“I MEDIA IGNORANO LE NOTIZIE ANTI-OGM” DENUNCIA MARIO CAPANNA PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE DIRITTI GENETICI.

Sotto accusa la non applicazione della clausola di salvaguardia contro la coltivazione degli OGM.

Mario Capanna della Fondazione Diritti Genetici accusa le principali testate nazionali di avere ignorato molte notizie sul fronte anti-ogm.

Le maggiori testate giornalistiche e televisive italiane, con la sola eccezione delle agenzie di stampa, hanno omesso “informazioni di interesse pubblico” – quelle riguardanti i temi di Ogm -  non rispettando “i principi del pluralismo culturale e della tutela del consumatore”.

Questa la denuncia Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, in una lettera inviata ai direttori dei principali quotidiani e telegiornali nazionali e per conoscenza anche al presidente della Commissione di vigilanza Rai Sergio Zavoli e al presidente dell’AgCom Corrado Calabrò.

Secondo Capanna l’informazione italiana ha ignorato due fatti di interesse generale. La richiesta unanime dei presidenti delle Regioni al Ministro dell’agricoltura Galan (con la sola astensione di Formigoni) di applicare la clausola di salvaguardia contro la coltivazione di Ogm in Italia.

Emerge inoltre un altro aspetto che riguarda la notizia relativa al conflitto di interessi della presidente del Consiglio di amministrazione dell’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), Diana Banati, che  ricopre contemporaneamente la carica di membro del Cda dell’Ilsi (International Life Sciences Institute), associazione che riunisce oltre 400 aziende dell’agroalimentare tra cui le multinazionali degli Ogm Monsanto e Basf.

“Entrambi i fatti erano stati ampiamente ripresi dalle agenzie di stampa – spiega il presidente della Fondazione Diritti Genetici – ed era evidente la loro rilevanza giornalistica, visto che si trattava di notizie di interesse generale e di attualità”.

Le omissioni “sono in evidente contrasto – scrive Capanna – con i principi ai quali tutte le testate di informazione dovrebbero ispirarsi – spiega Capanna – e che, in ogni caso, rappresentano un obbligo per lo spirito e le funzioni del servizio pubblico radiotelevisivo”. “Per questo sollecitiamo – conclude il presidente della Fondazione Diritti Genetici – una prossima ed efficace diffusione di entrambe le notizie”.

Le dimissioni di Diana Banati da componente del cda dell’International life sciences institute (Isli) soddisfano parzialmente la Fondazione diritti genetici (Fdg), unica voce in Italia a essersi levata contro il palese conflitto d’interessi di cui è stata protagonista la presidente del cda dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Secondo Mario Capanna, presidente della Fdg, «resta infatti aperta la questione della sua riconferma all’Efsa nel ruolo per cui avevamo chiesto le sue dimissioni». L’annuncio dell’abbandono della carica ricoperta per sette anni in seno all’Isli (che ha sede negli Stati Uniti e che riunisce oltre 400 aziende dell’agroalimentare tra cui le multinazionali produttrici di Ogm Monsanto e Basf) è avvenuto nella prima riunione del cda dell’Efsa dopo la riconferma a presidente  ottenuta dalla Banati il 21 ottobre scorso.

Infatti le dimissioni sono giunte con notevole ritardo rispetto alla denuncia di José Bové, vicepresidente della commissione agricoltura del Parlamento Ue, che il 29 settembre scorso evidenziò il “legame” tra le multinazionali biotech e l’Autorità cui spetta il compito di valutare la “sicurezza” dei loro prodotti. all’inizio di questo mese. «L’abbandono del cda dell’Ilsi – ha rincara Capanna, che il 26 ottobre scorso dalle nostre pagine aveva denunciato il silenzio dei media sulla vicenda – non risolve il problema, semmai lo rende ancora più evidente, visto che con la sua decisione la professoressa Banati ha nei fatti ammesso la presenza di un evidente conflitto di interessi».

Il consiglio dell’Authority con sede a Parma ha ribadito che «l’indipendenza scientifica costituisce uno dei cardini del sistema di valori e principi fondamentali dell’Efsa». Pertanto ha stabilito che, per evitare percezioni errate della relativa

funzione, il presidente debba astenersi dal ricoprire incarichi gestionali o altre posizioni influenti in seno a organizzazioni portatrici di interessi particolari all’interno della filiera alimentare. «Nonostante queste rassicurazioni – conclude Capanna – l’indipendenza scientifica dell’Efsa è ormai stata screditata, e a questo punto non possiamo fare a meno di porci una domanda: ben vengano le dimissioni della Banati dall’Ilsi, ma quando arriveranno quelle dall’Authority europea?

Dalla sua creazione nel 2002, l’Efsa ha ricevuto dalle industrie agroalimentari 119 domande di autorizzazione o ri-autorizzazione per organismi geneticamente modificati. Più della metà (69) sono ancora allo studio, mentre si è pronunciata su 42. sempre positivamente.

Anche associazioni come Friends of the Earth e Greenpeace contestano l’indipendenza dell’Agenzia, a partire dal suo membro del comitato scientifico Harry Kuiper, il quale è stato coordinatore dal 2000 al 2003 di un programma di ricerca europeo cui hanno partecipato Monsanto, Bayer CropScience e Syngenta.

G. De Santis

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