no-nucleare 1INIZIATIVE CONTRO IL NUCLEARE A 24 ANNI DA CERNOBYL. DA UN SONDAGGIO EMERGE CHE GLI ATTUALI TRENTENNI SONO CONTRO IL NUCLEARE MA ANCHE CIRCA IL 70% DEGLI INTERVISTATI.

Dopo 24 anni dall’incidente di Cernobyl, in Italia si riaffaccia l’ipotesi di installazione di centrali nucleari. Nonostante con un Referendum il popolo italiano si espresse contro il nucleare nella propria nazione, l’attuale governo ci riprova. Molti si sono chiesti se una legge, anche se a distanza di venti anni può cancellare una decisione presa dal popolo italiano con la democrazia partecipata, il referendum, appunto. I bambini di allora, gli attuali trentenni, sono contrari al nucleare. E’ quanto risulta dall’ultimo sondaggio realizzato da Lorien, per conto di Legambiente e La Nuova Ecologia, alla vigilia del ventiquattresimo anniversario del tragico incidente di Cernobyl. Alla domanda

”Quanto sarebbe d’accordo con una politica di investimento dello sviluppo nucleare in Italia?” il 50,7% degli intervistati di eta’ compresa tra i 25 e i 35 anni risponde, infatti, ”per nulla”. E addirittura il 62,2% di loro si dichiara del tutto sfavorevole all’idea di veder realizzata una centrale nucleare nella propria Regione.

Insomma i figli degli anni 80,  non sembrano condividere l’idea del rilancio dell’energia atomica annunciata dal governo, nonostante la maggior parte di loro non abbia vissuto l’emozione della tragedia nella centrale nucleare dell’ex Unione Sovietica.

E’ contraria anche la maggioranza del campione intervistato, il 68% di tutti gli intervistati, infatti, e’ per nulla o poco favorevole al ritorno del nucleare in Italia.

”Sul nucleare pulito e sull’atomo sicuro ci stanno raccontando solo balle – commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. E’ importante che i cittadini, e in particolare i giovani, ne siano consapevoli e che conoscano i rischi reali che la presenza di una nuova centrale atomica sul territorio puo’ comportare. Per non parlare di tutti i problemi ancora insoluti dall’ultima tecnologia, a cominciare dai suoi costi esorbitanti e dallo smaltimento delle scorie radioattive”.

Ecco perche’, per aumentare questa consapevolezza, Legambiente è sceso e scendera’ in piazza il 24, 25 e 26 aprile al grido di ”Liberiamo l’Italia dal nucleare!”: ”Per non dimenticare il terribile incidente di Cernobyl, per ribadire ancora una volta che il nucleare non e’ sicuro, non garantira’ all’Italia il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, non ridurra’ la bolletta energetica degli italiani ne’ le importazioni di combustibili fossili”.

Un’altro aspetto, per nulla secondario, anche se taciuto in questi anni dalla maggioranza dei media, è che:”Anche l’Italia ha avuto la sua piccola Cernobyl: la centrale del Garigliano. In questa centrale si verificarono, infatti una serie impressionanti di incidenti che portarono alla chiusura dell’impianto nel ’78. Nel 1976 l’acqua del fiume Garigliano (in piena) riuscì a penetrare nel locale sotterraneo dove erano depositate le scorie radioattive. In questo modo furono contaminati più di un milione di litri d’acqua finiti poi in mare e nella nella campagna. Nel 1979 si verificò un incidente analogo, mentre nel novembre del 1980 (a centrale già chiusa) le insistenti piogge provocarono infiltrazioni che al deflusso delle acque piovane portarono con se grandi quantità di Cesio137″. Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Mentre nessuno si è occupato di studiare gli effetti sul territorio e sulla popolazione locale di tutta questa serie di incidenti il governo ora vuole costruire addirittura una nuova centrale sulle macerie di quella che detiene il primato di incidenti in Italia”.

“Prima di sbandierare atomi a destra e a manca  – sostiene Legambiente – bisognerebbe dire quando parliamo di nucleare che la sicurezza non è mai certa, non esistono garanzie per l’eliminazione del rischio di incidente e di contaminazione radioattiva, più gli altri problemi irrisolti e al momento irrisolvibili: smaltimento delle scorie, gli alti costi approvvigionamento dell’uranio peraltro in via di esaurimento, i costi elevati dell’energia elettrica prodotta da centrale nucleare che è più costosa del 15% rispetto a quella prodotta dal gas naturale, i costi di smaltimento delle scorie e dello smantellamento dell’impianto a fine vita, il rischio terrorismo.

Il nucleare non serve all’Italia, sarebbe un costoso ritorno al passato – ha aggiunto Cogliati Dezza – Nella realtà si sta solo facendo il gioco di quei gruppi di interesse che si stanno candidando a gestire una montagna miliardaria di investimenti pubblici togliendo risorse al vero futuro energetico del nostro paese che si chiama eolico, solare, fotovoltaico, efficienza energetica, alternative che possono coprire ben oltre il 5% del fabbisogno che coprirebbe il nucleare.”

