INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEI DEPUTATI DI PIETRO  E  PIFFARI.

 

La tutela dei beni naturali e archeologici,  nella sua accezione più ampia, dovrebbe essere tutelato in Italia, comprese le aree verdi che custodiscono faune rare, al limite della protezione delle specie, alberi unici e che lo Stato dovrebbe meglio  preservare. Invece vengono sistematicamente deturpati, per far posto al cemento di ogni tipo e quindi violando le normative esistenti, e solo grazie a parlalmentari ed ambientalisti sensibili, la forza di queste norme ritorna viva non rimanendo lettera morta.

La denuncia in questione riguarda il parco della Cecchignola che sta per essere “sventrato” per far posto ad una supertangenziale all’interno del raccordo anulare di Roma, 72 Km di cintura, e farebbe sparire di colpo le specie faunistiche e verdi preservate fino ad oggi, nella loro conservazione e riproduzione.

 

L’impegno di Italia Nostra Roma insieme a molti comitati di cittadini dei quartieri interessati, da diversi anni chiede di cancellare il progetto della supertangenziale e d’ istituire, al più presto, l’annessione dell’area del Fosso della Cecchignola (vincolato come “acqua pubblica” e per i suoi valori paesaggistici) al Parco dell’Appia Antica, come voleva sia il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco che la precedente Giunta Regionale. Le aree, fino ad ora miracolosamente intatte del comprensorio del Fosso non possono essere distrutte, in quanto fanno parte del corridoio ambientale individuato dalla Rete ecologica del nuovo Piano regolatore, corridoio di collegamento tra il Parco dell’Appia e quello del Laurentino-Acquacetosa.

 

Il richiamo all’art. 9 della Costituzione: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione è ritornato in auge, soprattutto per merito di parlamentari che, per diversi motivi, in questi giorni alla Camera dei Deputati, ne riscoprono il valore attuale. Con questo spirito è stata presentata l’interrogazione degli esponenti dell’Italia dei Valori..

Il 7 aprile scorso i deputati Di Pietro e Piffari, hanno presentato una interrogazione al  - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – “Per sapere che: nei giorni scorsi sono stati pubblicati sul quotidiano La Repubblicacronaca di Roma diversi articoli relativi alla progettazione di una strada a 4 corsie, ognuna per oltre 18 metri di larghezza, che attraverserà il cuore del fosso della Cecchignola. Una sorta di supertangenziale all’interno del Grande raccordo anulare che dall’uscita tra l’Ardeatina e la Laurentina percorrerà via della Cecchignola per innestarsi nel quartiere di Cecchignola Sud, attraversare parte dell’Agro romano e tagliare zone residenziali come Colle di Mezzo e Giuliano Dalmata passando a pochi metri da case, asili nido e scuole materne”.

L’inquinamento in proiezione quindi coinvolgerebbe anche i piccoli delle scuole materne limitrofe, in barba alla tutela dell’infanzia, garantita, non solo da leggi nazionali ed europee sino all’O.N.U.

L’area verde in questione, del fosso della Cecchignola ricca un fitto bosco che si sviluppa lungo le sponde dei fiumi, su substrato alluvionale è caratterizzata dalla presenza di salici, pioppi e spesso da un sottobosco molto impoverito di specie legate al pascolo (Ontano Alnus glutinosa, Olmo Ulmus minor), riconosciuto dal comune di Roma con apposita certificazione, come prevede la legge regionale n. 39 del 2002 e della legge regionale n. 24 del 1998; il bosco misto rappresenta un elemento di grande valenza fitogeografica ed ecologica in quanto ricco di specie centroeuropee legate ad un tipo di habitat di tipo «submontano»; compatibilmente con le attività agricole sfuma con una formazione arbustiva di margine (mantello) formato da specie quali: il prugnolo e la berretta da prete o eponimo; la sua rarità all’interno della cinta del raccordo anulare ne rende ancora più preziosa la sua presenza nell’area del fosso della Cecchignola; dal punto di vista faunistico l’area verde del fosso della Cecchignola si trova in una posizione strategica all’interno del corridoio biologico della città di Roma

Il progetto cementizio che si vuole realizzare, prevede il passaggio di circa 30.000 veicoli al giorno sull’asse stradale, circa 1300 veicoli all’ora; il progetto vede allocare l’asse viario sull’area verde del fosso della Cecchignola; l’area verde del fosso della Cecchignola che si sviluppa lungo il corso del fosso della Cecchignola, corso d’acqua pubblica vincolato ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004.

L’interrogazione dei due deputati, continua nella denuncia ponendo l’attenzione soprattutto sulla fauna, e continua evidenziando che: “essa infatti viene a costituire l’elemento di raccordo tra l’area più periferica del parco del Laurentino Acqua Acetosa e il parco dell’Appia Antica; le comunità faunistiche presenti sono tipiche dei sistemi agricoli e degli ambienti verdi aperti di estensione limitata; tra i mammiferi si riscontra la volpe, la talpa e la donnola, mentre per quanto riguarda i roditori si registra la presenza del topolino selvatico e del tasso”.

La presenza delle numerose siepi, favorisce il rifugio e la riproduzione dell’avifauna: si possono notare il gheppio, il piccolo rapace che si distingue per volteggiare e piombare velocissimo sulle sue prede, inoltre è visibile la presenza di molti fringuelli, fagiani, tortore ed il cuculo,con la realizzazione del mostro di cemento, queste bellezze naturali verrebbero a sparire in poco tempo, non solo sarebbe difficile riprodurre in futuro ciò che oggi verrebbe perso.

L’area inoltre, è molto ricca di reperti archeologici; l’intera area della Valle della Cecchignola infatti è contigua e confinante con l’area individuata dal Ministero per i beni e le attività culturali per il vincolo «Agro Romano» Ardeatina-Laurentina e di essa conserva le stesse caratteristiche morfologiche, ambientali e culturali.

Il progetto è portato avanti dal comune di Roma sulla base dell’attribuzione dei poteri emergenziali per il traffico affidati al sindaco di Roma; deve essere sottoposto alla valutazione di impatto ambientale -: se i Ministri interrogati in riferimento ai fatti suesposti  – conclude l’interrogazione del 7 aprile scorso – “intendano assumere provvedimenti, quali l’apposizione di vincoli ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche, per salvaguardare il fosso della Cecchignola e l’intera valle, come stabilito dalla normativa in vigore in materia di vincoli ambientali, paesaggistici e idrogeologici, dalla realizzazione della superstrada, in particolar modo tenendo conto del rilevante patrimonio di biodiversità animale e vegetale dell’area in questione, anche nell’ambito delle linee della politica di conservazione previste dall’Europa, come la direttiva habitat n. 43 del 1995.”

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, va ricordato, tutela la valorizzazione del patrimonio culturale e viene considerato come memoria della comunità nazionale e del suo territorio. In questo senso è giusto ed adeguato promuovere lo sviluppo della cultura ambientalista. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni dovrebbero assicurare e sostenere la conservazione del patrimonio culturale e favorirne la pubblica fruizione e la valorizzazione. Nel patrimonio culturale rientrano i beni culturali e paesaggistici. Il senso della protezione di questi beni, consiste proprio nella fruizione della collettività non solo nel presente, ma anche negli anni a venire, per garantire un futuro migliore, o quantomeno non peggiore di quello attuale, alle future generazioni.

 

Giorgio De Santis

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