IMBARAZZI RITUALIZZATI IN LIBERO STATO D’ANSIA.

L’ultimo imbarazzante, molto imbarazzante scandalo a sfondo sessuale del premier in ordine di tempo – rituali tribali con minorenni Nordafricane - sembra gettare ombre sempre più cupe sulla tenuta del governo, il quale si ostina a smentire sempre tutto, a negare l’evidenza con continue menzogne tentando di creare nella mente degli italiani-spettatori televisivi una realtà di “disfunzione patologica” sempre più all’appannaggio del premier che continua senza sosta ad abusare del suo potere venduto con promesse inesistenti agli italiani che lo hanno votato credendolo “l’uomo nuovo”, il salvatore della Patria” dallo “spettro comunista”; una realtà che sembra presa quasi pari-pari dal film di Luc Besson del 1990, “Nikita”. Wikipedia descrive la trama principale così: “Nikita (Anne Parillaud), tossicomane, partecipa con la sua gang della banlieue parigina ad una rapina per procurarsi la droga nella farmacia dei genitori di Antoine, uno dei membri della gang. Durante la rapina la polizia interviene uccidendo tutti i suoi compagni. Stordita dalla sua tossicodipendenza, Nikita uccide a sangue freddo uno dei poliziotti intervenuti prima di venire arrestata.

Viene processata e condannata all’ergastolo. Poco dopo però i servizi segreti francesi fingono la sua morte per overdose di tranquillanti, trasportandola nel frattempo narcotizzata in una piccola ed anonima cella. In realtà finisce dentro una struttura del DGSE (il servizio informazioni all’estero francese), dove un agente dei servizi segreti francesi (Tchéky Karyo), che poi le farà da tutore, la mette davanti una scelta: morire oppure diventare una killer professionista per lui. Dopo alcune iniziali resistenze Nikita impara tutti i meccanismi del mestiere attraverso un durissimo addestramento.

Viene invitata per la prima volta in un ristorante, dove come regalo riceve una pistola ed è costretta ad uccidere un uomo: è il suo ultimo esame da apprendista. Esce dal centro di addestramento e diventa così un vero killer dei servizi segreti, ricominciando una vita apparentemente normale. Basta una parola al telefono per farla trasformare in un sicario implacabile: “Joséphine”, il suo nome in codice”.

Le similitudini sono piuttosto inquietanti con l’attuale vicenda scandalistica, non foss’altro per il fatto che il premier subisce la sua disfunzione ormonale come una lettura personalissima della verità specchiata solo nella sua immagine riflessa verso un Paese che non esiste: o meglio esiste solo nella sua mente distorta da continui uragani ormonici indotti dai farmaci; una realtà fatta di accessi d’ira e costante guardia armata; aggressività alla massima potenza; servizi segreti addestrati a qualsiasi nefandezza asociale e pronti alla bisogna ventiquattrore al giorno.
Certo, la licenza artistica di Luc Besson è appunto tale da raccontare un trama con risvolti paradossali, ma le trame artistiche sono queste, sennò sarebbero solo accadimenti accidentali della vita: che Ruby (e le altre) siano giovani inquiete e/o fuggite da strutture dei servizi sociali che le proteggono, e che grazie alla loro avvenenza abbiano ingannato parecchia gente, commettendo anche furti, sono poca cosa paragonandole al personaggio cucito addosso ad Anne Parillaud da Luc Besson, ma la narrazione non si discosta molto dalla sua concretezza filmica.
Non accade mai dunque che si vedano largamente pubblicizzati dai media, come ulteriore narrazione televisiva e spettacolarizzata, ciò che tutti utilizzano massicciamente oggi più che mai, ancore di salvezza in un mondo impazzito e alla deriva, sostanze psicotrope che aiutano relazioni con il prossimo – visto sempre di più come un potenziale usurpatore, un nemico in fieri - , cioè gli psicofarmaci; quasi un percorso obbligato per arginare le devastanti scelte di un governo che di psicofarmaci ne fa un uso molto consistente e che sfrutta un numero sempre maggiore di potenziali “Nikite”.

Almeno così appare nella mente stravolta del premier: un numero sempre maggiore di escort manipolate, pilotate, comprate con molti regali costosi, viziate o come direbbe Ruby/Karima: ”coccola la bimba e vizia la femmina che è in ogni donna e avrai una complice”; che certamente non finiscono il loro lavoro uscite da palazzo Grazioli, villa Certosa o Villa San Martino; soldatesse di provata fedeltà arruolate principalmente con funzioni di spie che tutto osservano, in contatto costante con le alte sfere attraverso una rete telematica di cellulari sempre più vulnerabile ed intercettata, la stessa rete che riesce ad intrufolarsi elettronicamente nei cellulari delle ospiti dei festini orgiastici di villa Certosa cancellandone a distanza la memoria, come descritto dettagliatamente in “Papi“, il libro di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo e nell’estratto dal sito del “Fatto quotidiano “.

