Rappresentanti_brasiliane_in__ricordo_di_Mons__Romero_e_gli_altri_martiriRIMINI – 14, 15  E 16 MAGGIO. NUOVE SPERANZE DI UNA ECONOMIA IN CRISI. IL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA RETE  Rete Radiè Radesch.

Testimonianze autentiche di lotta e denuncia della violazione dei diritti umani ma anche indicazioni concrete  per cambiare economia, e creare la giustizia sociale, preludio per  la Fratellanza Universale.

Nuove speranze in una economia di crisi, questo era il titolo del convegno organizzato a Rimini dalla Rete Radiè Resch, associazione di solidarietà internazionale che ha in attivo più di quaranta progetti nella maggior parte autogestiti in diverse parti del mondo.

Dall’Africa – Centroafrica, Camerun e Congo nel 2008, alla Palestina. In particolare alla Donne Palestinesi, a Gaza e Gauthier-Noah, a Bagdad in Iraq, al Brasile con circa 20 progetti, al Centro America con reale intervento per i progetti di Haiti, al Nicaragua, con una raccolta fondi  complessiva di circa 300.000 Euro nel 2008 e più o meno la stessa cifra nel 2009.

Gli interventi del convegno hanno segnato le denunce di violazione dei diritti umani, ma anche la realizzazione di progetti autogestiti, ridisegnando la mappa mondiale del “buon vivere” con un pensiero positivo che si rifà a Evo Morales che dice: “che il buon vivere è saper convivere sostenendosi a vicenda”.

La solidarietà, la gratuità, il sociale, il bene per tutti. Volere il bene dell’altro. Infatti il sostegno di questi progetti, non è una “elemosina”, ma una “restituzione” del denaro di chi più ha, a chi a di meno. La Rete vuole porre nel presente segni di umanità futura, attraverso il sostegno a realtà piccole e significative che si pongono in modo alternativo al modello economico dominante. Sono realtà organizzate e autogestite che lottano nei loro paesi contro l’impoverimento, per costruire società fondate sulla giustizia.

I problemi dei rifugiati politici, sono stati evidenziati con la testimonianza di Paulus Chiokub, eritreo rifugiato a Milano, il quale ha denunciato la politica dei respingimenti di questo governo italiano. Quindi il non riconoscimento della condizione di “rifugiato”, ha subito torture in Guinea, Libia – che è in combutta con i trafficanti -, inoltre la Grecia non riconosce il diritto di rifugiato tra i paesi europei. Per sei mesi ha dormito a piazza Oberda, a Milano, insieme a tanti italiani, ha anche avuto molta solidarietà da parte degli italiani stessi essendo ospitato nelle case. “Siamo come i rifugiati ebrei del ’45, abbiamo vissuto molte paure, vagando di paese in paese, e stiamo lottando per i nostri diritti”. Il dott. Zerbino ha messo in luce in non riconoscimento giuridico del rifugiato, riconoscimento invece garantito dalla Costituzione italiana con il diritto di asilo.

Omar Barghouti, Ing. Elettronico specializzato in filosofia etica, ricercatore indipendente palestinese, opinionista e attivista dei diritti umani, impegnato a difendere il diritto internazionale e i diritti umani universali. E’ uno dei membri fondatori della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) e della Campagna della Società Civile Palestinese per il Boicottaggio il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele. Nell’appello per il boicottaggio accademico e culturale di Israele, ha denunciato come a 63 anni dalla risoluzione dell’ Onu di partizione della Palestina e a 43 anni dall’occupazione della Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, della Strisca di Gaza e delle alture siriane del Golan, Israele prosegue nel progetto di pulizia etnica del popolo palestinese. Le decine di risoluzioni Onu di condanna delle politiche coloniali e razziste di Israele, non sono mai state rispettate.

Margot Irene Collipal Curaqueo, Mapuche del Cile, nata il 24-06-1971, laureata, contabile di professione. È la coordinatrice locale della Rete Mapuche sulla Biodiversità, organizzazione che raggruppa circa 70 comunità mapuche che lottano per la rivendicazione delle terre e del territorio mapuche, per la difesa degli ecosistemi comunitari e la biodiversità in generale. L’intervento di Margot, ha messo in luce come il popolo Mapuche, negli anni si è ridotto a pochissime comunità che un tempo erano insediate in un territorio che comprendeva una buona parte dell’Argentina e del Cile. Ha denunciato che la repressione contro questo popolo non è stata fatta solo dal dittatore Pinochet, ma anche dall’attuale governo democratico.

