IMPORTANTE SENTENZA CONTRO GLI O.G.M., UNA BATTAGLIA CONDOTTA E VINTA DALL’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA V.A.S. (Verdi Ambiente e Società).

Il problema degli alimenti Geneticamente Modificati, in questi ultimi anni è esploso tra le mani di chi se ne occupava, costringendo i paesi a prendere posizione sulla probabilità o meno delle semine. Questa era la posizione sino a marzo-aprile scorso.

A rendere più arduo il compito degli ambientalisti era intervenuta una sentenza del Consiglio di Stato (Sez. VI, 183/2010) che dava la competenza alle Regioni, per fare in modo che le stesse potessero dotarsi di piani di coesistenza per prevenire possibili giudizi alle colture tradizionali. Considerando la mappa europea, emerge che la maggior parte dei paesi europei è contro gli o.g.m. ad eccezione di Spagna e Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Polonia e Slovacchia. (vedi mappa). In Italia, il ministro Zaia, i primi di marzo, annunciò l’intenzione di attivare la clausola di salvaguardia, seguendo l’esempio della Francia ed altri paesi europei, questo di fatto bloccherebbe la diffusone di o.g.m.

Verdi ambiente e società – i primi a denunciare al ministero della Sanità la circolazione di materie prime sospette – sottolinea che “è una sentenza che indubbiamente inizia a ristabilire il diritto su di una materia che la lobby delle multinazionali del biotech ha governato per anni” e “a discapito degli interessi collettivi di sicurezza”.

In questo senso gli scopi della multinazionale erano chiari, far prevalere gli interessi economici su quelli della sicurezza e della salute.

Erano anni che aspettavamo questa sentenza. – commenta Simona Capogna vicepresidente dei V.A.S. – Finalmente è arrivata e ci ha dato ragione.

La Corte di Giustizia Europea ha deciso che Monsanto non può pretendere i diritti di proprietà intellettuale sulla farina ricavata dalla sua soia biotech RoundUp Ready.

La storia: parte quando la Monsanto è titolare dal 1996 di un brevetto europeo relativo a una sequenza di DNA che, inserita nel DNA di una pianta di soia, la rende resistente all’erbicida glifosato, frequentemente utilizzato in agricoltura.

I produttori possono quindi effettuare diserbaggi senza nuocere alla coltura della soia. Tale soia geneticamente modificata, «la soia RR», è coltivata su vasta scala in Argentina, dove l’invenzione della Monsanto non è protetta da un brevetto.

Nel 2005 e nel 2006 alcune società europee hanno importato nei Paesi Bassi farina di soia proveniente dall’Argentina. L’analisi effettuata su richiesta della Monsanto ha rilevato la presenza di tracce di DNA caratteristico della «soia RR», dimostrando così che la farina importata era stata prodotta con tale tipo di soia. Il Rechtbank ‘s-Gravenhage (Tribunale dell’Aia, Paesi Bassi), adito dalla Monsanto, ha chiesto alla Corte di giustizia se la semplice presenza della sequenza di DNA protetta da un brevetto europeo sia sufficiente per configurare una violazione al brevetto della Monsanto in occasione della commercializzazione della farina nell’Unione europea.

Monsanto, non riuscendo ad ottenere le royalties dall’Argentina, dove non esiste una legge che riconosca i diritti di proprietà intellettuale sulla materia vivente, ha tentato di farsi pagare il conto dagli importatori di farina di soia che operano in Europa, dove invece dal 1996 le viene riconosciuto il brevetto sulla soia gm.

Nel 2005 e 2006 arrivarono dall’Argentina tre carichi di farina di soia nel porto di Amsterdam. Alcuni campioni furono analizzati da Monsanto che sospettava si trattasse di un prodotto RoundUP Ready, su cui detiene diritti brevettuali. A questo punto ha denunciato le aziende importatrici, chiedendo che le venissero riconosciuti i diritti brevettuali.

La richiesta è stata respinta perché non è stato riconosciuto il reato da parte delle aziende: la soia della Monsanto è stata ingegnerizzata per resistere all’erbicida RoundUp (prodotto da Monsanto) ed esplica la sua funzione in campo. Le royalties vengono pagate dagli agricoltori perché possono usufruire della sua caratteristica biotech; una volta trasformata in farina la sua resistenza agli erbicidi non ha più alcun valore e non può essere preteso per essa un sovrapprezzo.

Il tentativo è tanto paradossale quanto lo sarebbe pretendere le royalties dal consumatore finale che acquista tofu in un supermercato.

Tuttavia, la richiesta di Monsanto mostra chiaramente la finalità della tecnologia biotech: controllare tutta la filiera agroalimentare per ottenerne maggiore profitto. E la partita della soia RoundUP Ready non è di poco conto: attualmente il commercio di farina di soia ammonta a 3 miliardi di euro e l’Argentina è il principale esportatore mondiale.

Comunque, sentenza a parte, nel cui merito è difficile entrare non vogliamo e non saremmo neppure in grado di valutare, essa dimostra che gli Ogm sono difficilmente controllabili; e che la protezione dei brevetti e la loro vendita sta davanti (ma molto, molto avanti) a tutte le altre aggiuntive e giustificative questioni etiche, di diritto alla salute e della sicurezza delle persone.

L’indicazione per il futuro dovrebbe sgombrare ogni dubbio sulla scelta della salute, privilegiano di prodotti naturali e non quelli geneticamente modificati, il cui scopo per la loro produzione rimane commerciale e non per garantire la salute.

Giorgio De Santis

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