CAMPAGNA REFERENDARIA AL VIA. DUE REFERENDUM PER DIFENDERE L’ACQUA PUBBLICA.

IL GOVERNO NON PROVI A SCIPPARLI. INIZIATIVE PER L’AUTOFINANZIAMENTO.

In questi giorni gli esponenti del Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune hanno promosso molte iniziative per la riuscita dei due referendum sull’acqua.

Paolo Carsetti, esponente del Comitato Referendario, ha sollecitato i giornalisti presenti, a denunciare ciò di cui il Consiglio dei Ministri ha annunciato voler proporre riforma dei servizi pubblici locali, con il tentativo di scippare il referendum.

“Non si sognino di scipparci i referendum sull’acqua, – ha detto Carsetti – la volontà degli elettori è quella di andare a votare per la ripubblicizzazione. Non ci dimentichiamo che i referendum sono stati sottoscritti da un milione e mezzo di cittadine e cittadini”.

Durante la conferenza stampa sono state avanzate altre due richieste al Governo: quella di un immediato provvedimento di moratoria sulle norme che vogliono privatizzare l’acqua almeno fino al voto referendario e quella di accorpamento della scadenza referendaria con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera.

La democrazia partecipata di questo movimento ha riguardato anche la scelta del logo, infatti lo stesso logo della campagna referendaria, è stao scelto grazie ad un concorso di idee tra gli attivisti e da un sondaggio on-line cui hanno partecipato oltre 10mila persone e realizzato da Michele Giugni, del Comitato pratese.

Infine sono stati presentati i prossimi eventi organizzati dal comitato promotore, come il Festival dell’acqua di Sanremo programmato nella città ligure negli stessi giorni di quello del Festival della Canzone Italiana e come il fine settimana del 5 e 6 febbraio quando, in moltissime piazze italiane, verranno realizzate iniziative e banchetti per l’autofinanziamento partecipato che prevede, tra l’altro, la restituzione del contributo sottoscritto dai cittadini una volta che il Comitato Referendario avrà ricevuto il rimborso elettorale.

Margherita Ciervo, del Comitato Referendario, ha insistito sulla straordinaria portata politica di un referendum che “ha già stabilito due primati, da una parte è stato quello più sottoscritto nella storia della Repubblica, dall’altro è il primo non promosso dai partiti ma direttamente da realtà sociali e associative di cittadini”

Inoltre ha affermato che “si subordina la gestione dell’acqua al mercato. Infatti dove si è privatizzato il servizio le tariffe sono aumentate ed i servizi sono peggiorati”.

Viene infranto quindi il concetto che il privato è bello e giusto, perché negli anni invece, è accaduto esattamente il contrario. “Non si possono privatizzare i beni comuni – ha affermato ancora la Ciervo – come il sapere, la scuola, l’acqua”, vale a dire i valori primari di ogni società. E’ stato ribadito quindi che il diritto viene prima dei profitti.

Stefano Rodotà, giurista e tra gli estensori dei quesiti referendari ha sottolineato come ci sia “necessità di riattivare un dibattito pubblico sui beni comuni, a partire dall’acqua, a cui i partiti non dovranno sottrarsi”. Ha inoltre sottolineato ancora Rodotà, che tutti i soggetti attivi in questo momento nella società, come il movimento degli studenti, il popolo viola il movimento dei lavoratori, ha parlato della questione dell’acqua, ritenendola una questione primaria che non si può delegare ai privati per mercificarla. Rivolgendosi ai partiti, ha sostenuto ancora il giurista, “il consenso si costruisce attraverso le istanze della società” e non diversamente. Si è poi appellato all’art. 42 della Costituzione, in cui si ribadisce che la “proprietà è pubblica e privata”. Nell’art. 43 inoltre viene sancito che: “per l’utilità generale la legge può trasferire ad enti pubblici a comunità di lavoratori… i servizi pubblici essenziali, che abbiano carattere di preminente interesse generale.

