IL CANONE RAI E IL CANONE BLU.

La scorsa Domenica della Palme ho provato a far vedere alle mie figlie l’ennesima fiction Rai dal titolo: “Maria di Nazareth”.

Non voglio neanche commentare l’inizio della trasmissione in cui una donna vestita di blu intenso, senza velo e con capelli rosso amaranto comandava degli energumeni armati di mastini al guinzaglio con moschettone e collari appuntiti stile lotte clandestine fra cani.

“Rimuovendo” pietosamente la prima scena, peraltro mai sentita nella vita della Madonna, la mia attenzione si catalizza sul colore blu o azzurro delle vesti della protagonista e di vari personaggi.

La scena prosegue con un Giuseppe, decisamente troppo giovane, rivolgersi alla novella moglie Maria, la quale non aveva certo vent’anni ma era molto più giovane, affermando di essere entusiasta che lei possedesse vestiti blu e rosa….. per poi fare una cosa ulteriormente improbabile: una dichiarazione di amore.

Non voglio tediarvi sul fatto che allora, particolarmente in Palestina, le donne contavano poco più di una bestia da soma; che nessun uomo, eccetto il padre, il fratello o il marito, avevano l’ardire di rivolgersi direttamente ad una donna o una donna rivolgersi direttamente a chicchessia; che gli attori scelti per questa fiction, come in tutte le fiction Rai, sono dei bei giovinetti da fotoromanzo, magari castano chiaro con gli occhi chiari, di certo alieni nella Palestina dell’età augustea.…

Stizzito, pur sapendo che sarebbe finita così, metto qualcosa di più serio per cui sarebbe valsa la pena pagare il canone: Gesù di Nazareth di Zeffirelli.

La prima differenza che risalta agli occhi riguarda i luoghi, più suggestivi e consoni con la storia rispetto a quelli della fiction, laddove sono presenti scenari triti e ritriti fatti di legno e cartapesta a Cinecittà.

Le uniche scene esterne della fiction sono girate in edifici con architetture arabeggianti che appartengono al presepe ma non alla storia.

Ultima nota interessante è come la scena di Gesù nella sinagoga di Nazareth sia stata sfacciatamente copiata dall’equivalente scena nell’opera di Zeffirelli.

L’unica cosa positiva di questo “tentativo” di guardare questa produzione Rai è la ricerca sul colore blu nella storia. Questa indagine mi ha fruttato alcune informazioni interessanti: già sapevo che il colore blu dei vestiti nasce con la scoperta di una pianta, l’indaco, che permetteva di tingere i tessuti; prima di ciò considero improbabile che anche una persona molto ricca potesse farsi fissare su tessuto del lapislazzulo o dell’azzurrite che erano gli unici pigmenti blu che si conoscevano. Ma l’aspetto curioso era che i Greci ignoravano del tutto il blu, nel senso che non gli davano nessun valore o prestigio e il blu stesso veniva spesso confuso con il verde o il grigio; i romani avevano lo stesso atteggiamento dei Greci perché il blu lo associavano ai barbari.

Per via di questa idiosincrasia verso il blu degli antichi molti studiosi dell’800 si convinsero che i Greci e i Romani avessero problemi cromatici alla vista non riconoscendo il blu, ma in realtà essi preferivano il nero, il rosso e l’ocra.

In epoca cristiana il blu continuò ad avere scarso successo, la Chiesa preferiva i colori liturgici come il bianco (colore della Pasqua), il rosso (la Pentecoste) e il viola (la Quaresima).

Dal 1100 con il fiorire dei commerci e della ricchezza si cominciò a scoprire il blu ed ad dipingerlo sul mantello della Madonna su cui, precedentemente, si usavano colori più a lutto come il bruno o il violetto o dimessi come il bianco.

 

David Parrini

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