In Italia sono 900mila gli animali che ogni anno vengono usati per la ricerca. Sottoposti a dolorose sperimentazioni, alla fine delle procedure devono essere soppressi: sono meno dello 0,1% quello che vengono salvati

 

ROMA
La proiezione di un filmato che racconta la storia del salvataggio di una famiglia di scimmie Uistitì dall’incubo della sperimentazione e il loro arrivo nella nuova casa, il giardino faunistico dell’Abatino, in provincia di Rieti.

 

Così la Lav ha voluto simbolicamente inaugurare la propria nuova sede, in viale Regina Margherita a Roma. Mamma Estella, papà Josè e i loro piccoli Consuelo ed Esteban, scossi dalla dolorosa esperienza della vita in laboratorio e da un lungo viaggio, sono giunti nell’oasi faunistica reatina chiusi in una scatola: il loro arrivo è stato ripreso in un filmato inedito che mostra il senso di spaesamento iniziale e l’adattamento a una nuova, più sicura, condizione di vita.

 

Originarie delle foreste tropicali del Brasile, queste scimmie sono fra le specie più utilizzate nei laboratori di sperimentazione perchè di piccole dimensioni e molto prolifiche anche in cattività. Non possono essere reimmesse in natura perchè non potrebbero sopravvivere, ma godono di buona salute e hanno mostrato di adattarsi velocemente alla nuova vita. Nel centro che le ospita, spiega la Lav, sono presenti anche numerosi altri animali scampati ai laboratori, per lo più scimmie, che ancora oggi riportano il segno tangibile del loro triste passato: il numero con cui erano catalogate per le sperimentazioni tatuato sul petto. In Italia- ricorda l’associazione ambientalista- sono 900mila gli animali che ogni anno vengono usati per la ricerca. Sottoposti a dolorose sperimentazioni, alla fine delle procedure devono essere soppressi: sono meno dello 0,1% quello che vengono salvati.

 

Fonte : http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=2137&ID_sezione=339&sezione=

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