PESTICIDI.  RISCHIO TUMORI PER I BAMBINI.

Diversi recenti studi si sono occupati della correlazione tra esposizione a pesticidi ed insorgenza di tumori evidenziando la conclusione che queste sostanze possono far aumentare il rischio di cancro cerebrale nei bambini.

La ricerca è stata meticolosa e lunga, infatti revisioni sistematiche hanno analizzato gli articoli pubblicati tra il 1950 ed il 2009 relativi alla comparsa di leucemia nei figli di genitori esposti ai pesticidi professionalmente .

Trentuno studi, di cui 26 su caso-controllo, riportano i risultati di e 5 studi di corte. Le leucemie infantili non erano associate ad esposizione occupazionale paterna ai pesticidi in generale; diversamente l’esposizione occupazionale materna prenatale ad ogni tipo di pesticida era associata ad un aumentato rischio di leucemie infantili

Il secondo lavoro ha analizzato 17 studi caso controllo, 2 mostravano una correlazione positiva tra uso preconcezionale di pesticidi per uso domestico e leucemie  documentavano una correlazione significativamente positiva tra esposizione in gravidanza e leucemie.

Le leucemie infantili sono associate a polimorfismi genetici in geni che codificano enzimi responsabili del metabolismo dei contaminanti chimici.

I soggetti portatori di queste mutazioni avrebbero una minore capacità di eliminare i suddetti contaminanti, i quali potrebbero avere un ruolo cancerogenico.

Per questo motivo, quindi, l’esposizione parentale ai pesticidi, in soggetti geneticamente predisposti, potrebbe essere causa di leucemia. Infine un terzo studio caso controllo (Nielsen S, McKean-Cowdin R, Farin FM et al. Childhood brain tumors, residential insecticide exposure, and pesticide metabolism genes – Environ Health Perspect ) si è posto l’obiettivo di verificare se alcuni polimorfismi dei geni implicati nel metabolismo degli insetticidi sono correlati a un maggiore rischio di tumori cerebrali infantili, (CBT) mediante analisi del DNA.

Tra i bambini esposti a pesticidi durante l’infanzia il rischio di CBT aumentava per l’allele (gene, segmento di DNA che codifica per un polipeptide specifico. Ogni gene determina un carattere ereditario e occupa sul cromosoma una posizione detta locus. ), mentre tra i bambini mai esposti portatori degli stessi alleli il rischio di CBT non era aumentato. Questi polimorfismi sono associati con una ridotta capacità in vitro di metabolizzare gli insetticidi organofosforici e forse i carbamati.

Questi risultati suggeriscono che l’esposizione a insetticidi durante l’infanzia, in combinazione con una ridotta capacità detossificante, può essere associata ad aumentato rischio di CBT. Difficile escludere alcuni bias, poiché dopo i 3 anni la fonte principale di esposizione ai pesticidi non è quella domestica, ma la dieta; a questa vanno aggiunti i trattamenti pediculicidi, l’uso agricolo, i collari anti-pulci ecc.

E’ plausibile inoltre che siano importanti anche periodi di esposizione, soprattutto quello prenatale.

Si ricorda che la “Convenzione sui diritti dell’ Infanzia” (art. 3 c.2) enuncia che: “Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particolare nell’ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.

Alla luce delle ricerche effettuate, in ambito mondiale, si può affermare che oltre alle enunciazioni di principio dei diritti, vi sia una attenta predisposizione affinché gli organismi sanitari competenti, si adoperino nel riconoscimento e quindi nella cura, dei bambini “sfortunati”. Sarebbe auspicabile che in futuro, le risorse vengano indirizzate per prevenire questi incresciosi problemi.

Giorgio De Santis

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