Flore Kerehana è nata nel 1967 a Ngaoundaye, villaggio della Repubblica Centrafricana situato al confine tra la stessa, il Cameroun ed il Tchiad.

Ha frequentato la scuola al Centro di Promozione Femminile, voluto dall’associazione laica “Santa Caterina da Genova”, fino a diventare la direttrice della scuola di cucito. Grazie al suo intervento coraggioso ed intelligente l’atelier è scampato al saccheggio ed alla distruzione che le truppe ribelli di Bosizè, attuale Presidente della Repubblica, hanno operato a nord del paese nell’anno 2003. La sua storia di donna semplice ma tenace, rappresenta in maniera limpida la presa in carico delle donne africane del loro futuro  e costituisce un modello concreto di attività economica di base. Ha parlato in lingua Sango.

Eduardo Javier Knaus ha 34 anni e da 14 anni è operaio (addetto alle presse idrauliche) della fabbrica FaSinPat (Fabbrica Senza Padroni), precedentemente conosciuta come “Zanon” (dal nome del fondatore, il padovano Luigi

Zanon). E’ un’importante fabbrica di ceramiche ubicata nella città di Neuquén, nella Patagonia Argentina. Nella sua testimonianza ha messo in evidenza l’autogestione della fabbrica (ex Zanon) da parte di operai che l’hanno occupata, che in un primo momento erano 200 e adesso sono 461,  ed è proseguita con l’autogestione creando ben 261 posti di lavoro in più. Inoltre hanno ottenuto con le proprie lotte ed impegni, che dei debiti della fabbrica si facesse  carico lo Stato. E’ la più famosa “empresa recuperada” (azienda occupata ed autogestita) in Argentina, resa celebre anche dal docu-film “The Take” di Naomi Klein. Gli stabilimenti Zanon furono aperti negli anni ’80, durante l’ultima dittatura militare. Nel corso degli anni ’90, la Zanon crebbe grazie ai buoni rapporti con il governo locale. A causa di numerosi e gravi incidenti sul lavoro, gli operai cominciarono a chiedere con forza un miglioramento delle condizioni di lavoro, incrementando l’attività sindacale (attraverso il nuovo sindacato SOECN, totalmente controllato dai lavoratori), iniziando un aspro conflitto con la proprietà che rispose prima con la politica dei licenziamenti ed infine, nel 2001, decidendo la chiusura dell’impianto. E’ a questo punto che gli operai decisero per l’occupazione e l’autogestione della fabbrica, diventando un importante baluardo e punto di riferimento per l’intera lotta operaia in tutta l’Argentina e per il movimento delle “empresas recuperadas”, grazie anche all’enorme appoggio dato alla causa degli operai da parte della popolazione locale ed anche alla crescente solidarietà internazionale.

La resistenza, ha prodotto un cambiamento. Un cambiamento anche all’interno del sindacato. In Argentina sono state recuperate 200 fabbriche, tessili, metalmeccaniche, con l’autogestione quindi l’esperienza è stata positiva. L’unico aspetto negativo sono state le tasse del governo.

Nei tre giorni di dibattito, colpisce come da una parte all’altra del pianeta, donne e uomini si trovano uniti con  pensieri condivisi, e trovano come filo conduttore la solidarietà, ed in particolare l’uguaglianza degli esseri umani e l’autogestione della propria vita anche in  situazioni diverse.

Le culture differenti, diventano un valore aggiunto da conoscere e condividere,  lingue, tradizioni e religioni diverse costituiscono un collante per riconoscersi in un’unica famiglia di fratelli e sorelle aventi uguale dignità e uguali diritti.

Sembra di assistere a prove reali di Fratellanza Universale,  con  l’ obbiettivo comune: il rispetto della Madre Terra che fornisce a ciascun essere umano, ciò che ha bisogno per provare a costruire  benessere e quindi a sperimentare forme di felicità in armonia con ecosistemi sostenibili, con acqua e boschi animali e numerosi microorganismi preservati, che rischiano l’integrità del sistema Terra e l’estinzione, con il crescente riscaldamento del pianeta.

Le ultime devastazioni che possono colpire milioni di persone, rendono più difficile ed a volte impossibile la sopravvivenza di tutta la specie umana, e sono il frutto del non rispetto del Pianeta, e sono state determinate dalle speculazioni del territorio mondiale negli ultimi  cento anni di storia.

