IL DIRITTO DI INFORMAZIONE NON SI BARATTA CON LA FALSA TUTELA DELLA PRIVACY, CHE E’ COMUNQUE GARANTITA. LE INTERCETTAZIONI HANNO MESSO IN LUCE TUTTE LE DEBOLEZZE DEL POTERE CHE DA ANNI IMPERA IN ITALIA.

IL DIRITTO DI SAPERE  SI CONIUGA CON LA PULIZIA CHE ORMAI UN PAESE ASFISSIATO ASPETTA CHE SI RIPRISTINI PER RIDARE DIGNITA’ ALLA VITA VERA.

Uno dei momenti più bui che un paese può vivere è quando per legge viene negata la libertà di cronaca, di pensiero, di espressione e di scelta nel dare notizie. Sembra incredibile, ma purtroppo oggi l’ Italia ha vissuto, per il momento solo al Senato, la limitazione di queste libertà, si spera che le mobilitazioni che ci sono state in questi giorni portino i frutti sperati per la difesa, non solo della libertà di stampa ma per la scelta delle notizie – scomode per il potere – da fornire all’opinione pubblica. Comunque l’opposizione nelle piazze del popolo viola, e dei cittadini attivi, in sinergia con i parlamentari che si sono opposti in Senato, occupandolo e uscendo al momento del voto, una sorta di non “sporcarsi le mani e la coscienza” di compiere un atto di simile nefandezza, il black out di giornali e media del 9 luglio, hanno creato abbastanza pressione e sveglia in tutta l’opinione pubblica del paese. Sicuramente anche prima di arrivare alla Camera, la maggioranza sarà messa a dura prova, e farà passare, forse, sotto le “forche caudine” i finiani con la minaccia del voto di fiducia.

La reazione della stampa non si è fatta attendere nelle sue forme diverse: Tagliente la presa di posizione di Roberto Morrione, – ex direttore di Rainwes24 -che non le manda a dire : “Alle volte niente fa più rumore del silenzio. E’ avvenuto nel giorno  dello sciopero contro la legge bavaglio voluta a ogni costo dal premier e dalla maggioranza che governa il Paese”.

Ben al di là dei soliti “giornali crumiri”, – prosegue Morrione – Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il Riformista, Il Tempo, che ammantandosi di pretestuose motivazioni si sono allineati alle posizioni del potere, magari per lucrare un po’ di copie in più, il silenzio della stampa, di gran parte dei telegiornali, dei siti web, ha comunicato agli italiani il significato di una legge liberticida che, prima ancora dei diritti dei giornalisti, ferisce a morte la possibilità per i cittadini di conoscere la realtà in cui vivono, il volto nascosto di chi tradisce le leggi e il mandato ricevuto.”

C’è quindi una doppia, tripla, ennesima mancanza di espressione da parte dei parlamentari, che hanno il diritto dovere di “migliorare” se così si può dire – se non di spazzar via – il testo approvato dal senato, da far pensare che il Pdl ovvero il Partito della libertà, diventato di fatto il Partito delle limitazioni delle libertà, e soprattutto la limitazione delle libertà principali, come la libertà di cronaca e di informazione, addirittura da coinvolgere anche la rete , l’ Italia in questo senso diventa l’unico paese occidentale ad aver “regolato” per legge i siti ed i blog. Infatti verrà sancito per legge l’obbligo di rettifica delle notizie sulla rete, ma si scivola sulla responsabilità penale per  chi non si adegua a queste norme.

Significativa la presa di posizione dei giornalisti di Articolo21,

“Per questo, ai tanti allarmi condivisibili sulle nuove regole in materia di intercettazioni, si deve aggiungere quello relativo al controllo della rete e dei suoi contenuti. C’è da sperare che il profondo senso di libertà che ispira internet, le tecnologie,  la dimensione globale sovvertiranno imposizioni e censure. Quello che accade nell’informazione sarebbe altrimenti enormemente più grave se si dovessero ridurre le opportunità di comunicare che ci offre la rete”.

