del decreto interministeriale del 30 marzo 2010, garantisca ai legittimi beneficiari il riconoscimento di adeguate agevolazioni tariffarie postali e la continuità operativa di circa 8.000 testate, molte delle quali altrimenti destinate alla chiusura definitiva.

Giorgio De Santis

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