VIVISEZIONE, IN PIAZZA A ROMA CONTRO LA NUOVA DIRETTIVA UE.

Sabato 25 settembre  la manifestazione di protesta per le nuove norme che di fatto confermano la possibilità di usare esseri viventi per la ricerca scientifica. Lo slogan è “Fermare Green Hill”, dal nome della principale azienda italiana del settore

ARRIVA anche a Roma la protesta contro la vivisezione, dopo che il Parlamento europeo l’8 settembre ha approvato una direttiva 1 che di fatto conferma la possibilità di utilizzare animali per la ricerca scientifica, anzi amplia le maglie della precedente normativa prevedendo anche l’impiego di randagi.

L’appuntamento è sabato 25 settembre alle 15 in piazza della Repubblica. Lo slogan della manifestazione sarà “Fermare Green Hill”, dal nome della principale azienda italiana, con sede a Montichiari (Bs), che alleva cani beagle destinati ai laboratori per la ricerca scientifica. Si attendono migliaia di persone che chiederanno la chiusura di tutti gli allevamenti di cani, gatti, topi e altri essere viventi su cui si pratica la vivisezione o la sperimentazione animale.

In Italia gli animali “utilizzati” per la ricerca sono quasi un milione all’anno, 12 milioni in Europa e 115 in tutto il mondo. I cani allevati a Montichiari sono venduti in tutta Europa, non solo nel nostro paese. Per trent’anni il mercato italiano è stato dominato dall’allevamento emiliano Stefano Morini. La sua recente chiusura è il risultato delle battaglie civili di chi non ha atteso un cambiamento dall’alto. Ma ora, proprio il voto dell’Europarlamento mette a rischio i risultati di simili battaglie civili: “Se riusciremo a far chiudere l’allevamento di Montichiari, c’è il rischio che riapra in qualche altro paese comunitario”, precisa l’eurodeputato Sonia Alfano, secondo la quale, la nuova direttiva è “un atto di inciviltà, frutto del lavoro di pressione delle lobby”.

“Questa legge risulta deludente perché doveva vincolare in maniera assoluta il ricorso a metodi alternativi e scoraggiare il più possibile il ricorso agli animali”, spiega Michela Kuan, biologa della Lega Antivivisezione. La ricerca scientifica ha a disposizione metodi alternativi come i test in vitro, la bioinformatica o gli studi sul Dna. Nonostante siano attendibili e riconosciuti a livello internazionale, perché non vengono utilizzati e il numero degli animali nei laboratori non diminuisce? C’è un interesse economico legato alla sperimentazione animale che permette di fare ricerca e pubblicare senza che sia utile per l’uomo, spiega la Kuan: “Si può studiare la reazione di una molecola su un animale e ottenere dei dati. Che possano servire non importa. Intanto si pubblica e si ottengono finanziamenti. Con i metodi alternativi, basati su materiale umano, le ricerche sono vincolate all’utilità per l’uomo. C’è un’inerzia culturale”, conclude la biologa, “per cui il metodo di sperimentazione animale non viene messo in discussione. Durante la formazione universitaria, studenti e ricercatori non vengono nemmeno adeguatamente formati sui metodi alternativi”.

Gli attivisti del coordinamento “Fermare Green Hill” hanno già ottenuto un primo risultato bloccando l’ampliamento dell’azienda previsto dopo la sua acquisizione da parte degli americani della Marshall Farm. I proprietari della multinazionale volevano raddoppiare il numero di cani allevati nei capannoni dell’azienda lombarda. In aprile tremila persone sono scese in piazza a Montichiari per chiedere la chiusura di Green Hill. “Alla fine il comune ha rigettato l’ampliamento”, spiega Stefano, uno degli attivisti. “Sarebbe stato un progetto mostruoso, che prevedeva di allevare fino a 5mila cani in un anno, il doppio di quelli attuali”. Gli organizzatori sperano di avere lo stesso successo con l’appuntamento di sabato a Roma.

MATTEO TREBESCHI

Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/09/24/news/in_piazza_contro_la_vivisezione-7359618/?ref=HREC2-8

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