BEVETE ACQUA BERLUSCONI.

 

 

Ti leggi il giornale e pensi: “finalmente una buona notizia”. A pagina 14 del Fatto Quotidiano di giovedì 14 Luglio Fedrico Pontiggia titola: “Galan: Niente smantellamenti di Cinecittà”. Buona notizia? Ci sarebbe da indagare ed approfondire ulteriormente.

Chi ha mai avuto l’occasione di lavorare all’interno degli stabilimenti di Cinecittà non potrà non aver notato – e assaporato – l’acqua che esce dai rubinetti dei bagni di Cinecittà; viene direttamente dalla sorgente Capannelle, l’approvvigionamento idrico del quartiere sulla via Appia a Roma. Dall’acquedotto sgorga un’acqua unica nel suo genere. Minerale. Leggermente frizzante. E all’interno degli stabilimenti cinematografici di Cinecittà, te la bevi dai rubinetti dei bagni. Gratis.

Vuoi vedere che il governo di rapina della destra berlusconizzata, composto da individui apertamente disonesti, tendenzialmente delinquenziali, troverà il modo di aggirare l’esito dei referendum popolari sulla privatizzazione dell’acqua (persi malamente), e sfruttare il momento di profonda crisi per accaparrarsi la proprietà e fare del nuovo “oro bianco” la grancassa della novella farsa della “salvezza nazionale”?

L’acqua Capannelle è da molto tempo commercializzata e imbottigliata per il pubblico, che la compra nei negozi. Ma un nome che attira l’attenzione – secondo l’articolo di Pontiggia – è quello di Fintecna S.p.A. “società interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze” come si legge dal suo sito web. Continua Pontiggia: (…) “L’articolo 14 della manovra Tremonti è la definitiva mannaia su Cinecittà. Correva il mese di marzo e l’insurrezione cine-popolare placò le mire privatistiche sull’Archivio Luce: passato remoto, perché oggi gli orizzonti sono decisamente più foschi, eppure la reazione latita. La manovra parla chiaro: Cinecittà Luce spa (creata due anni fa) viene chiusa per decreto e messa in liquidazione entro 30 giorni, al suo posto Istituto Luce Cinecittà, srl con capitale di 15 mila euro e personale dimezzato”. (…)

Il pezzo più importante dell’articolo però, si potrebbe riassumere con il seguente: (…) “La proprietà dei terreni, dei teatri di posa e degli immobili – l’attuale concessione a Cinecittà Studios verrà rinnovata – passa a Fintecna, una spa del Tesoro, per Galan solo ’uno strumento di natura tecnica’. Qual’è il rischio? ‘Mettere le mani su un grande territorio per qualche speculazione edilizia’, dice il senatore PD Vincenzo Vita”.

Ma le tubature che portano l’acqua Capannelle agli Studi di Cinecittà non passano attraverso il terreno sul quale Fintecna sta tentando la presunta speculazione? E “La proprietà dei terreni, dei teatri di posa e degli immobili” non sono necessariamente forniti di acqua come bene primario? La tempistica sembra essere di primaria importanza per capire meglio.

Dal sito Wikipedia.org: “Il 23 marzo 2011, Galan annuncia le dimissioni da Ministro dell’Agricoltura, il quale viene affidato al leader di Iniziativa Responsabile (oggi Popolari di Italia Domani) Francesco Saverio Romano, per guidare il dicastero dei Beni e delle Attività Culturali, lasciato libero dal dimissionario Sandro Bondi”. Il mese di marzo, quello delle mire privatistiche governative, “placate da insurrezioni cine-popolari”. Ma il governo si accanisce. Guarda caso è anche il mese in cui Galan diventa il ministro che si occuperà della storia non troppo chiara di Cinecittà.

Nel mondo delirante della personalità scissa del premier, dove ciò che apprendi, capisci o fingi di capire, è il suo contrario, che queste non siano manovre segretissime per arricchire ancora di più questa cloaca maleodorante governativa, mettendo fuori gioco in un modo o nell’altro l’imbottigliamento, distribuzione all’ingrosso e al dettaglio dell’acqua Capannelle – gratis dai rubinetti di Cinecittà -, sponsorizzandola con il marchio “Acqua Berlusconi”?

La penetrazione delle cricche corrotte è ad altissimi livelli sociali, e con il berlusconismo è tristemente la norma oggigiorno; il premier e i suoi scherani avrebbero gioco facile, dato il conclamato “familismo amorale” dell’Italia nel XXI secolo. La corruzione ha mille e mille modi diversi per rendersi palese nella sua segretezza; le dimissioni di Bondi dai Beni Culturali creano una voragine nella macchina del fango del premier, che va subito riempita dai fedelissimi berlusconizzati: io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. Perciò l’incarico al ministro Romano paga. E l’idea governativa personalizzata di realtà pure.

