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Sperimentazione Animale: analisi del fenomeno e alternative.

 

La sperimentazione animale è un fenomeno che non accenna a diminuire, infatti nonostante lo scenario scientifico europeo sia sempre più rivolto alla promozione di metodi sostitutivi all’impiego di animali tramite la destinazione di fondi e la strutturazione di progetti internazionali, i numeri legati alla sperimentazione in Italia continuano ad essere altissimi arrivando a quasi 900’000 animali all’anno (fonte G.U. n.53); dati fortemente sottostimati in quanto non includono invertebrati, forme fetali e animali, o parti di essi, utilizzati già soppressi.

I campi di applicazione degli animali sono molteplici, la maggior parte viene impiegata per lo sviluppo di nuovi farmaci e apparecchiature, ma è sbagliato fare una relazione univoca tra modello animale e farmaci, infatti vengono impiegati anche per indagini legate alla ricerca di base, studi di tossicità, diagnosi di malattie, formazione universitaria, esperimenti bellici e test cosmetici: ambiti che spesso non richiedono nessun vincolo normativo e nei quali, quindi, ci si aspetterebbe un drastico calo nel ricorso alle cavie come previsto dalla Direttiva europea e dal Decreto legislativo vigente.

Tale decreto nonostante sia datato, già si pronuncia in vari articoli e successive circolari a favore dei metodi alternativi e in maniera fortemente restrittiva verso il ricorso agli animali, ma nei fatti lasciando la possibilità di eseguire qualsiasi procedura; infatti circa l’80% degli esperimenti viene autorizzata tramite un semplice meccanismo di silenzio assenso, non subendo nessun controllo o valutazione retrospettiva; la restante percentuale comporta il rilascio, da parte del Ministero della Salute, di un’autorizzazione specifica per il progetto in quanto preveda l’uso di animali vivi o in campo didattico o senza anestesia (rappresentano il 15% circa), oppure l’utilizzo di cani, gatti e primati non umani.

La legge attuale, che a breve verrà sostituita grazie al recepimento della Direttiva 63/2010UE, non pone limite al livello di sofferenza che è possibile infliggere durante l’esperimento, non prevede controlli nè ispezioni obbligatorie o valutazioni etiche nella fase di progettazione e al termine dell’esperimento, analisi che, invece, attraverso un meccanismo di costi-benefici, limiterebbero fortemente l’uso di animali ed eviterebbero il finanziamento di progetti che non apportano risultati utili alla ricerca. Inoltre, non vengono presi in considerazione gli organismi geneticamente modificati, la cui regolamentazione è sempre più urgente e sono indicate condizioni di stabulazione minime senza nessun arricchimento ambientale.

A tal proposito, si sottolinea come le condizioni di stabulazione influiscano anche sul risultato della procedura, infatti gli animali mantenuti in cattività nei laboratori mostrano chiari segni di stress psicologico, fisiologico e comportamentale predisponendo il corpo dell’animale all’insorgenza di patologie che si traducono in variabili non deducibili nei risultati sperimentali (1).

La sperimentazione animale ha comportato, e continua a farlo, grandi errori e ritardi nella scienza, diventando la quarta causa di morte negli U.S.A. per reazioni avverse ai farmaci non individuate durante la sperimentazione pre-clinica sull’animale; inoltre solo l’8% dei farmaci passa la fase clinica sull’uomo, con un indice di insuccesso altissimo (2) e un ingente spreco di fondi e menti. Un’indagine statistica, condotta tra il 1991 e il 2000, ha dimostrato come solo il 10% dei farmaci che riusciva a passare ai test clinici, veniva, poi, approvata dalle farmacopee europee e americane (3).

Nel 2006 Mike Leavit (US Secretary of Health and Human Services) ha sottolineato, in un comunicato stampa, l’alto indice fallimentare legato a questo campo della ricerca: « Al momento, il 90% delle nuove molecole che passano ai test clinici fallisce, questo è dovuto alla inaffidabilità dei test condotti sugli animali sulla quale si basa la predittività per l’uomo » (4).

Inoltre, della piccola percentuale dei nuovi composti che passa alla fase clinica, più della metà mostra effetti avversi non diagnosticati durante i test precedenti e vengono, quindi, eliminati o modificati nella etichettatura di vendita (5).