Non è stato semplice, assistere, senza emozionarsi, le diverse testimonianze di rappresentanti palestinesi come Omar Barghouti, di Margot Irene Collipal Curaqueo, del Popolo Mapuche, di Flore Kerehana, del Centro Africa, le cui parole si sono sedimentate in ognuno di noi con modalità omeopatiche, per non disperdere nemmeno un frammento di queste testimonianze, scambiate con pacatezza e dignità uniche, unite a quelle dei rappresentanti italiani come Agnese Priante e Roberto Giudici. La testimonianza e la  sofferenza di  popoli, che fanno del rispetto e della diversità degli altri, un valore unico universale, da trasmettere e quindi condividere al pari di tutti i popoli della Terra.

Il manifesto del convegno richiama tutti al buon vivere, buon abitare, vivere in armonia e sperare in una magnifica esistenza.

Le concezioni di questi pensieri hanno una valenza chiara rispetto ai messaggi che ci hanno propinato le culture conformiste, capitaliste, dove il lucro ed il guadagno ad ogni costo, hanno provocato solo sfruttamento estremo delle risorse, ed hanno manipolato in modo imperante le coscienze.

Roberto_Giudici_-_Sindacalista_FiomIl buon vivere, (termine coniato in sud America), ci riporta alla concezione ed alla pratica della vita inserita in un contesto universale armonico, dove la vita di ognuno diventa supporto e sostegno per la vita di ogni altro, dove il nostro ambito è il cosmo intero, un sistema complesso e completo dove il tutto sta in equilibrio.

Le nuove speranze di una economia in crisi, sono state analizzate con lucida esposizione, dall’ economista Prof. Riccardo Petrella, fondatore del Comitato Mondiale dell’Acqua, e consigliere della Comm.ne Europea a Bruxelles, il quale ha sottolineato come il modello capitalista è fallito e non può appartenere al futuro delle generazioni a venire. Estensore della “Dichiarazione universale sul bene comune della Terra e dell’ Umanità”, Petrella ha evidenziato come ridisegnare una nuova economia mondiale che va realizzata dal basso, arrivando a sancire diritti concreti, per arrivare ad una giustizia sociale, ed essere incentrati all’uso sostenibile delle energie disponibili, come l’acqua, privilegiando  le matrici rinnovabili, come altre fonti alternative:  l’energia solare, eolica, delle maree e l’agroenergia. A sostegno di questo disegno futuro è utile ricordare i criteri che la Rete Radesch adotta per concretizzare i progetti. Riepilogando i criteri sono: 1° CRITERIO (tre volte indigeno) ● Il progetto deve nascere sul posto, deve essere redatto dalla gente del posto anche con la collaborazione di persone esterne. ● Il referente responsabile dell’attuazione del progetto deve essere del luogo in cui si attua il progetto e in stretta relazione con esso.

● Il progetto deve utilizzare quanto più è possibile tecniche e metodologie locali. ● I progetti attivati in Italia dovranno essere in sintonia con lo spirito della ReteRR e preferibilmente con obiettivi che contribuiscano alla costruzione di giustizia sociale, alla diffusione di una prassi di pace e di sobrietà ed alla difesa del nostro ambiente vitale

2° CRITERIO (trasparenza) Il progetto deve essere condiviso dalla comunità locale a cui è diretto. Ci deve essere nei confronti della comunità trasparenza organizzativa e amministrativa. I nostri referenti devono essere informati sui criteri dei nostri progetti.

3° CRITERIO (ecologia) Il progetto fa proprio il principio di limite delle risorse e perciò deve essere eco-compatibile: ciò è tanto più vero in situazioni in cui la rapina delle risorse locali da parte delle società transnazionali è il modello economico dominante.

4° CRITERIO (durata) E’ auspicabile che il progetto sia temporaneo quanto a durata del contributo finanziario. E’ necessario che venga sottoposto a verifica ogni tre anni. Se un progetto assume nel tempo un significato speciale nella vita della Rete, perché di importante valenza politica, potrà avere anche una lunga durata, ma sarà sempre soggetto a verifica triennale. Non si esclude comunque l’intervento nei confronti di situazioni straordinarie che si possono presentare in un paese: una particolare congiuntura politica, una urgenza umanitaria, o simili.

5° CRITERIO (autonomia) Il progetto deve servire ad innescare processi di crescita socio-economico-culturali autonomi, che favoriscano lo sviluppo dell’organizzazione in quanto a identità e coscienza politica.

6° CRITERIO (interrelazione tra comunità) ● Il progetto è anche scambio culturale ed incontro tra due diverse comunità. Dobbiamo imparare dall’esperienza dei nostri interlocutori del Sud in termini di approccio politico e vissuto quotidiano (semplicità, sobrietà, eco-compatibilità ecc.).