Scrive infatti Alfio Sciacca sul Corriere della Sera di venerdì 15 Luglio a pagina 12, circa lo sfogo che il ministro Romano – oggetto di una mozione di sfiducia da parte delle opposizioni sulla sua presunta vicinanza a gruppi criminali – fa su Facebook.

Il ministro (ovviamente) si dichiara vittima di un complotto mediatico-giudiziario, e tende a precisare: …”Non è un complotto, è la marea conforme della disinformazione, è il susseguirsi di notizie distorte che modificano la rappresentazione della realtà quasi a volerla piegare a ciò che deve apparire, diversamente da ciò che è”. (E del complotto Guidaico-Cristiano-Massonico-Islamico-Avventista-Induista-Crepuscolare-Maestri-dell’Universo? Nei confronti del ministro, allora?) La traduzione in politichese delle dichiarazioni del ministro Romano potrebbero essere lette in un linguaggio obsoleto ancorché valido nei confronti del premier: “Viene fatta lagnanza da parte di consorterie governative pseudo-massoniche di non essere state accontentate”, visto che Romano ha salvato il governo con l’appoggio esterno in quanto ex-IR (ora PID), e subito accontentato con un ministero. Ciò detto, il ministro Romano utilizza le pagine del Corriere per creare distorsioni, contrarietà, antitesi; la negazione del suo opposto con la verità-non verità creata ad arte.

Con la (quasi) totale occupazione militare dei media da parte del governo del premier, un’affermazione del genere – da parte del primo ministro della Repubblica Italiana, sotto inchiesta per collusione con il crimine organizzato al tempo della nomina - aprirebbe una valanga di commenti. Uno dei primi capisaldi dell’appartenenza alle consorterie delinquenziali è la totale negazione della benché minima esistenza di tali consorterie: ancora più impensabile sarebbe l’affermazione di un ministro della Repubblica Italiana di avere in qualsiasi modo a che fare con tali consorterie; quindi la posizione di enorme privilegio di poter influenzare l’immaginario collettivo di un intero paese, attraverso il controllo dell’informazione, fa sì che la capacità critica viene incanalata secondo l’emotività del momento.

D’altronde chi non ricorda la trovata pubblicitaria dell’allora nascente partito di Forza Italia (era circa la metà degli anni ’80) con i mega-cartelloni pubblicitari in giro per le città italiane (almeno a Roma) raffiguranti un bebè che iniziava a spiccicare le prime parole sgrammaticate, balbettando “Fozza Itaia”, – simboleggiando i “primi passi” del partito -, lasciando gli ignari cittadini a interrogarsi su cosa gli sarebbe capitato in futuro? Quando il presidente del Consiglio dispone di capitali pressoché illimitati di natura estremamente dubbia (il premier tace su questo), tutto è virtualmente possibile, data anche la proverbiale allergia del premier al rispetto delle regole Parlamentari e meno che meno di quelle Costituzionali. Il rischio c’è.

Tornando al presunto scippo idrico berlusconiano, non far capire esattamente la traduzione in Italiano ordinario dal burocratese governativo del sito della Fintecna S.p.A., e aggiungendo l’emotività emergenziale della manovra – per via della crisi economica - il gioco è fatto. Nello statuto societario del sito di Fintecna infatti, al punto 2 ultimo paragrafo si legge: “Per il raggiungimento dello scopo sociale, la Società può partecipare a gare d’appalto, assumere concessioni da Pubbliche Amministrazioni e autorizzazioni, compiere tutte le operazioni commerciali, industriali, finanziarie, mobiliari – ivi comprese la compravendita e la gestione, non ai fini del collocamento, di titoli pubblici e privati di ogni specie e natura – ed immobiliari ritenute necessarie o utili, la compravendita di complessi produttivi o intere Aziende o Società, sia industriali sia commerciali o di servizi, l’acquisto e la cessione di crediti e debiti di qualsivoglia natura, e qualsiasi altra operazione ritenuta opportuna”.

La società Capannelle srl avrebbe le mani legate – come da statuto societario – se venisse irretita da Fintecna: è più che evidente.

Tutto questo potrebbe non interessare, ma quando gli italiani si potrebbero trovare sulla tavola da pranzo la bottiglia d’acqua col faccione sorridente del premier che ti fissa dall’etichetta mentre pasteggi e ti disseti, allora forse si ricorderanno di quante menzogne sono state dette dai tempi di “Fozza Itaia”. E quanto sono stati presi in giro.

Forse.

 

 

Marco Rossi.

 

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