emergency[2]EMERGENCY,  PIU’ DI CINQUANTAMILA PERSONE IN SOSTEGNO DI EMERGENCY. MA QUALCOSA SI MUOVE PER MATTEO DELL’AIRA, MARCO GARATTI E MATTEO PAGANI

IO STO CON EMERGENCY  questo lo slogan e la parola d’ordine della manifestazione che si è svolta oggi 17 Aprile in piazza S.Giovanni a Roma, a cui hanno aderito più di 50 mila persone accorse dopo un appello di Gino Strada – fondatore di Emergency – che dal web hanno sottoscritto più di 350 mila persone -  i manifestanti hanno voluto dare una testimonianza tangibile a volontari che da anni in modo gratuito hanno curato milioni di persone, in particolar modo i bambini, le parole servono, ma più che le parole servono le testimonianze fattive che sono arrivate in questi mesi ed anni dai volontari di Emergency e che riportiamo di seguito.

Nelle newsletter di qualche giorno fa gli esponenti di Emergency scrivenvano:”Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Per sollecitare l’attenzione al caso e la solidarietà nei confronti dei nostri colleghi e della associazione di fronte ad accuse tanto assurde, Emergency ha lanciato un appello sul proprio sito www.emergency.it: IO STO CON EMERGENCY.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi Emergency ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso”.

Questi alcuni degli interventi degli ospedali di Emergency in Afganistan ed altri paesi del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche in Italia, come è successo pochi giorni fa a Palermo.

Dal nostro ospedale a Lashkar-gah

Il mattino del 29 gennaio a Lashkar-gah, nel sud dell’Afganistan, un kamikaze si è fatto esplodere contro una guesthouse locale, alcuni razzi sono stati sparati sulla città ed è scoppiata una sparatoria tra taliban e militari agfani.

All’ospedale di Emergency di Lashkar-gah sono stati portati 5 pazienti, feriti perlopiù da schegge dell’esplosione, e un bambino arrivato morto colpito da una scheggia alla testa.

Per più di un’ora elicotteri della Nato hanno sorvolato la città, verso la quale sono affluiti convogli delle forze britanniche di Isaf.

serv_civ_emergency[1]Emergency saluta Howard Zinn, morto a Santa Monica il 27 gennaio scorso

Il 27 gennaio è morto Howard Zinn, il più importante storico degli Stati Uniti e un grande amico di Emergency. Dopo aver combattuto nella seconda guerra mondiale, ha dedicato la sua vita a combattere le guerre.Per Emergency Howard è stato un grande amico e un grande maestro. Le sue testimonianze contro la guerra – le parole di una persona che la guerra l’aveva anche fatta – ci  hanno insegnato moltissimo. Ci è stato vicino, per anni, con i suoi scritti e con la sua adesione convinta al nostro lavoro. Ci mancherà il suo sguardo sul mondo, appassionato, impegnato e umanissimo.

Il Sudan e i nove paesi confinanti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centro Africana, Ciad, Libia, Egitto: un’area grande tre volte l’Europa, dove i bisogni sanitari sono drammatici e le risposte scarse e inadeguate. Per gli oltre 300 milioni di abitanti di questa immensa regione dell’Africa non esiste un ospedale cardiochirurgico gratuito e di elevata qualità: Emergency lo sta realizzando. Si chiamera’ “Salam”, in arabo “pace”, perche’, attraverso la condivisione dei piu’ avanzati risultati della scienza medica, li’ si contribuira’ a rendere concreta “l’eguaglianza in dignita’ e diritti” di ciascun essere umano.   Il Centro di cardiochirurgia di Khartoum nasce per dare una risposta alle migliaia di persone affette da patologie cardiache – in particolare malformazioni congenite e patologie valvolari originate da febbri reumatiche – che non avrebbero altre possibilita’ di essere operate gratuitamente da un’equipe altamente specializzata.

UN CUORE “GROSSO COSI’”

13 nov 2009

Meleti ha 29 anni, e’ eritrea e ha un cuore “grosso cosi’”. Nel vero senso della parola. La patologia che ha sviluppato, e che richiede ora un intervento chirurgico di sostituzione valvolare, ha fatto assumere ad uno dei suoi atri – da solo – la dimensione di un piccolo melone di quasi 12 centimetri di diametro.

