Oggetto: Audizione del 4 aprile 2012 circa l’indagine conoscitiva sulle proposte di legge C 4662 Valducci e abbinate recanti delega al Governo per la riforma del Codice della strada, di cui al Dlgs.285/1992.

 

Abbiamo letto con grande interesse la Sua audizione i cui contenuti condividiamo sia, in particolare, per quanto riguarda l’ipotesi di trasformare il Codice della Strada in una legge-quadro, delegificando tutte le norme tecniche, sia per quanto attiene le sanzioni, che dovrebbero essere maggiormente parametrate ad aspetti concreti di pericolosità dei comportamenti di guida, inserendo principi di “risk management” anche nel legiferare, oltre che nell’operare Anche sull’omicidio stradale nutriamo le stesse Sue perplessità: occorre, al riguardo, una più approfondita riflessione.

La nostra preoccupazione, pertanto, non riguarda ciò che è presente nel contenuto della Sua audizione, quanto ciò che in essa è assente e non viene trattato.

Se è vero che la sicurezza in strada la si realizza intervenendo su tre punti fondamentali (infrastruttura strada, comportamenti di guida e mezzo), nella Sua audizione non troviamo cenno alcuno alla sicurezza della strada ed alle sanzioni, oggi inesistenti, per la cattiva tenuta delle strade da parte degli Enti proprietari delle stesse.

Ciò nonostante il fatto che la giurisprudenza della suprema Corte di Cassazione sia mutata profondamente in questi ultimi anni, passando dalla vecchia fattispecie dell’ “insidia stradale”, per la quale il danneggiato doveva dimostrare la colpa dell’Ente gestore della strada, alla responsabilità per cose in custodia (art. 2050 c. c.) in base alla quale la colpa dell’Ente viene presunta con inversione dell’onere della prova, al pari di ciò che avviene per la guida di un autoveicolo (si veda sentenza Corte di Cassazione n.169 del 23/01/2009).

Noi riteniamo che la maggiore severità dimostrata dalla Corte di Cassazione dovrebbe essere ripresa nel testo del nuovo Codice e, del pari, essere sanzionato il fenomeno ormai diffusissimo delle strade maltenute, particolarmente nella viabilità locale a carico degli Enti proprietari, seguendo quei criteri di risk management da Lei opportunamente richiamati per i comportamenti di guida pericolosi.

Un altro autorevole parere della Corte dei Conti del Lazio n.21/11 rafforza quanto precedentemente detto dalla Suprema Corte ; con esso si impone la messa in sicurezza delle strade indipendentemente dalla presenza di fondi a ciò destinati.

I magistrati contabili affermano infatti che “la sicurezza stradale e la tutela dell’integrità fisica della persona non sono interessi comprimibili in ragione della limitatezza delle risorse finanziarie dell’Ente ,che deve calibrare le proprie potenzialità economiche in modo conforme alle necessità del territorio ,anche di quelle che si presentano come situazioni di emergenza ampiamente prevedibile”.

In conclusione la Corte dei Conti afferma: ”…l’unica forma di sana e corretta gestione finanziaria dell’ente al cospetto di un accrescimento del contenzioso per risarcimento danni da circolazione stradale cagionati da carente manutenzione viaria, consiste nel porre in sicurezza le strade e nel programmare interventi ordinari e straordinari di manutenzione della rete stradale attingendo non solo dalle risorse disponibili che derivano dagli introiti delle sanzioni amministrative pecuniarie ma anche a risorse straordinarie individuate ad hoc mediante economie di bilancio e compressione di altre spese correnti non necessarie.”

Purtroppo il cosiddetto “federalismo stradale” non ha dato buoni risultati e, anche su questo aspetto, occorrerebbe effettuare una riflessione, per far ritornare ad Anas quantomeno le strade nazionali di maggiore importanza , già trasferite alle Regioni che, a loro volta, in assenza nella maggior parte dei casi di strutture ad hoc, le hanno “rigirate” alle Province: con la profonda revisione di queste ultime, che fine faranno circa 120.000 km di strade attualmente in mano ad esse (di cui circa 30.000 ex nazionali)?

L’Anas ha strutture sul territorio ( Compartimenti) quale migliore Federalismo che affidare le strade a chi ha capacità e know-how?

Bisogna accompagnare a questo i relativi finanziamenti che oggi vengono distribuiti alle Regioni e Provincie che non sempre impiegano tali risorse per riqualificare i rispettivi sistemi viari ed anzi spesso dirottano i finanziamenti su altri assi di spesa.

A nostro avviso le strade maltenute sono divenute ormai un problema di ordine pubblico, tale da essere segnalato ai Prefetti, anche in virtù del fatto che gli Enti ne rispondono in via continuativa, come di strutture in custodia, e non già, in via sporadica, come per la precedente

fattispecie di “insidia stradale”, ritenuta del tutto imprevedibile e quindi non sanzionabile preventivamente.

Noi, nella nostra veste di industriali delle dotazioni di sicurezza della strada, unitamente ad altri operatori quale ACI, tutti assieme riuniti nella Filiera Finco per la Sicurezza Stradale, Le chiediamo un incontro per meglio e più dettagliatamente esprimerLe quando qui esposto affinché nel nuovo Codice della Strada, revisionato secondo i criteri da Lei esposti, trovino spazio anche le nuove responsabilità degli enti proprietari delle strade già accertate dalla Cassazione, infliggendo sanzioni simmetriche a quelle operanti per i comportamenti di guida, con particolare attenzione ai casi di maggiore pericolosità, di cui le cronache ogni giorno ci danno resoconto.

Tutto ciò Le esprimiamo non solo come industriali operatori della sicurezza delle strade, ma anche avuto riguardo a tutte le industrie che sulla rete viaria italiana trasportano ogni giorno merci e persone, con riferimento particolare agli infortuni sul lavoro in strada, che registrano casi mortali pari a quelli che annualmente avvengono nei luoghi di lavoro senza che i datori di lavoro siano in grado di incidere minimamente sulla estrema pericolosità delle strade maltenute sulle quali tali incidenti mortali avvengono.

La ringraziamo per l’attenzione e restiamo fiduciosi in attesa di una Sua convocazione al riguardo.

 

Il  Presidente della Filiera per la Sicurezza Stradale Finco

 

Dottor Lino Setola

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