Al momento attuale vi sono molte importanti scoperte mediche che non vengono accettate perché non possono essere “provate” da test su animali, benché siano solidamente basate sull’evidenza clinica. Un esempio è la scoperta che un basso livello di radiazione su di un padre o una madre può causare la leucemia nei discendenti, anche se la radiazione avviene prima del concepimento, ma questa scoperta non è confermata da esperimenti animali.

Per quanto riguarda l’ambito genetico, bisogna considerare come la differenza intra-specifica nell’uomo è dello 0,1% con differenze fenotipiche evidenti e molteplici differenze ultra-strutturali, tanto che farmaci identici hanno effetti diversificati su individui di aree geografiche diverse o con abitudini diverse. Ma si sperimenta su animali distanti da noi anche del 15%, con conseguenze catastrofiche nell’espressione genica che sempre più si distanzia da quella umana.

Gli errori dovuti alla differenza nucleotidica aumentano in misura esponenziale se viene preso in considerazione anche il prodotto della trascrizione (le proteine), infatti, le differenze genetiche si traducono in una reazione a cascata che aumenta, ad ogni passaggio, le possibili combinazioni dei parametri variabili, ricadendo in un vortice di errori. Inoltre viene del tutto trascurata l’influenza del DNA non codificante che, invece, secondo gli ultimi studi ha un ruolo rilevante (6).

I segnali di un cambiamento sono molteplici tra cui: il bando totale dei test cosmetici su animali del 2013, la regolamentazione REACH (7FP), la DG enterprise europea per i metodi alternativi, il progetto Horizon 2020 e le critiche al modello animale in recenti pubblicazioni scientifiche.

Esistono, e molti sono in fase di validazione, metodi alternativi alla sperimentazione animale; essi vengono definiti tramite il principio delle 3R: Replacement, Reduction e Refinement. Tra i metodi sostitutivi più noti ci sono le tecniche in vitro (il cui inquadramento nel mercato finanziario è al momento di 49.2 miliardi di dollari e diventerà di 69 miliardi entro il 2017), le analisi chimiche, la ricerca clinica (su materiale biologico umano, analisi genetiche, tecniche di imaging), studi epidemiologici, dimostratisi fondamentali nella lotta al cancro, modelli bioinformatici e nuove tecnologie come microcircuiti cellulari per indagini di tossico e farmaco cinetica o dinamica, organi bioartificiali ( programma Organ on a chip; NIH-DARPA-FDA di 132 miliardi di dollari) e il data sharing (infatti la competitività aziendale in ambito chimico e farmaceutico, comporta, spesso, la mancanza di diffusione di dati).

L’approccio verso tali metodi non deve essere concepito come rapporto 1:1 con quelli che si basano su modelli animali, ma come una strategia integrata che prenda in esame un set di test. I metodi alternativi seguono un iter di validazione lungo, che impiega mediamente 10 anni per essere approvato, infatti il metodo deve essere riconosciuto a livello internazionale e validato dal Centro della Commissione europea per la validazione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale — ECVAM.

1 BALCOMBE-BARNARD-SANDUSKY, Laboratory routines cause animal stress, in Contemporary Topics

in Laboratory Animal Science, 2004, 43, 6, 42-51.

2 PIPPIN, The Need for Revision of Pre-Market Testing: The Failure of Animal Tests of COX-2

Inhibitors, Washington, DC, Physicians Committee for Responsible Medicine, 20053 KOLA-LANDIS, Can the pharmaceutical industry reduce attrition rates?, in Nature Reviews Drug

Discovery, 2004, 3, 711-715.

4 U.S. FOOD AND DRUG ADMINISTRATION, Press Release, FDA Issues Advice to Make Earliest Stages

of Clinical Drug Development More Efficient, January 12, 2006.

5 U.S. GENERAL ACCOUNTING OFFICE, FDA Drug Review: Postapproval Risks 1976-85,Washington,

DC, US General Accounting Office, 1990.

6 Etka Khurana, Integrative Annotation of Variants from 1092 Humans: Application to Cancer Genomics, Science 4 October 2013: Vol. 342 no. 6154

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