BOTTICELLE ROMANE: PASSANO I SINDACI, DI DESTRA E DI SINISTRA, MA RIMANE LA CRUDELTA’ NEI CONFRONTI DEI CAVALLI.

 

Siamo a Pasqua e il ponte, complice anche il bel tempo, farà muovere milioni di persone. Una delle mete preferite dai turisti nazionali e internazionali ovviamente è Roma. Quel “ovviamente” ha ragione d’essere per una serie convincente di motivi. Nella nostra capitale si può trovare tutto, dal ristorante di lusso all’osteria del Testaccio, dal museo etnografico alle maestose cattedrali, dai mercatini rionali a Porta Portese (che di romano però conserva pochino), dalla storia antica alla storia moderna, dalla discoteca alla moda al Luna Park per bambini.

 

Magari un punto a sfavore sono gli alloggi. Nella capitale è noto che gli alberghi sono tutt’altro che a buon mercato. Nonostante questo i turisti invaderanno Roma, il Colosseo e i Fori Imperiali. Naturalmente verranno subito attratti da quelle che i romani chiamano “le botticelle”, le tipiche carrozze a cavallo capitoline che, negli ultimi anni, sono state oggetto di feroci polemiche tra il mondo animalista, la sparuta (ma potentissima) lobby dei conduttori e il comune. In “Nestore, l’ultima corsa“ Sordi ha immortalato la figura di Gaetano, vecchio vetturino a fine carriera, che cerca di salvare il suo cavallo dal mattatoio.

 

Un esempio di rispetto verso il cavallo, senza il quale l’uomo sarebbe ancora con la clava in mano. E per tributargli il massimo onore, i sindaci che si sono avvicendati alla guida del comune ne hanno escogitata una più del diavolo. Da Veltroni con la norma che imponeva l’applicazione delle mutande ai cavalli dei botticellari, perché i commercianti si lamentavano per l’odore delle scibale d’estate, ad Alemanno che non ci ha mai sentito sul problema dei ronzini spremuti sull’asfalto torrido. Forse perché non votano, a differenza dei vetturini che, più passa il tempo, e più diventano arroganti e maneschi.

 

Ora anche letteralmente vigliacchi e odiosi. Pochi giorni fa, una disabile, volontaria dell’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali, ha denunciato di essere stata aggredita il 2 di aprile a piazza Venezia proprio da un vetturino. La signora, munita di stampelle a causa della sua invalidità, era in strada a distribuire volantini proprio contro le botticelle. Il conduttore della botticella le avrebbe sputato addosso prendendola poi a spintoni. L’Oipa si batte da anni, per l’abolizione di questo strumento di tortura che massacra cavalli su asfalto e sampietrini con 40 gradi all’ombra, in mezzo al traffico di una città caotica, con il risultato che ci scappano anche morti e feriti (umani e non solo equini).

 

Bernard Shaw diceva che “nel nome delle tradizioni si commettono i crimini più atroci “. Mentre, in altre città storiche, le amministrazioni hanno concesso il giro in carrozza, ma solo in certi orari e solo in parchi dove piante secolari garantiscono l’ombra tutto il giorno su un sentiero fatto di morbida terra, il comune capitolino si ostina a fregarsene. Passano i sindaci, di destra e di sinistra, ma rimane la crudeltà nei confronti dei cavalli. Buona Pasqua a tutti.

 

Oscar Grazioli

www.tiscali.it

 

 

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