RANDAGISMO, IN SPAGNA HANNO “RISOLTO IL PROBLEMA” CON I CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER ANIMALI  www.tiscali.it

 

Se esiste l’inferno nel mondo degli animali una delle bolge più atroci è sicuramente quella delle “perreras” spagnole. Si tratta di “canili” che in realtà null’altro sono se non luoghi di raccolta di cani e gatti in attesa di essere soppressi. In Spagna i cani portati nella perrera dai proprietari, vengono uccisi dopo 10 giorni di detenzione, quelli randagi, dopo 20 giorni, ma la maggior parte di loro non arriva al giorno della soppressione, perché muore prima di malattie, di fame e sete. In qui pochi giorni di sosta a questi esseri senzienti (quindi in grado di provare sentimenti e sensazioni) viene negata non solo la libertà, ma, prima di tutto, la dignità di vivere. Praticamente accatastati uno sull’altro, come rifiuti di una discarica, ogni tanto qualcuno si degna di gettare nel girone infernale acqua, pane e un po’ di rape. Quanto servirebbe per dieci cani, viene concesso a più di cento tra gatti e cani. Istinti primordiali di sopravvivenza fanno scoppiare combattimenti mortali dove cani, un tempo blanditi dai proprietari e abituati a una cuccia, se non a un divano, si scatenano nel mordere a sangue per lambire un goccio d’acqua o raggiungere una briciola di pane raffermo.

 

Per la Spagna è la soluzione al randagismo – Le autorità spagnole hanno deciso di affrontare il problema del randagismo e della pericolosità dei cani in strada in questo orribile modo e proprio i comuni stessi, pagano 80 euro per fare “sparire” un animale. Le perreras spagnole sono veri e propri campi di concentramento dove gli animali si massacrano per un torsolo di mela o per il tentativo di un accoppiamento. Maschi e femmine in calore vengono ammassati uno sull’altro dando luogo, tra la fame, la sete e le malattie, a comportamenti di aggressività inaudita, spesso messi a tacere dal “boia” di turno, infastidito dal rumore, con bastonate che spaccane crani come meloni.

 

Anche in America i randagi hanno vita difficile – La Spagna non è l’unico paese dove i cani e i gatti sono soppressi dopo un certo numero di giorni alla fine dei quali nessuno li reclama. Quasi tutti gli Stati della civile America hanno regole simili, ma un conto è sostare in un canile americano dove non mancano igiene, cure, spazi adeguati, cibo e acqua a volontà e il diuturno lavoro dei volontari per cercare di fare adottare il maggior numero di animali, un conto è finire in una perreras spagnola. Sì certo, la fine, dopo qualche giorno, è la morte in entrambi i casi, ma nel caso delle perreras la morte inizia fin dalla prima ora di sosta e finisce spesso con quattro badilate e il carro della spazzatura che sbatte il cadavere nella discarica. Esiste una dignità anche nella morte.

 

Serve una soluzione reale – Come ha accertato Stoppa, in un servizio di “Striscia”, 30.000 cani ogni anno finiscono così nella penisola iberica. Per questo sono nate varie iniziative di associazioni italiane, dall’ENPA a “Una zampa per la Spagna”, ma la più interesante potrebbe essere quella dell’AIDAA che si è rivolta al Parlamento Europeo per ottenere la condanna della Spagna per la mancata ratifica della Convenzione Europea dei diritti degli animali di compagnia.

 

di Oscar Grazioli

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FONTE : http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/grazioli/2011/04/randagismo-spagna-perreras.html

 

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