Ma le ultimissime cronache ci dicono, ci fanno capire che c’è molto, ma molto di più, e quello che si legge sui giornali è solo la punta dell’iceberg. Quel “di più” è il “non detto”, l’ “intuìto”, il “figurato” stimolo dell’immaginazione asservita a messaggi impliciti, manipolazioni mentali rese fuorilegge dall’immoralità governativa che genera sempre maggiori bisogni farmacologici per sedare ansietà ormai a livelli di guardia; pericolosi livelli di guardia psicologica che non sfuggono ai più attenti, ai più critici, coloro che riescono a leggere le espressioni sulle facce di quelli che lavorano per il premier, agenti dei servizi segreti, rappresentanti dello Stato, che non riescono più a nascondersi nonostante siano apparentemente invisibili, ”in missione per il bene del Paese” e parecchio intossicati da ansiolitici.

Non aiuta nemmeno un po a placare questo stato ansiogeno indotto ciò che scrive nel suo lungo e bell’articolo Gideon Rachman sul Financial Times del 22 Ottobre.
Il ragionamento di Rachman parte dall’analisi dell’avvento della globalizzazione e il conseguente azzeramento del contrasto fra i due maggiori sistemi di potere economico, cioè il comunismo da una parte ed il capitalismo di mercato puro dall’altra.

Prendendo spunto dal suo ultimo libro “Il Mondo a somma Zero” infatti, egli afferma: “Durante gli anni tra il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e il crollo di Lehman Brothers nel 2008, la globalizzazione creò interessi comuni tra le maggiori potenze mondiali; un mondo che una volta era diviso tra sistemi capitalisti e comunisti – e tra un piccolo gruppo di paesi ricchi e un gruppo molto più grande di nazioni sottosviluppate – era ora unito da un unico sistema economico. Per 20 allettanti anni, la globalizzazione sembrava promette standard di vita al rialzo per tutte le nazioni, ed un mondo più pacifico.

Tuttavia, il crollo economico del 2008 ha cambiato le logiche delle relazioni internazionali: in una nuova situazione economica, la logica dei benefici per tutti che permetteva alle maggiori potenze economiche di abbracciare la globalizzazione, veniva adesso rimpiazzata da quella a somma zero, cioè dove l’utile di un paese minacciava di essere la perdita dell’utile dell’altro e gli Americani, sia come individui che come nazione, hanno cominciato ad interrogarsi se il “nuovo ordine mondiale” emergente dopo la guerra fredda avvantaggi ancora gli Stati Uniti. La crescita Asiatica viene sempre più associata a perdite di lavoro per l’Americano medio e ad un una sfida al potere Statunitense da parte di una Cina sempre più sicura di sé, e dal canto loro i liberi pensatori Cinesi sono sempre più sospettosi che un’America ferita sia dedita a frustrarne la loro crescita.

L’Era dell’Ottimismo dell’occidente tra il 1991 e il 2008 era sostenuta da un insieme di idee che potremmo chiamare dell’internazionalismo liberale; ma la crisi economica e finanziaria ha però interrotto quella narrazione che aiutò i leader europei a cercare un significato di come andava il mondo nei 20 anni dopo la fine della guerra fredda.

A posteriori si può dire che ci furono cinque elementi chiave che determinavano l’ideologia del periodo prima della crisi finanziaria: il primo era la fiducia nella marcia in avanti della democrazia mentre l’impero Sovietico crollava; (…) il secondo, legato alla convinzione del trionfo del mercato nei confronti dello Stato nell’era della crescita del personal computer e di internet, e dunque il terzo elemento chiave era nel potere trasformativo delle tecnologie come spinta avanzata verso la prosperità, la democrazia e la globalizzazione. La quarta idea che mette insieme tutti questi elementi era la teoria della “pace democratica”: la convinzione cioè che in un mondo con la democrazia e il capitalismo in crescita, il rischio di conflitto tra le nazioni diminuiva inevitabilmente.

La quinta e ultima – una sorta di polizza assicurativa - era la fiducia che come ultima spiaggia il potere militare Americano poteva sconfiggere qualsiasi potenza sulla terra; al momento dell’insediamento di Barack Obama ognuno di questi cinque elementi che sostenevano la fiducia in sé Statunitense durante l’Era dell’Ottimismo era piuttosto male in arnese.
La fiducia nella marcia in avanti della libertà vacillava a causa delle difficoltà nell’esportare la democrazia in Iraq e in Afghanistan e dalla crescente sicurezza autoritaria Cinese, e la credenza nel potere del libero mercato ebbe un colpo terribile con la crisi economica e finanziaria del 2008; la rivoluzione tecnologica non sembrava più la promettente magica panacea, in quanto problemi tanto diversi quali il cambiamento climatico ed i meccanismi di un’occupazione militare si rivelavano impraticabili ad una soluzione tecnologica. La teoria della “pace democratica” si mostrava meno convincente con la Russia che mostrava i muscoli militarmente e con la Cina più aggressiva nelle dispute territoriali con il Giappone e l’India.
Tensioni economiche invadevano poi altri settori; la Cina e gli USA si sono scontrati alla conferenza sui cambiamenti climatici e gli alti comandi militari sono sempre più apertamente sospettosi l’uno verso l’altro; l’innalzamento delle tensioni tra la Cina e gli Stati Uniti è l’esempio più ovvio della crescita della logica a somma zero negli affari internazionali: e c’è dell’altro.