Padre Alex Zanotelli ha tuonato contro la Legge Ronchi, definendola “una vera e propria bestemmia”, rivendicando come il movimento dell’acqua, in Italia, abbia già ottenuto straordinari risultati e di come adesso “dobbiamo vincere i referendum”.

Sono queste le parole del Salmo 98 che mi sono improvvisamente affiorate alla mente quando mi è stato comunicato che la Corte Costituzionale aveva dato il via al referendum sull’acqua. Dopo anni di impegno, un sussulto di gioia e di grazie al Signore che riesce ancora a operare meraviglie, e un grazie allo straordinario “popolo dell’acqua” che ci ha regalato in due mesi un milione e mezzo di firme. La Corte ha approvato due dei tre quesiti referendari: il primo, che afferma che l’acqua è un bene di non rilevanza economica, e il terzo che toglie il profitto dall’acqua.

Ha sottolineato ancora Zanotelli che “E’ nato un nuovo soggetto politico, e come ha affermato qualche giorno fa il New York Times, al di là dell’ideologia. Nel mondo quindi le rivoluzioni popolari, come quella di Tunisi e del Cairo, si muovono per riappropriarsi della dignità, della propria storia e dei beni comuni”. A proposito dell’Africa, sostiene ancora il padre comboniano, nel futuro se non sarà risolto questo problema, non ci saranno solo 50 milioni di morti per fame ma altrettanti morti per sete. In questo senso si auspica un presa di posizione della Chiesa per schierarsi a favore del referendum sull’acqua. L’O.N.U ha previsto che nei prossimi anni, si prevedono  1 miliardo di rifugiati climatici.

L’appello ai media di Zanotelli, è profondo ed incisivo, bisogna parlare della questione in ogni occasione, per fare in modo che la coscienza delle persone si elemento determinate per decidere con il referendum sull’acqua. Ed ancora: “l’acqua è la madre, e non si può privatizzare la madre”. Poi: il popolo italiano è stato il primo popolo ad indire un referendum sull’acqua, in quanto solo l’Italia, a livello Europeo ha fatto una legge sull’acqua. La battaglia è dura poiché si verrebbero a colpire i potentati economici e finanziari.

All’incontro organizzato dal Comitato Referendario è intervenuto anche Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, che ha spiegato «riteniamo dannosa una norma che obbliga alla privatizzazione del servizio idrico. L’acqua è un bene comune e la sua gestione deve rispondere a criteri di utilità pubblica ed essere rigorosa e trasparente».

«Bisogna porre al centro dell’attenzione la corretta gestione di una risorsa vitale per tutti, che non deve sottostare a criteri mercantili», ha continuato Gubbiotti, «e per questo motivo è importante ottenere la sospensione (già ritenuta ammissibile dal Senato) delle scadenze previste dal “Decreto Ronchi” e dal “Decreto Calderoli”, riguardanti rispettivamente i processi di privatizzazione del servizio idrico integrato e la soppressione delle Aato (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale), e informare i cittadini affinché approfittino del voto referendario, ineguagliabile strumento di democrazia, per testimoniare la loro attenzione e il loro interesse ai beni comuni e alla salute pubblica.

La privatizzazione totale dell’acqua come l’ipotesi di nuove centrali nucleari sul territorio italiano rappresentano infatti la deriva della democrazia e del diritto ad un futuro equo per tutti i cittadini».

In occasione del lancio della campagna, il Movimento Consumatori ha ribadito il suo sostegno all’iniziativa. «Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio evento», afferma Rossella Miracapillo, segretario nazionale MC, «per il modo positivo in cui i cittadini hanno espresso la volontà di voler dare il loro parere su un tema così importante.

Il prossimo obiettivo è, quindi, quello di portare alle urne la metà +1 degli italiani. Privatizzazione non è uguale a liberalizzazione. Siamo, quindi, pronti a portare avanti le attività relative al referendum con impegno e con partecipazione».

Giorgio De Santis

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