Il Ministero della Sanità  dispose nel 2002 un’indagine conoscitiva per fare luce sulla reale situazione dell’impianto nucleare del Garigliano, ai confini delle province di Caserta e Latina. La centrale nucleare di Sessa Aurunca sul Garigliano fu costruita nel 1959; da 14 anni l’Italia non produce più energia nucleare, ma le centrali sono sempre lì, invecchiano, con il loro carico di combustibile irraggiato – uranio e plutonio – e migliaia di rifiuti stoccati nei bidoni.L’indagine segue l’azione promossa da 14 sindaci dei Comuni della piana del Garigliano tra cui quelli di Sessa Aurunca, Formia, Gaeta che alcuni mesi fa avevano firmato e sottoscritto un documento in cui richiedevano l’avvio di una indagine epidemiologica sulle cause di morte negli ultimi 30 anni nei loro territori.

I sindaci chiedevano tutte le misure di verifica sanitaria per stabilire se ed, eventualmente, in che misura – la fuoriuscita di sostanze radioattive della dimessa Centrale Nucleare sul Garigliano possa essere messa in relazione di causa e di effetto nei confronti del rilevante numero di casi tumorali registrati negli abitati della zona.

482f1244061f8_normalMarcantonio Tibaldi, leader storico del movimento anti-nucleare autore di numerose pubblicazioni sull’argomento, aveva dato il via all’iniziativa: “E’ da 41 anni che cerco di denunciare gli effetti funesti della Centrale del Garigliano,- dichiarò a suo tempo -  ma fino ad oggi nessun si è degnato di rispondere a livello nazionale. Dall’analisi che abbiamo condotto sulle cause di morte degli ultimi trent’anni, è venuto fuori che in provincia di Latina si ha il più alto tasso di mortalità per leucemia e cancro. Ancora per attenersi a dati ufficiali, se nel Lazio si aggira intorno al 7,7 a Latina arriva al 21,63 e al Garigliano al 44,28. E non è tutto. C’è anche un’elevatissima percentuale di malformazioni genetiche. Fino al 1993, anno in cui non si sono più raccolti i dati, sono nati oltre 230 bambini deformi”

Ultimamente i due incidenti nucleari francesi e quello sloveno di qualche settimana fa hanno riaperto, se mai ce ne fosse bisogno, il dibattito sulle centrali nucleari. In Francia, dopo aver sfiorato per due volte la tragedia (anche se in Italia ve ne è stata raccontata una sola, quella di Tricastin, e con una settimana di ritardo), si sono finalmente svegliati, e hanno cominciato a controllarle. Si, controllarle nel vero senso della parola, perchè solo ora si sono accorti che le centrali erano vecchie e potevano esserci danni ben più gravi degli sversamenti dei giorni scorsi.

Così facendo un giro in rete ho trovato l’elenco di tutti gli incidenti nucleari avvenuti dal 1952 al 2007, e non potevo crederci quando ho visto che la lista non terminava mai. Alla fine sono riuscito a contare 137 incidenti in 55 anni. Voi di quanti ne eravate a conoscenza? Molto spesso si parla di Cernobyl, riferendosi all’unico incidente nucleare della storia. Sicuramente è stato il più tragico, ma purtroppo, non è stato l’unico.

Nel 2008, finora, gli incidenti registrati sono stati “solo” 5: uno in Giappone, due in Francia, uno in Svezia e uno in Slovenia, di cui uno francese e quello sloveno al confine con l’Italia, quindi per ben due volte abbiamo rischiato di rimanere “cotti” dall’atomo. Il primo incidente nucleare della storia, se non vogliamo considerare incidenti le due bombe della Seconda Guerra Mondiale, lo registriamo nel lontano 1952, a Chalk River, la prima centrale nucleare canadese, a pochi chilometri da Ottawa. Un errore di un tecnico portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore. Questo portò alla dispersione del liquido radiattivo che contaminò le acque, e a diverse esplosioni di idrogeno che contaminarono l’aria. Per fortuna non ci furono vittime perchè la zona era abbastanza isolata.

Pochi mesi più tardi negli Stati Uniti ci furono però i primi morti, 4 precisamente, a causa dell’esplosione del reattore Argon. Uno dei più grandi disastri ambientali accaduti, e mai raccontati, almeno da questa parte dell’Oceano, accade solo 3 anni più tardi, nel ‘55, quando una nave-appoggio, la Fori-Rosalie della Royal Navy, Inghilterra, affondò nell’Atlantico. Tutto si aggravò perchè quella nave trasportava 1500 recipienti con una tonnellata di residui atomici per ognuno. I danni provocati all’Oceano ancora non sono calcolabili. Nel complesso in Europa possiamo contare 90 incidenti nucleari, più di tutto il resto del mondo. I maggiori responsabili di questi incidenti sono i francesi, che hanno 58 centrali nucleari, e detengono il record della nazione europea più disastrosa, secondi nel mondo solo agli Stati Uniti. Molti danni sono stati anche creati dall’Unione Sovietica e dalla Spagna.

Si può concludere, ricordando un ricerca positiva che venne immediatemente sperimentata in Germania, dove la caduta radioattiva era più forte, AamTerraNuova, un giornale ambientalista, riportò la notizia che rivelava come le mucche che in quel periodo assumevano foraggio radioattivo producevano latte con una radioattività del 100%, dopo aver aggiunto al foraggio argilla, la radioattività si abbassava al 5%, per cui il 95% era sparito, questo per il forte potere assorbente dell’argilla, infatti alla seconda aggiunta di argilla, le radiazioni erano completamente scomparse. Quello fu uno degli esempi dell’ambientalismo sperimentale tedesco che forse sino ad oggi non ha eguali.

Giorgio De Santis

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