STATO FRAINTESO

 

Un ministro della Repubblica Italiana, un pezzo da novanta che denuncia pubblicamente il metodo del malaffare (“da un certo momento in poi in albergo o in caserma non ero tranquillo, mi sentivo spiato, controllato, in qualche caso persino pedinato”) – rompendo totalmente il muro di omertà proprio delle consorterie criminali, non si era mai visto.

In genere quando succede una cosa del genere, è perché chi viene beccato con le mani nel sacco non ha appigli sui quali poter costruire le menzogne per uscirne indenne. Se una tale denuncia viene fatta da un qualsiasi pregiudicato che in un modo o nell’altro utilizza la calunnia per vendetta o per scopi malvagi e truffaldini, allora si può dire di essere davanti ad un classico caso di manovre pseudo-massonico-criminali per delegittimare.

Nel codice non scritto delle cricche, chi è a conoscenza di informazioni compromettenti ha l’obbligo di dire la verità: (piuttosto ovvio, se no ti ammazzano.) Tale verità però deve essere messa a conoscenza solo tra i membri delle “associazioni”; chi non ne fa parte è completamente all’oscuro. Che la denuncia di Tremonti getti una luce piuttosto fosca sull’operato della Guardia di Finanza ha del clamoroso. Nei segretissimi salotti stuccati del potere, i rapporti tra membri di gruppi di pressione si reggono soprattutto su ricatti reciproci di appartenenza: io ti informo che questo o quest’altro ha fatto questo con chi e perché, ha detto o non ha detto questo o quello, è così, non è così etc. etc., (la cosiddetta “radio carcere”). Tu lo sai e da quel momento non potrai più parlare liberamente. Per sempre. A meno che uno non metta la propria vita a repentaglio. Chi è depositario dei tali verità potenzialmente potrebbe fare cadere un governo, la struttura socio-politico-finanziaria di una nazione, per non parlare delle ramificazioni internazionali, ammesso che sia creduto.

Per questo motivo esiste quel giornalismo che è emanazione del potere atto alla manipolazione delle notizie per rendere credibili le costanti smentite create ad arte affinché il pubblico capisca o non capisca. E siccome buona parte dei giornalisti sono al soldo dei consessi di gruppi di pressione, il linguaggio usato spesso è un sistema di messaggi in codice che arriva ai piani alti del potere, popolarizzandolo a dismisura.

Ora la Guardia di Finanza, in un tale contesto, viene - senza troppi giri di parole – accusata da un ministro in carica di incompetenza o, peggio ancora, di spionaggio nei confronti di quest’ultimo; Marco Travaglio in prima pagina del Fatto Quotidiano di Sabato 30 Luglio infatti scrive: “[E], siccome nessun finanziere sano di mente prenderebbe l’iniziativa di spiare il ministro da cui dipende il Corpo, non si scappa: a ordinare di spiarlo non può essere stato che il vertice. Il quale vertice, come ha raccontato Tremonti ai pm di Napoli, è diviso in due ‘cordate’: una fedele a lui e al fido Milanese (ex finanziere), l’altra a Berlusconi (quella che fa capo al generale Adinolfi): ‘Alcuni rappresentanti di quel Corpo sono in stretto contatto col presidente del Consiglio’.”

Indubbiamente accuse, pettegolezzi, calunnie varie sono la cronaca quotidiana di questo governo di individui con notevoli problemi di natura psichica, spesso – anzi quasi sempre - con comportamenti borderline, ma che un ministro in carica accusi chi si adopera per la sua sicurezza personale, non ha precedenti: cosa ci sarà dietro?

Tempo addietro, Massimo Maria Berruti ex capitano della Guardia di Finanza del nucleo speciale di polizia valutaria viene risucchiato nel vortice di quest’ambientino di personcine a modo che fanno capo al premier e alle sue consorterie dedite al malaffare, per aver scoperto e reso pubbliche denunce di tangenti Fininvest; un tutore della legge nelle sue funzioni ordinarie ha fatto quello che la coscienza e – presumibilmente – il giuramento al Corpo gli impone. Ed eccoci a quello che si diceva in partenza: le cricche e i suoi scherani, non appena varchi la soglia del potere, ti uccidono metaforicamente l’anima. Sei per sempre votato all’omertà, a tacere su quello che hai visto o sentito, e per ciò stesso sei ricattabile e ricattatore allo stesso tempo; troppo pericoloso per vivere una vita “normale”.

Sei un’istituzione governativa, rappresentata nell’idea di Stato, pertanto personaggio pubblico, come pubblico è il crimine che si fa Stato; e il capitano Berruti non ha perso tempo nell’aggiornare il suo curriculum per diventare parlamentare al soldo del premier: condanna per favoreggiamento e riciclaggio, tanto basta per essere irretito, con la sentenza assolutoria comprata dal premier per ingrossare le sue falangi di accoliti, baciapile e magna-magna (frasi retoriche, ma rendono l’idea meglio di qualunque altra elucubrazione).

Appare ovvio quindi che Tremonti si senta “spiato, seguito, pedinato e controllato”, la salute mentale nella rappresentazione politica berlusconizzata è un accessorio superfluo, e il minimo che ti può capitare è sviluppare una marcata mania persecutoria, e lo Stato berlusconizzato ti impone il suo malessere psichico dal quale sarai fintamente sollevato e riccamente ricompensato; ne sanno qualcosa persone come Ambra Angiolini, Sara Tommasi, ma soprattutto Virginia Sanjust, quest’ultima una delle prime giovani donne che ha dichiarato pubblicamente di essere stata “completamente rovinata, resa pazza” - nel senso di psichicamente danneggiata – dal premier.

Manie di persecuzione, danni psichici permanenti, impossibilità di rifarsi una vita (Virginia Sanjust asserisce di vivere in una comunità adesso, e di aver perso marito e figlio), questo il prezzo da pagare nel essere stati ”avvicinati” dalla piovra tentacolare, emanazione delle cosche al servizio del premier. Come volevasi dimostrare, il sistema del potere agisce per bloccare sul nascere una storia che rischiava di andare fuori dal controllo mediatico di regime; ad oggi 5 Agosto la macchina della manipolazione dell’informazione si muove compatta e la percezione generale di come viene alterata la notizia è che si tratta di una “forzatura giornalistica”, l’indagine si avvia verso l’archiviazione, e il governo degenere è sempre immune da qualsiasi colpa; i giornalisti dissidenti sono i veri colpevoli per aver fatto il loro dovere. Tremonti è stato frainteso; ma lui vive dentro uno Stato frainteso (con la esse maiuscola).

 

 

Marco Rossi. 

 

 

 

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