Giuseppe Giulietti da anni uno dei parlamentari più agguerriti nella difesa dell’art. 21 della Costituzione dichiara dall’omonimo sito “Lo sciopero è riuscito e da oggi sono più forti le ragioni di  chi si batte per affossare la legge bavaglio. Guai però a fermarsi, non dobbiamo dargli tregua. Da subito bisogna far sentire la nostra voce contro una legge finanziaria che si propone di soffocare la editoria e le emittenti di informazione… Mercoledì prossimo, intanto, dovrebbe essere cacciato l’attuale direttore di Raidue Massimo Liofredi e dovrebbe sostituirlo la signora Susanna Petruni, da anni appassionata cantrice delle gesta di Silvio Berlusconi per il tg1”.

“Di questi signori, delle loro cene, delle nuove e vecchie logge di sempre sarà bene non fidarsi,  – continua Giulietti – anche perché continuano a lavorare e a corrompere nell’ombra, non ci riferiamo solo al riemergere di vecchi arnesi come Flavio Carboni, ma anche a quanto sta per accadere alla Rai in un clima di apparente distrazione generale, salvo le denunce dei consiglieri della Rai Giorgio Van Straten e Nino Rizzo Nervo”.

Il “ddl Alfano”, nel momento in cui diventerà legge, consentirà ai cronisti di raccontare le indagini “per riassunto”. In sostanza è ammessa la possibilità di pubblicare per riassunto gli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Oggi non è possibile. Dice il  comma 1 dell’articolo 114 del Cpp: “1. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto”. L’art.  684 del Cp punisce la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale: “Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d’informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione è punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da euro 51 a euro 258”. Se è così, perché la Fnsi protesta e sciopera invece di occuparsi seriamente della gestione del contratto?

In pratica una sorta di dettatura preventiva e coatta che non si registra in nessun paese al mondo.

Sono previste dal ddl sanzioni amministrative (da 25.800 a 310mila euro) anche per l’impresa multimediale (praticamente tutti i siti internet ed i blog) in relazione all’articolo 684 Cp. La salvezza (per le aziende) è l’adozione di un  modello organizzativo, che preveda anche la formazione continua dei giornalisti e il funzionamento di una catena di comando efficace nei controlli dei testi messi in pagina.

Se pensiamo che molti giovani cronisti hanno una remunerazione dei loro articoli di 2,50 articolo, se dovessero incappare nella legge non gli basterebbe un anno di lavoro gratis, per pagare i danni. Sembra essere tornati al periodo dell’ Inquisizione dove si è condannati prima di essere giudicati.

Il ddl prevede, inoltre, una sanzione pecuniaria fino a 500 quote (per 775mila euro) a chi viola l’articolo 377-bis del codice penale (induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria) e anche una sanzione di 300 quote (per 465mila euro) per la pubblicazione arbitraria di intercettazioni di un procedimento penale

Il Dlgs 231/2001disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale”.

Se il reato è stato commesso da persone che rivestono funzioni di  direzione dell’ente (come i direttori responsabili considerati dal Cnlg e dalla giurisprudenza dirigenti dell’azienda, ndr) o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia funzionale (è il caso delle redazioni giornalistiche rispetto al resto dell’impresa multimediale), l’ente non risponde se prova che l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. In relazione all’estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di organizzazione devono rispondere alle seguenti esigenze:

a) individuare le attività nel cui àmbito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire.

Bisogna sottolineare che il dlgs 231/2001 già si applica alle società (e, quindi, alle  aziende multimediali), ma per una serie di reati (soprattutto societari, abusi di mercato)  ben più pesanti di quello previsto e punito dall’articolo 684 del  Cp anche nella nuova versione del ddl “Alfano”. L’estensione della punibilità all’articolo 684 obbligherà le imprese multimediali ad assumere giornalisti professionisti qualificati (da percorsi universitari specifici) e a curare la formazione  dei dipendenti giornalisti  anche attraverso l’applicazione concreta dell’articolo 45 (aggiornamento culturale-professionale) del Cnlg. Dovranno inoltre predisporre una adeguata struttura redazionale di comando e controllo.

