LUCA SGUANCI: ARTISTA IN EQUILIBRIO TRA PITTURA E VERITA’ SCIENTIFICA.

Il giovane pittore, oltre alla realizzazione di quadri, ha effettuato disegni medico-scientifici.

Luca Sguanci è un giovane pittore pesarese che ha già ottenuto lusinghieri riconoscimenti in Italia ed all’estero. E’ figlio d’arte e, nonostante la Laurea in Lettere e Filosofia, non è riuscito a sottrarsi alla “vocazione” artistica che l’ambiente familiare gli ha fatto crescere dentro. Fra il 1991 ed il 1993 ha realizzato una serie di disegni collegati allo studio medico-scientifico per i Convegni nazionali di Chirurgia a Firenze e Milano. Nel 1996 ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento presso l’ Accademia  delle Belle Arti alla cattedra di Anatomia artistica. Nell’Aprile 2007 ha realizzato due personali in Olanda ed una a Mosca. Ha inoltre, realizzato un dipinto di 12 mq. dedicato al lavoro nell’industria.   In questo incontro ci ha parlato molto approfonditamente del suo tipo di attività, ed anche di un periodo non proprio felice della sua vita privata.

“Come nasce artisticamente Luca Sguanci?”

“Martin Kemp, parlando del rapporto tra immagine artistica e verità scientifica, pone, come origine dell’opera d’arte, un’evento, definito dall’autore come una “catastrofe invertita”. Più concause, nessuna predominante e tutte indispensabili, danno forma concreta ad un pensiero connotato da una “indefinita internazionalità”. Se la vita si trova riflessa nell’arte, posso affermare che la mia nascita artistica è avvenuta all’interno degli stessi parametri: un incontro fortuito, una predisposizione a tradurre in immagine la conoscenza del mondo e dell’uomo, la maturazione in un’ambiente formativo, sia dal punto di vista del bagaglio concettuale, che del mestiere, mi hanno permesso di partecipare nel 1994 alla collettiva “Omaggio a Licini- linee di ricerca III” con la quale ho aperto la mia attività espositiva. Tuttavia ritengo che, più importante della nascita, artisticamente parlando, sia la crescita consapevole del proprio ruolo e la sicurezza  acquisita nei mezzi tecnici. La formazione avvenuta a contatto con i maestri dell’arte contemporanea, mediata dalla presenza di mio padre, anch’egli scultore di livello internazionale, mi ha permesso di trovare una via alternativa all’iter accademico e di ricercare un linguaggio espressivo e tecnico, rispondente alla mia più intima natura. Se nascere è già, di per se, un’ evento miracoloso, crescere, è assai più complicato. E’ solo nello sforzo costante di crescere, come uomo ed artista, che quella indefinita internazionalità, cui accennavo, prende senso nella mia vita. Personalmente cerco, costantemente, di costruire rapporti significativi, nuovi contesti di intervento e, a mia volta, progettare per adolescenti disabili, dei percorsi che siano di aiuto nella conoscenza della realtà e dei legami sociali. Il mio è un desiderio di crescita collettiva e personale. Si sostanzia in modo imprevedibile o con un progetto rivolto all’altro o con un’opera che racconta al prossimo un processo di trasformazione.”

“In che fase della sua vita è ora?”

“ Tra la vita e l’arte alle volte vince la vita. Ho passato un periodo difficile, immerso nelle fasi burocratiche della separazione e in quelle esistenziali degli affetti. Un lungo periodo attraversato da mille luoghi comuni, forti e radicati , nonostante le nuove leggi che tutelano i minori, ancorati ad un inquadramento sociologico di cinquant’anni fa. Nessuno sembra essersi accorto ,alle soglie del 2011, che il padre ha cambiato la sua natura e il suo ruolo al pari della madre e, nonostante gli affidi congiunti, largamente applicati, nel quotidiano si consente che il padre perda la sua sostanza per divenire una comoda cartolina nella vita dei figli: un “padre francobollo” che deve accontentarsi di accompagnare i propri affetti a scuola e in palestra o che può vivere i tempi della relazione quando la ex-compagna ha impedimenti di lavoro. Un padre debole nei fatti perchè la sua forza può essere ostacolata in mille modi senza che esista una vera sanzione. Mi rendo conto che l’equilibrio è difficile da mantenere in simili circostanze ,ma altrettanto forte è il senso di impotenza che nasce dal vedere gli atteggiamenti incivili passare inosservati. Il bene del minore giustamente sale in primo piano, e con le mie parole non vorrei dare l’impressione di fare di tutta l’erba un fascio, ma mi domando se l’adulto più “bellicoso”, non trovando effettiva resistenza da parte delle Istituzioni ai suoi atteggiamenti,  in futuro, nelle inevitabili situazioni di divergenza dei punti di vista tra genitori, non possa creare altre fasi di sofferenza nei minori e nel loro mondo relazionale. Su questi temi ho ampiamente riflettuto ma nel modo in cui sono portato per natura…. ho disegnato e fatto studi per realizzare opere di grande formato e il mio desiderio è quello di trovare un tribunale per i minori disposto a realizzare un’esposizione. Non lo so se è un desiderio fattibile, ma per ora mi piace immaginare di si.”

