FIRENZE: PROPOSTA PER RIDURRE L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO.

IL SINDACO FA ABBASSARE DI 2 GRADI LA TEMPERATURA DEI RISCALDAMENTI.

Il problema dell’inquinamento atmosferico, dovuto all’innalzamento della temperatura e soprattutto alla diffusione delle polveri sottili dei riscaldamenti domestici, ha fatto “aguzzare l’ingegno” al sindaco del comune di Firenze, Matteo Renzi, il quale ha varato delle disposizioni per abbassare le concentrazioni di polveri sottili nella patria di Dante e Lorenzo dè Medici.

Evidentemente il sindaco del capoluogo toscano ha messo a frutto uno dei passi più significativi della Divina Commedia: “Considerate la vostra semenza:fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. L’azione sinergica, se così si può dire mira a “sperimentare” questo provvedimento, prima di bloccare il traffico automobilistico della città. La misura adottata però, almeno per ora, non ha trovato seguito in altre amministrazioni.

L’intento dell’ordinanza del sindaco, in vigore il 16 e 17 novembre scorso, mirava a non bloccare il traffico veicolare, o di istituire il solito ciclo di giornate a “targhe alterne”,

Renzi ha pensato di emettere un’ordinanza che imponeva di abbassare per due giorni la temperatura dei termosifoni: massimo 17 gradi per gli edifici adibiti ad attività industriali e artigianali, non oltre i 18 gradi per le abitazioni e per tutti gli altri edifici.

Facendo una ricerca storica delle normative che regolano questa materia, risulta che: il D.M. 05-07-1975  dispone , all’articolo 4 comma 2: “La temperatura di progetto dell’aria interna deve essere compresa tra i 18°C e i 20°C; deve essere, in effetti, rispondente a tali valori e deve essere uguale in tutti gli ambienti abitati e nei servizi, esclusi i ripostigli”; il DPR 26-08-1993 articolo 4 comma 1: Durante il periodo in cui è in funzione l’impianto di climatizzazione invernale, la media aritmetica delle temperature dell’aria dei singoli ambienti degli edifici, non deve superare i seguenti valori con le tolleranze a fianco indicate: a) 18°C + 2°C di tolleranza per gli edifici rientranti nella categoria E.8; b) 20°C + 2°C di tolleranza per gli edifici rientranti nelle categorie diverse da E.8, sembra quindi che il sindaco Renzi, abbia fatto tesoro delle normative in questione, più che inventarsi qualcosa di nuovo.

Arriva l’inverno, ed i termosifoni sono già stati accesi. Ma a che temperatura impostarli? Se si vive in un condominio il consiglio di non superare addirittura i 24 gradi Celsius.

Dal Congresso Milanopediatria 2010, diversi pediatri hanno evidenziato i rischi dello smog indoor per i bambini, ed in particolare del riscaldamento eccessivo.

In genere si pensa che per evitare il raffreddore ed altri malanni di stagione, specialmente ai bambini, basta farli stare in una casa calda. Niente di più sbagliato: l’importante è che l’appartamento non sia freddo, ma non è detto che bisogna andare in giro in maniche corte.

Controllare la temperatura in modo da non splafonare verso valori troppo alti. Superare i 24 gradi fa bene solo a chi vende gasolio questo è quanto ha spiegato Marcello Giovannini, presidente del summit che si è tenuto nel capoluogo lombardo.

Le tesi degli esperti infatti forniscono indicazioni precise, l’apparato polmonare dei bambini è il più a rischio in quanto ancora in fase di crescita. In questo periodo delicato gli inquinanti aerei possono provocare effetti ancora più dannosi che nei polmoni degli adulti, compromettendo il sistema immunitario e agevolando l’insorgere di alcune patologie respiratorie come l’asma, questo spiegano i medici della Clinica pediatrica dell’ospedale San Paolo di Milano:

Il processo di crescita costituisce un periodo critico in cui un danno acuto, provocato dagli inquinanti, può generare un rimodellamento delle vie aeree che può incrementare la vulnerabilità nei confronti di stress successivi e avere effetti deleteri a lungo termine sulla funzionalità respiratoria”.

