HA VINTO LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA.

 

Pochi avrebbero scommesso per la vittoria dei quattro SI referendari del 12 e 13 Giugno 2011. Invece è successo, non solo per il raggiungimento del quorum che è arrivato al 57 % degli aventi diritto al voto, ma per lo straordinario modo con cui si è giunti a questa importante vittoria.

Se si considera che tutto ha remato contro i comitati che hanno raccolto lo scorso anno un milione e 400 mila firme, i media hanno oscurato tutta la campagna referendaria, tranne pochissime eccezioni, il governo che ha provato più volte a scippare i referendum cambiando qualche comma su quello del nucleare, ricorrendo prima in Cassazione e poi in Corte Costituzionale, e sprecando denaro pubblico – 300 milioni di euro – per far votare gli italiani il 12 e 13 giugno anziché in contemporanea con le amministrative di maggio, con la speranza del non raggiungimento del quorum, nonostante queste forze contrarie, ha vinto la tenacia di questi comitati che hanno saputo comunicare con l’informazione senza filtro, passata per le reti internet e con il passa parola per mezzo di una agibilità democratica, intercorsa con molte iniziative simultanee in tutta la penisola, svolta con intelligenza e concretezza.

Questa volta la democrazia partecipata della maggioranza reale del popolo italiano, e non quella dei sondaggi, ha tenuto duro usando internet, ma anche nelle piazze ed in mille modi come hanno fatto gli esponenti di Greenpeace che hanno trovato modi geniali di trovare visibilità, al centro di Roma, nel Pincio rinchiudendosi per giorni interi simulando la vita nel bunker nucleare, e negli stadi, ed ancora nei principali monumenti italiani.

L’unico partito, ad onor del vero è stato presente nella raccolta delle firme ed in questi ultimi giorni a sostegno dei referendum è stata l’Italia dei Valori, che aveva raccolto le firme sul legittimo impedimento, trasformato in legittimo godimento, alla luce dei risultati, che in un primo tempo aveva incassato critiche a destra e a manca, con la motivazione che non si sarebbe raggiunto il quorum.

Tra i più attivi gli esponenti di Greenpeace che hanno espresso gioia e soddisfazione dichiarando: “molti hanno contribuito ad una campagna storica, che ha permesso di allontanare definitivamente il nucleare dall’Italia, lanciando un messaggio a tutto il mondo: un pianeta senza atomo è possibile!  “Abbiamo atteso questa giornata con trepidazione, dopo avere condotto insieme molti militanti ed aderenti, una campagna senza precedenti: dall’anniversario di Cernobyl alle azioni del Colosseo, Ponte Vecchio, Campanile di San Marco; i ragazzi che si sono chiusi nel rifugio per quasi un mese (i “pazzi”), e poi il bidone di scorie sulla Terrazza del Pincio; la scalata del balcone di Palazzo Venezia; lo striscione dello Stadio Olimpico durante la finale di Coppa Italia. Ma raggiungere il quorum al Referendum non era una cosa scontata. Come non lo era la valanga di sì che ha seppellito il nucleare in Italia! Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la mobilitazione dei nostri attivisti online, se tutta l’energia positiva che abbiamo messo in questa campagna non fosse stata moltiplicata dalle persone sensibili attive e coscienti. Abbiamo chiesto molto, e molto abbiamo ricevuto: questa vittoria è la nostra comune vittoria!

Anche i sostenitori del comitato referendario sull’acqua, che mette insieme più di 80 associazioni hanno affermato:”Nonostante il boicottaggio sistematico da parte dei grandi mass media, nonostante i tentativi trasversali di trasformare la campagna referendaria nell’ennesimo scontro politicista tutto interno al Palazzo, le donne e gli uomini di questo Paese hanno risposto con una straordinaria partecipazione al voto e con un’inondazione di SI.”

Ricordiamo che questo sito, in piccolo ha svolto la sua piccola parte di informazione in linea con il nome “Anoilaparola” dando spazio alle associazioni attive della società reale, che vuole un cambiamento concreto, svolto con atti dinamici come la raccolta delle firme, iniziate nel marzo scorso, contribuendo nell’informazione con decine di articoli dall’inizio della campagna referendaria e seguendola passo passo sino all’esito positivo del referendum l’intera campagna referendaria.

