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1_Studio di scultore
Calcare, h 9 cm, largh. 7 cm, spess. 5,4 cm
XXX dinastia – inizio epoca tolemaica (332-30 a.C.)
Collezione Borgia.
@MANN Muso Archeologico Nazionale di Napoli

IL RITORNO DEI FARAONI: DOPO 6 ANNI RIAPRE LA SEZIONE EGIZIANA. ANCHE LA SEZIONE EPIGRAFICA RESTITUITA AL PUBBLICO.

Momenti di fervore al MANN di Napoli. Presentato a luglio dal nuovo Direttore Paolo Giulierini il piano strategico 2016-2019, dal prossimo 8 ottobre si riaprono al pubblico – dopo sei anni di chiusura – la Sezione Egiziana e la Sezione Epigrafica del Museo archeologico napoletano:
oltre 1400 reperti nuovamente esposti e 10 sale riallestite con collezioni straordinarie.

LA PIU’ ANTICA COLLEZIONE EGIZIA IN EUROPA, LA PIU’ IMPORTANTE IN ITALIA DOPO TORINO
Fu il “Real Museo Borbonico di Napoli” il primo tra i grandi musei europei a istituire una sezione dedicata alle antichità egizie.
Era il 1821 e l’allora direttore, Michele Arditi, inaugurò “Il Portico dei Monumenti Egizi”, facendovi confluire l’interessante collezione Borgia, il Naoforo Farnese
(forse il primo oggetto egiziano acquisito dal Museo di Napoli) e svariati reperti rinvenuti in Campania in contesti archeologici di epoca romana,
descritti l’anno successivo da Giovanbattista Finati in una Guida per la visita delle collezioni.
Seguiranno a ruota gli altri Paesi: nel 1823 Berlino, nel 1824 Torino e Firenze, nel ‘26 il Museo del Louvre a Parigi e nel 1830 i Musei Vaticani.
Dunque, la più antica collezione egizia d’Europa, divenuta con gli acquisti successivi anche la più importante e ricca d’Italia dopo Torino, torna finalmente
ad essere esposta al pubblico dal prossimo 8 ottobre 2016 – a sei anni dalla chiusura delle sale – nella Sezione Egiziana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Una conferma del processo di profondo rinnovamento avviato al MANN dal nuovo direttore Paolo Giulierini, che, pochi mesi fa, ha pure inaugurato

la splendida Sala dedicata alle testimonianze dei culti orientali in Campania e nel mondo romano: entrambi, sotto il titolo di  “Egitto Napoli, ”eventi conclusivi dell’importante progetto “Egitto Pompei” condotto in collaborazione tra il Museo Egizio, la Soprintendenza di Pompei e appunto il Museo napoletano, organizzato da Electa.

Gli oltre 1200 oggetti selezionati di una raccolta davvero unica, che nel complesso conta circa 2500 reperti e che in gran parte si è formata prima della spedizione napoleonica importanti parti di mummie e sarcofagi, vasi canopi, numerosi e preziosi ushabty, sculture affascinanti come il monumento in granito di Imen-em–inet (Monumento di Amenemone) o la cosiddetta Dama di Napoli, statue cubo e statue realistiche, stele e lastre funerarie di notevole fattura, cippi di Horus e papiri – torneranno dunque visibili in un allestimento progettato dal MANN e dall’Università “l’Orientale” di Napoli, completamente ripensato rispetto al precedente, datato alla fine degli anni Ottanta

UN NUOVO PERCORSO, UN NUOVO ALLESTIMENTO PER RACCONTARE I FARAONI
Il percorso nelle sale del seminterrato del MANN – oggetto di specifici interventi per il controllo microclimatico e illuminotecnicosarà ora tematico e
rileggerà i materiali del museo svelando il fascino della grande civiltà egizia: “il faraone e gli uomini”, “la tomba e il suo corredo”, “la mummificazione”,
“la religione e la magia”, “la scrittura e i mestieri”, “l’Egitto e il Mediterraneo antico”.
Un’ampia sezione introduttiva presenterà – anche attraverso l’esposizione di falsi settecenteschi, di calchi ottocenteschi e di esempi dell’arredo antico -
le vicende della sezione e delle sue raccolte, preziosa testimonianza di storia del collezionismo egittologico.
Qui infatti conosceremo la figura del cardinale Stefano Borgia che animato da interesse storico e antiquario e agevolato dal suo ruolo di
Segretario di Propaganda Fide, tra il 1770 e il 1789, implementò la collezione di famiglia di numerose antichità orientali dando vita a una vera e propria raccolta
di “tesori dalle quattro parti del mondo”. Ereditata in parte dal nipote Camillo (che non fu certo in buoni rapporti con il governo pontificio, accusato tra l’altro
d’essere tra i responsabili dell’invasione francese del Lazio), la raccolta fu acquistata nel 1815 da Ferdinando IV di Borbone.
Quindi, conosceremo il veneziano Giuseppe Picchianti e la moglie, contessa Angelica Drosso, che all’indomani delle campagne napoleoniche in Egitto
e delle sensazionali scoperte nella valle del Nilo, in pieno XIX secolo, furono tra quegli avventurieri e collezionisti pronti a recarsi nelle terre dei faraoni
a caccia di reperti preziosi
, animati dalla speranza di facili profitti. In un viaggio durato sei anni, misero insieme una raccolta notevolissima
che tentarono di vendere prima al re di Sassonia e poi al Museo di Napoli, che tuttavia ne acquistò solo una parte nel 1828.
Insoddisfatto dal ricavato, un mese dopo, Picchianti donò la restante collezione allo stesso museo, a patto d’essere assunto come custode
e restauratore delle antichità egizie
(fece anche alcuni interventi sulle mummie), non mancando di approfittare del suo ruolo
per sottrarre alcuni oggetti rivenduti poi al British Museum.
Tantissime anche le curiosità tra gli oggetti esposti, come la coppetta, datata tra il V e il IV secolo a.C., recante un’antica ricetta per curare la tosse (“cumino, latte addensato, miele”) di cui – caso unico –  troviamo riscontro in un papiro medico conservato a Berlino risalente alla XIX dinastia:

segno di un’efficacia tramandata nei secoli!
Mentre tra i reperti più significativi dal punto di vista egittologico e storico-collezionistico si distinguono il sarcofago di Ankhhapy con la relativa mummia e la sua decorazione in cartonnage (332-200 a.C.)unico caso della collezione in cui tutti gli elementi appartengono a uno stesso personaggio – un sudario in lino di area tebana posto all’interno di una campana ottocentesca che, insieme a una passamaneria di ciniglia di seta ed elementi vegetali, rappresenta un tipico pastiche ottocentesco, e un sarcofago della Collezione Borgia che ospita una mummia falsa e elementi di cartonnage ad esso non pertinenti.

Informazioni

http://www.museoarcheologiconapoli.it/it/

 

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