La logica a somma zero minaccia inoltre il futuro dell’Unione Europea: l’intera struttura dell’UE era basata sullo sforzo per rimpiazzare le rovinose e sanguinose rivalità della storia Europea secondo un criterio di benefici per tutti basato sull’interesse economico comune. Ma il risultato del crollo del 2008, il crescente debito pubblico in paesi come la Grecia, Irlanda e Spagna hanno incrementato le tensioni tra i membri dell’Unione Europea, e gettato dubbi sul futuro di un’impresa della quale l’Europa è maggiormente orgogliosa: la moneta unica.
I leader Greci, messi sotto pressione dalla Germania per i tagli alla spesa pubblica, hanno fatto oscuri riferimenti all’occupazione nazista della Grecia durante la seconda Guerra Mondiale; questi sono precisamente i tipi di ricordi terribili che l’unità dell’Europa tentava di bandire. I rischi di rinnovate tensioni e conflitti internazionali sono intensificati dalla pericolosa tendenza all’emergenza di problemi politici e finanziari globali che, se non risolti, potrebbero provocare guerre, disastri ambientali e nuovi shock economici.

Quali sono questi pericoli? Il Presidente Obama ne diede un breve sommario nel suo primo discorso alle Nazioni Unite nel Settembre del 2009: ‘Estremisti che seminano terrore in zone isolate del mondo; prolungati conflitti che si trascinano all’infinito; genocidi e atrocità diffuse; sempre maggiori nazioni con armamenti nucleari; scioglimento delle calotte polari e popolazioni devastate; persistente povertà e pandemie’. La lista del Presidente Obama era allarmante ma per niente completa: a questa agenda si potrebbero aggiungere minacce di nuove guerre commerciali, nazioni in bancarotta, aumento dei prezzi di generi alimentari e del petrolio, flusso illegale di rifugiati e immigrati, e il sempre maggior potere del crimine organizzato internazionale dal Messico ai Balcani. Anche se le tensioni tra un Occidente ferito e un’Asia in crescita possono essere arginate, il relativo indebolimento degli Stati Uniti rende molto improbabile la capacità del mondo di trovare soluzioni a questi problemi internazionali, aumentando il rischio di guerre, di shock ambientali ed economici come il Presidente Obama ci sta mettendo in guardia; e dunque senza un potere dominante, multi-polare, assemblee multinazionali per negoziati sono soggette ad impantanarsi e fallire, come ampiamente dimostrato alla conferenza climatica.

Perciò, come dovremmo reagire ad un mondo a somma zero? Il crollo del 2008 è stata un’esperienza sconcertante per chi ha dedicato 20 anni a ragionare su economie del libero mercato, la globalizzazione, e i valori democratici occidentali: la crisi economica ha portato ad una reazione violenta contro tali idee, ma i miglioramenti economici e politici fatti tra il 1978 ed il 2008 non furono un miraggio; centinaia di milioni di persone sono più ricche e più libere a causa dell’espansione di opinioni democratiche e capitalistiche; le conflittualità violente nel mondo sono diminuite notevolmente dalla fine della guerra fredda; e tutti questi miglioramenti sono una realtà. E mentre alcune di queste teorie che hanno sostenuto l’Era dell’Ottimismo hanno subito una batosta, le alternative non sono particolarmente attraenti. Un balzo all’indietro verso la promozione del libero scambio, la globalizzazione e la democrazia verosimilmente peggioreranno i conflitti internazionali, e porteranno verso un mondo meno libero e benestante.

Nei prossimi dieci anni una tale reazione violenta è interamente possibile – forse probabile. (…) Ma la depressione di oggi dovrebbe essere temperata dalla memoria delle crisi precedenti: la generazione che ha vissuto attraverso gli anni 30 aveva parecchie ragioni per non prendere in considerazione idee politiche liberali ed economiche e molti furbi nell’occidente fecero proprio questo – ed abbracciarono le dittature. La storia li ha smentiti”.

Saranno tutte queste “Nikite di Stato” coscienti di ciò, o siamo tutti troppo impegnati a distruggere le nostre menti ansiogeno-indotte con tonnellate di neurolettici? Penso questa sia l’inevitabile conseguenza. Con buona pace delle “Nikite di Stato”: loro lavorano per il premier.

Marco Rossi.

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