Gli esponenti referendari continuano: “SI, la gestione dell’acqua dev’essere sottratta al mercato; SI, sull’acqua non si possono fare profitti.  Questo ha detto l’intero popolo italiano vincendo una grande battaglia di civiltà.  E’ stata una campagna straordinaria che ha attraversato ogni angolo del Paese con allegria e determinazione: e il popolo italiano ha risposto, dimostrando come un’intera società sia in movimento per la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni e per riconquistare la democrazia.  Da oggi niente sarà più come prima”.

Con questo straordinario voto, per la prima volta dopo due decenni, il popolo italiano ha sonoramente sconfitto le politiche liberiste e l’idea che l’intera vita delle persone debba essere assoggettata al mercato.

Le donne e gli uomini di questo Paese hanno detto con meravigliosa chiarezza che un altro mondo è possibile, che la gestione dell’acqua dev’essere ripubblicizzata, che i beni comuni devono essere difesi, che un’altra democrazia è necessaria.  Questo limpido voto dice anche quali dovranno essere i prossimi passi.

Va ricordato inoltre che da quando è stata promulgata la legge Galli del 1994, che si parla di perdite di acqua del 40%, ma in questi 17 anni i privati che hanno gestito per conto dei comuni l’acqua pubblica, poco o nulla hanno fatto per evitare gli sprechi che sono gravati comunque sulle tasche dei cittadini.

Riccardo Petrella economista politico (studi all’Università di Firenze), fondatore e segretario del Comitato Mondiale dell’Acqua, autore del Manifesto dell’Acqua sostiene:” La vittoria dei referendum sull’acqua, abroga quelle disposizioni legislative che a partire dal 1994 con la legge Galli ma soprattutto nel 2008 e 2009 con il decreto Ronchi ed il decreto legislativo sull’ambiente, hanno affermato che solo un impresa di natura privata – nella fattispecie una Spa – e, quindi, perseguente l’obiettivo del profitto, sia titolata ad essere il soggetto gestore dei servizi idrici. Le forme di intervento economiche dello Stato, le imprese regionali pubbliche o comunali pubbliche sono, infatti, escluse per legge dalla gestione delle acque”.

Non solo, il legislatore ha precisato che questa tariffa deve consentire come minimo un profitto del 7% senza obbligo di reinvestimento, alla luce di questa vittoria, comunque le tariffe dovrebbero essere riabbassate.

L’abrogazione del famigerato decreto Ronchi richiede una nuova normativa. Dal 2007 è depositata in parlamento una legge d’iniziativa popolare,promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua con oltre 400.000 firme: dev’essere immediata portata alla discussione ampia e partecipativa delle istituzioni e della società.

L’abrogazione dei profitti dall’acqua richiede l’immediata riduzione delle tariffe pagate dai cittadini, nonchè la convocazione, ATO per ATO (L’ambito territoriale ottimale (ATO), è un territorio su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, ad esempio quello idrico o quello dei rifiuti (vedi Codice dell’Ambiente, D. Lgs 152/2006 e succ. modifiche, che ha abrogato la L.36/94). Tali ambiti sono individuati dalle Regioni con apposita legge regionale (nel caso del Servizio Idrico Integrato con riferimento ai bacini idrografici), e su di essi agiscono le Autorità d’Ambito, strutture con personalità giuridica che organizzano, affidano e controllano la gestione del Servizio Integrato.

Secondo la legge 42/2010, gli ATO dovevano essere aboliti entro marzo 2011 e le funzioni dovrebbero essere riattribuite dalle Regioni. (ed in generale i Servizi Pubblici) pertanto la normativa sul tema potrebbe evolvere), di assemblee territoriali che definiscano tempi e modi della ripubblicizzazione del servizio idrico in ogni territorio.

“E’ stata una straordinaria traversata per l’acqua e la democrazia. E’ il tempo della festa. In tutte le piazze. Con tutte le donne e gli uomini che ci hanno creduto. Ora possiamo guardare al futuro con nuova fiducia” queste le dichiarazioni dei comitati in difesa dell’acqua pubblica.

Si prefigura quindi il passo successivo dei comitati referendari, verso la proposta di legge iniziativa popolare, per essere approvata in questo senso.

Questa è la risposta alla crisi mondiale delle economie dei paesi ricchi, che fa emergere in modo chiaro e drammatico l’aggravarsi delle diseguaglianze sociali ed economiche, ponendo al centro del dibattito politico il tema di un altro modello di produzione e della democrazia partecipativa nelle decisioni che riguardano l’acqua e i beni comuni.

 

Giorgio De Santis

 

 

 

 

 

 

 

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