Il testo sulle intercettazioni ripropone l’obbligo di rettifica previsto per i giornali anche per i siti informatici. Non è la prima volta che si tenta di estendere ad internet la gravosa disciplina prevista per la stampa e tuttavia fino ad oggi si era riusciti ad evitarlo. Con il provvedimento approvato al  Senato l’Italia raggiunge un bel traguardo: essere l’unico paese occidentale ad aver regolato per legge i siti e i blog. Non è solo in questione l’obbligo della rettifica, di per sé inconcepibile sulla rete, ma soprattutto quello della responsabilità anche penale che verrebbe posta a carico di chi non si adegua.

Secondo i Verdi di Bonelli, se  il disegno sarà approvato l’Italia diventerà un porto franco per criminali e trafficanti.

“La legge sulle intercettazioni, se approvata, sarebbe un assist alla criminalità organizzata non solo italiana ma internazionale. Non a caso gli Usa prima e gli organismi internazionali poi si sono pronunciati con giudizi molto critici”. Questa la dichiarazione del presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Con la legge del centro destra, infatti, l’Italia diventerebbe un porto franco per i criminali, come alcuni paradisi fiscali lo sono stati per gli evasori”.

“Per imbavagliare la stampa e imporre il ‘monopensiero’ berlusconiano il centrodestra rischia di far fare all’Italia non uno ma cento passi indietro nella lotta alla mafia – conclude Bonelli -. Il diritto dei giornalisti ad informare e quello dei cittadini ad essere informati non può essere sacrificato solo perché si vuole mettere limitare la libertà di stampa che è un elemento fondante delle democrazie moderne”.

“Il Trattato di Lisbona pone il pluralismo dell’informazione alla base dei principi fondanti dell’Unione europea. Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale. Lo stesso Trattato peraltro include tra i diritti fondamentali dell’Unione il rispetto della dignità umana e della vita privata e familiare nonché il diritto a un processo equo. In uno Stato di diritto solo la verità processuale dopo un giudizio definitivo può privare l’uomo della dignità e dell’onorabilità. La verità televisiva, mediatica, la diffusione di indiscrezioni e illazioni pongono sotto nuovi aspetti il problema della tutela della dignità umana”.

«La libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione». A sottolinearlo è il presidente dell’Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò illustrando la Relazione annuale. «Il Trattato di Lisbona – ricorda Calabrò – pone il pluralismo dell’informazione alla base dei principi fondanti dell’Unione europea. Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia di informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni. Lo stesso Trattato peraltro include tra i diritti fondamentali dell’Unione il rispetto della dignità umana e della vita privata e familiare nonché il diritto a un processo equo».  «La via che l’Autorità ha privilegiato è quella dell’autogestione. In base al Codice di autoregolamentazione sulla rappresentazione in Tv di fatti relativi a indagini e processi in corso, l’apposito Comitato – costituito dai rappresentanti delle emittenti televisive ma anche dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa e presieduto da un ex presidente della Corte costituzionale – ha richiamato l’esigenza di attenersi alla veridicità, alla completezza, all’imparzialità ed al rispetto del contraddittorio», ricorda Calabrò.

Roberto Morrione sottolinea che: “Certo, in quella giornata di ieri (9 luglio 2010) – ben poco si è saputo  dell’arresto di Flavio Carboni, antico protagonista ( più volte assolto) di vicende che hanno segnato la Repubblica, coinvolgendo la P2, il fallimento del Banco Ambrosiano, l’uccisione del banchiere Calvi sotto il ponte londinese dei Frati Neri, i rapporti fra le finanze vaticane, la massoneria e la mafia, speculazioni che coinvolgevano la banda della Magliana, fino ad affacciarsi all’”affaire” Moro e al rapimento di Emanuela Orlandi. Ora Carboni è stato arrestato insieme con due notabili campani,  Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, su mandato della Procura di Roma, nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta sugli appalti dell’eolico in Sardegna, che vede indagati il Presidente di quella Regione, Cappellacci e Denis Verdini, deputato e coordinatore del PDL”.

La privacy, non può quindi confondersi con il  diritto sacrosanto di sapere le malefatte del potere.

Giorgio De Santis

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