Quello di Meleti – paziente del Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan – sebbene ragguardevole per le dimensioni, non e’ purtroppo un caso isolato. Le conseguenze non diagnosticate ne’ tanto meno curate per tempo della febbre reumatica in questa regione del mondo hanno simili conseguenze. Questo e’ un problema che il Centro Salam sta contribuendo a mettere ancora piu’ a fuoco con la propria attivita’ a livello regionale.

ospedale_di_emergencyNobel per la pace e criminali di guerra

14 febbraio 2010. Da ieri l’ospedale di Emergency a Lashkar-gah, nel sud dell’Afganistan, è in attesa di ricevere le vittime dei bombardamenti delle forze anglo-americane che da due giorni colpiscono il villaggio di Marjah, situato a circa 50km a sud ovest dal capoluogo della provincia di Helmand.

Al nostro staff è stato comunicato che decine di vittime civili in gravi condizioni non riescono ad essere trasferite agli ospedali a causa dei posti di blocco militari che impediscono anche il passaggio di vetture per il trasporto dei feriti. Ci risulta che, a questa mattina, già 6 di loro sono morti perché ne è stata impedita l’evacuazione

Tra i pochi riusciti a raggiungere l’ospedale di Emergency anche un bambino di 7 anni colpito al petto da una pallottola e immediatamente operato.

Emergency denuncia questi gravissimi crimini di guerra perpetrati dalle forze della coalizione internazionale guidate dagli Stati Uniti e chiede che venga aperto un corridoio umanitario per garantire una pronta assistenza ai feriti.

Dal nostro ospedale a Lashkar-gah

24 febbraio 2010

Stavamo per andare a casa, verso le 8 di sera, quando ci chiamano dal Pronto Soccorso del nostro ospedale: sono arrivati due feriti, uno da proiettile e uno da scheggia, stabili ma con ferite vecchie di 7

giorni.

Quando arriviamo, c’è una macabra sorpresa: due bambini, fratelli, seduti sulle sedie con una mano ciascuno bendata e sporca di sangue. Il più grande, Majeed Gul, ha 7 anni, e ha perso un dito della mano destra. Il più piccolo, Ghami, ha 5 anni e ha perso un dito della mano sinistra. Sono troppo stanchi e spaventati per lamentarsi del dolore.

Il padre, un omone enorme, è riuscito ad uscire da Marjah solo oggi e ha fatto un viaggio pericoloso e lungo per poter portare i suoi due bambini al nostro ospedale. Si fermerà anche lui per la notte, ormai fuori è buio e lui è stremato. I suoi bambini riceveranno le cure necessarie, in un ambiente pulito, accuditi da staff preparato, insieme ad altri bambini con altre bende in altre parti del corpo. Sperando che ciò possa alleviare almeno un po’ l’orrore che hanno respirato nell’ultima settimana.

Dal nostro ospedale a Lashkar-gah

3 Marzo 2010

Sono arrivati all’ospedale di Emergency a Lashkar-gah alle 19.15, con il loro papà Anar Gul, tramortiti dalle ferite e dallo spavento.

Bambini come tutti i bambini del mondo, che in giardino giocano tra loro. Solo che in questo paese nei giardini delle case si possono trovare oggetti molto strani, che suscitano la curiosità soprattutto dei più piccoli. Uno di loro ha cominciato a tirare sassi all’oggetto sconosciuto, ma visto che nulla succedeva, ha pensato di dargli fuoco con un accendino trovato chissà dove. L’ordigno è esploso, e ha ucciso subito Masullah, 6 anni e Safiullah di 11.

Sharifullah, 7 anni, è arrivato da noi pieno di schegge su tutto il corpo. Ed insieme a lui, è arrivata la sorella, Rahmat Bibi, con due brutte schegge che le hanno perforato la pancia. I chirurghi l’hanno operata subito, la mascherina per l’ossigeno era quasi più grande del suo faccino.

Perché Rahmat Bibi ha circa 1 anno. E ha già incontrato la follia della guerra.

Dal nostro ospedale a Lashkar-gah

Oggi siamo contenti.

Roqia, Gulalay, Said Rahman, Khudainazar, Fazel, Ali Mohammed, Akter Mohammed, Majeed Gul, Ghami, Najibullah, ricoverati nelle passate settimane all’ospedale di Emergency, sono stati dimessi e stanno bene.

Naquibullah, l’ometto di 7 anni, finalmente ha sorriso dopo una seduta di solletico, nonostante abbia perso una gamba. Ora gira nelle corsie sulla sedia a rotelle per salutare gli altri pazienti: chissà se pensa ai suoi due fratelli che sono morti durante l’attacco a Marjah. Per tutto il tempo del ricovero, Sharifullah, 8 anni, ha letteralmente “protetto” la sorellina Rahmat Bibi di un anno, che si calma solo quando è abbracciata a lui. Per fortuna oggi è arrivata anche la mamma di Bibi, che così ha potuto allattarla: in questi giorni la piccola ha rifiutato qualsiasi cosa le venisse offerta, dal latte in polvere ai dolcissimi frullati di frutta.