● Devono essere incoraggiate nostre visite alle comunità con le quali siamo in relazione e visite di

testimoni delle operazioni presso i gruppi locali che le sostengono.

● L’esistenza di una relazione è condizione necessaria per l’inizio e la continuazione di un progetto.

La relazione (conoscenza diretta, comunicazione continua e significativa, condivisione, affetto) è

fondamentale e rispetto ad essa il contributo economico ha un valore simbolico.

7° CRITERIO (dimensioni e peculiarità) I progetti devono essere preferibilmente piccoli in relazione allo spirito della Rete. Questo non esclude che alcuni progetti “storici” o particolarmente significativi possano assumere spazi più ampi. E’ importante che, se si interviene a sostegno di gruppi o attività finanziati anche da altri, sia chiaro il compito e la porzione di progetto che la Rete si assume.

L’ intervento di Agnese Priante del Comitato vicentino No-Dal Molin, ha messo in risalto come la sua adesione al presidio permanente della base, nasce da lontano, quando venne costruita la base, e che l’ “obiezione di coscienza”,è da tempo insita nel suo Dna. La sua famiglia infatti,  nella 2^ guerra mondiale ha ospitato due famiglie di ebrei. Negli anni 70-80 l’impegno contro l’installazione dei missili Cruise e Parshing, ha fatto si che, con le lotte permanenti del Comitato si è arrivati a dei risultati “eccezionali”, anche se è necessario continuare. Il riconoscimento nello Statuto dell ‘ Unesco dove è stato riconosciuta Vicenza “città di pace” e non di guerra. La democrazia dal basso, pur avendo vinto il ricorso al Tar, respinto successivamente dal Consiglio di Stato, ha fatto si che con l’acquisto dei componenti del Comitato, del terreno della base, i quali hanno seminato alberi da frutta, e sono stati tutti denunciati, ma nel 2009, il giudice ha derubricato, trasformando i reati penali (con rischi da 1 a 5 anni) a reati amministrativi comminando un piccola ammenda. Risultati che hanno sancito la frase “piccoli semi cresceranno”.

Infine Roberto Giudici Sindacalista della Fiom Cgil per INNSE, la fabbrica che ha visto lottare gli operai dopo otto giorni  di sosta dal carroponte. “E’ stata grande vittoria.
L’azienda meccanica di via Rubattino è salva dopo quattordici mesi di  presidio, e ne è stato  impedito lo smantellamento.

Il salvataggio della fabbrica ha ridato speranze a 49 famiglie ed è stata di esempio per l’intero paese.

E’ stato ricordato mons. Romero ed i martiri trucidati insieme a lui, con le rappresentanti brasiliane che hanno sottolineato l’immortalità dei martiri, a cui si sono aggiunti i martiri italiani, come Falcone, Borsellino, Peppino Impastato ed un lunga lista che ha coinvolto in modo toccante tutti i partecipanti in sala.

Ettore Masina, non presente al convegno per motivi di salute, ha inviato una lettera in cui si ricorda come: “La commemorazione di un santo senza aureola “ufficiale” (mons. Romero) nei trent’anni di martirio, il Vaticano ha ‘elevato alla gloria degli altari’, una vera folla di personaggi vissuti in un passato talvolta lontanissimo, talaltra vicinissimo: fondatori e fondatrici di ordini religiosi, vittime dello stalinismo o dell’anarchismo spagnolo negli anni ’30. Con la beatificazione di papa Giovanni e Madre Teresa di Calcutta si è implicitamente riconosciuta la validità dell’antico uso della santificazione per acclamazione. Ma non per Romero. Non sono bastati 30 anni per indagare la sua vita e la sua morte e riconoscere la santità di un uomo che un intero continente e milioni di persone in tutta la Terra proclamano martire e dunque santo.

Le conclusioni delle lettera di Masina sono interpreti del pensiero di Romero: “sono certo che Romero qui, fra noi, si alzerebbe per dire ancora una volta ‘Guardate la realtà, la vostra esistenza e il sistema in cui vivete, guardate il mondo e il vostro futuro con gli occhi di chi ha fame e sete di giustizia’ forse aggiungerebbe ‘Siate fieri della storia della vostra piccola Rete, siate fedeli a questa storia’.

Questa realtà mondiale vissuta a Rimini, in questi giorni, dovrebbe essere conosciuta di più e fatta conoscere. Ma i media in questo momento storico ignorano una realtà che invece accende una luce di giustizia sociale necessaria per il mondo intero.

Rimini, 14,15 e 16 Maggio 2010

 

 

Giorgio De Santis

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