“Nelle sue opere prevalgono i corpi umani. Nascono dalla sua fantasia o si ispira a qualcuno?”

” I corpi umani, iconografia ricorrente nelle mie opere, sono frutto della mia fantasia che trae spunto, a sua volta, da anni di esperienza maturata disegnando dal vero e dai miei studi anatomici. Amo, particolarmente, la forza evocatrice dell’arte e la verosimile suggestione che essa procura. Le mie figure hanno la verosimiglianza come caratteristica principale, e non l’attenzione descrittiva della tavola anatomica. Ad enfatizzare questo gioco visivo, viene in mio soccorso, la cromìa vivace dei fondi che, come nel caso dei “Kouros”, rendono quasi trasparenti le fattezze fisiche, creando un’instabilità visiva tra solidità del valore riproposto, e le modalità in cui viene presentato. In questo gioco di contaminazioni, anche l’immagine commerciale e pubblicitaria entra in parte del mio operato. Non a caso, ho scelto il collage e la pittura su carta come tecnica.”

“Nel 1991 e nel 1993 ha realizzato disegni medico-scientifici per convegni nazionali di Chirurgia. Come nasce questo tipo di interesse?”

“Ho sempre creduto e credo tutt’ora, che il disegno rappresenti un mezzo per raggiungere una conoscenza. Inizialmente ho usato i pastelli per apprendere come le forme bizzarre della natura sono effettivamente strutturate. Ma la natura, in tutte le sue manifestazioni, è assai complessa. Ho cercato, pertanto, una ragione della stessa forma nella funzione che ogni sua parte deve svolgere. L’anatomia mi ha fornito delle risposte di tipo meccanico, per memorizzare il “come” del corpo, per fermare nella mente l’immagine di un torace ed interpretarne i mutamenti, quando sottoposto a lavoro. Ma, la conoscenza dell’esterno dell’uomo, dall’epidermide, dalla muscolatura, alla struttura ossea, ha percorso una strada tutta sua ed è scivolata in un altro “interno” che, con l’anatomia, ha poco a che fare.”

“Vittorio Sgarbi propose di considerare i “murales” del Leoncavallo patrimonio artistico mondiale. Lei cosa ne pensa?”

“Non ho pregiudizi verso le tecniche usate nella costruzione di immagini. La mia unica preoccupazione si rivolge al valore, esteticamente parlando, dell’opera presentata. Il bello deve far parte della quotidianità urbana e domestica dell’uomo, e la bellezza, che innalza la qualità della nostra vita, può trovarla solo là dove un pensiero si sposa con una tecnica per vivere in forma: murales, dipinto, fotografia, videoistallazione hanno le stesse potenzialità di base.”

“Come sono state le sue varie esperienze all’estero?”

Ho partecipato alla fiera di Jlversum, di Den Haag e di Rotterdam. Belle iniziative realizzate in uno stato in cui i rapporti sembrano aver mantenuto la loro necessaria trasparenza. I giudizi sono sinceri, le relazioni distese ed alta appare la volontà di mettersi in gioco al fine di crescere come persone e come collettività all’interno di dinamiche culturali. Amo particolarmente l’Olanda per la serenità che dona all’ambiente dell’arte, amo la serietà di un popolo che accoglie i valori e che non mistifica la verità delle cose, amo la sua voglia di “fare educazione”. Come artista ho cercato e sono stato accolto in percorsi di gemellaggio culturale, ho partecipato a laboratori artistici in centri per disabili (woudrichem), ho dato il mio contributo e ricevuto quello dei colleghi olandesi in percorsi che “formano le persone” e non che “mostrano alle persone”. La mostra, l’esposizione  in sè e per sè non credo serva più a molto: necessita un’educazione all’interno di un percorso e necessitiamo di esperienze di natura esistenziale. In linea con questa mia convinzione anche in Italia cerco di impostare percorsi educativi ad ampio raggio: quest’anno termino un progetto di educazione all’arte , di scoperta del territorio e di integrazione che ha coinvolto i disabili di un cser dell’ASUR Zona 1 di Pesaro, dieci scuole con bambini tra i 6-12 anni, due Licei artistici, un’Accademia e due Università.”

Loredana Filoni

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