Non la vedevamo dal giorno del ricovero di Bibi. Si è scusata con le infermiere per l’assenza: nel frattempo, ha dovuto seppellire gli altri due suoi bambini morti nello stesso “incidente”.

emergency_2A Lashkar-gah, dove si rischia la vita anche per una gita in famiglia

Una mina salta in aria al passaggio di un’automobile. A bordo, una famiglia che sta andando a trovare il nonno. Solo la metà dei 6 passeggeri sopravvive all’esplosione.

Una donna con la suocera venuta in città per dare una mano alla famiglia, suo cognato, i 2 figli e il nipote dodicenne. Erano pigiati in 6 in una macchina, quando all’improvviso la loro auto è saltata in aria su una mina.

Sono arrivati all’ospedale di Emergency a Lashkar-gah nel primo pomeriggio. La madre aveva una gamba fratturata, ferite multiple e un pezzo di mina conficcato in un occhio. La figlia aveva abrasioni su tutto il corpo e una grave frattura del cranio. Il nipote, per fortuna, se l’era cavata con la rottura del naso e una ferita al viso. Il cognato e la suocera della donna non sono mai arrivati in ospedale: per loro non c’era nulla da fare. Li hanno ritrovati già morti lungo la strada.

Anche la bambina è morta, ma la mamma ancora non lo sa. Sono passate quasi tre settimane e i parenti non hanno ancora avuto il coraggio di dirglielo. Ora la donna sta meglio: ci vede, le sue ferite si sono chiuse e finalmente abbiamo tolto la trazione alla gamba. Nei prossimi giorni se ne andrà a casa.

Bombe al mercato di Babaji

Il 31 marzo abbiamo iniziato a ricevere i feriti di un’esplosione avvenuta nel villaggio di Babaji, a mezz’ora di macchina da Lashkar-gah. Era giorno di Mellà, il mercato tradizionale che si sposta ogni giorno in un villaggio diverso.

Improvvisamente, in mezzo alla folla, c’è stata una violentissima esplosione e poi urla, grida e sangue dappertutto.

La prima ambulanza ha portato all’ospedale di Emergency 6 bambini, feriti e terrorizzati. Gambe, braccia, mani, visi pieni di sangue e bende. Non uno che piangesse. Abbiamo perso il conto delle ambulanze che sono entrate dal nostro cancello.

L’ultima ha trasportato Noor Ali, sette anni, due ferite sulla natica e sulla coscia destra. Era alla fiera anche lui con suo padre, per comprare delle pecore. All’improvviso c’è stata l’esplosione: tra la gente che scappava urlando, ha visto il padre, illeso, e l’asino con cui erano arrivati a terra, morto. Noor Ali era inconsolabile, ma non per il dolore: nell’esplosione avevano perso il bene più importante per la sua famiglia.

In tutta la giornata, abbiamo ricevuto 29 pazienti, 20 sono stati operati, 9 sono astati medicati e torneranno fra due giorni per i controlli del caso. Dei 20 ricoverati, 11 sono bambini.

Dal nostro ospedale a Lashkar-gah

Lo sfogo di Gino Strada oltre che comprensibile è molto evidente: “Perché la violenza contro di noi?”. Gino Strada ha parlato di “un atto di profonda inciviltà, usare violenza contro Emergency e il suo personale, contro un ospedale, i pazienti. C’è gente che ha percorso oltre 600 chilometri per raggiungerci a Kabul. Ora l’ospedale è chiuso ma la popolazione ne ha bisogno. Questa è inciviltà totale, profonda. Emergency – ha proseguito – ha subito violenza anche in Italia. Ma non smettiamo di dire quello che la politica ha scordato di dire.

E’ o non è un problema la guerra? Come farla sparire è un problema che dobbiamo porci. Sono stufo di ricevere insulti da chi non si sforza neanche a pensare. Politici e pseudogiornalisti hanno lanciato calunnie. Perché ci trattano così? Perché pensano che siamo nella parte avversa alla loro ma noi non siamo da nessuna parte, siamo solo contro l’idea di ammazzare altre persone”. Il fondatore della ong ha poi fatto il punto sulle trattative diplomatiche in corso per liberare i tre italiani e ha annunciato che l’inviato speciale del Segretario delle Nazioni Unite per l’Afghanistan ha intenzione di collaborare per ottenerne il rilascio.”

Sembrano quindi aprirsi spiragli per la liberazione. Sarebbe un gesto di chiarezza per porre fine a sofferenze inutili per chi dedica la propri vita  salvando quella degli altri.

a cura di:

Giorgio De Santis

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