Nei due giorni di novembre (17 e 18) quindi i caloriferi, a Firenze sono rimasti accesi per non più di otto ore al giorno. Se  questo provvedimento si fosse rivelato inefficace, l’ordinanza prevedeva, per i due giorni successivi, l’adozione di altri sistemi più “tradizionali”: blocco del traffico prima nella Ztl del centro storico e poi su tutto il territorio comunale.

La pioggia dei giorni scorsi ha dato una mano ad evitare lo stop alle auto. L’idea di abbassare i termostati è scattata in seguito ai rilievi preoccupanti dell’Arpat, l’Agenzia di protezione ambientale della Toscana, che aveva riscontrato valori fuori legge delle funeste polveri sottili, responsabili di malattie respiratorie e cardiache anche mortali. Da qui lo “straordinario” provvedimento, che comunque esonerava edifici con esigenze speciali, come ospedali, scuole e case di riposo per anziani.

L’ ordinanza di Palazzo Vecchio, ha suscitato diverse reazioni, dalle altre amministrazioni comunali del nord. A Torino, ad esempio, l’assessore all’Ambiente ha ritenuto opportuno precisare che «certamente il clima di Firenze non è paragonabile a quello di Torino».

Lo stesso assessore ha chiarito che «negli edifici del capoluogo piemontese la temperatura è compresa tra i 18 e i 20 gradi come previsto dalla normativa, e nelle strutture pubbliche il limite è stato fissato a 19 gradi, eccezion fatta ovviamente per gli edifici considerati sensibili».

L’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, non è convinto della correttezza formale del provvedimento che riguarda Firenze. «Ho qualche dubbio – ha spiegato a un’agenzia di stampa – sul fatto che si possa intervenire a livello comunale su questa materia, regolata da una legge nazionale». «Certo – ha proseguito l’assessore genovese – Renzi avrà fatto le sue verifiche e se la cosa è possibile si tratta di un provvedimento sensato». Entrando nel merito della questione, Senesi ha precisato che, comunque, il comune di Genova precederà a una “zonizzazione” del territorio cittadino, per poter applicare la normativa alle differenti aree della città, visto che «le temperature variano sensibilmente tra la zona collinare e la fascia adiacente al mare».

Se osserviamo correttamente la normativa nazionale,vediamo che: la temperatura di 20° centigradi (con due gradi di tolleranza) non dovrebbe essere superata nelle abitazioni, negli uffici, nelle scuole e in tutti gli altri edifici, ad eccezione di quelli in cui si svolgono attività industriali e artigianali (o assimilabili), per i quali il limite è fissato a 18 gradi.

Questi valori, infatti, sono considerati ottimali (nella stagione invernale) per la vita quotidiana e le attività lavorative dagli esperti internazionali che studiano il cosiddetto “comfort climatico”. Oltre a questo, i decreti 412/93 e 551/99, che disciplinano la materia, suddividono il territorio italiano in sei zone climatiche (dalla A alla F), sulla base delle condizioni di temperatura, più precisamente di parametri definiti gradi-giorno.

Per ciascuna di queste fasce esistono dei precisi limiti ai periodi dell’anno in cui è possibile tenere accese le caldaie e al numero di ore in cui i termosifoni possono restare caldi. Ad esempio, a Catania, che è situata nella fascia B, è possibile attivare i caloriferi dal 1 dicembre al 31 marzo, per non più di otto ore al giorno. A Milano diversamente (fascia E, termosifoni accesi dal 15 ottobre al 15 aprile, per massimo14 ore al giorno), o a Trento, che si trova nella zona F per la quale non è prevista alcuna limitazione. Restrizioni, comunque, che non sempre è facile far rispettare.

In teoria, chi viola la legge dovrebbe pagare una multa, ma esercitare un controllo e applicare le sanzioni non è un’impresa facile.

Renzi non è stato il primo sindaco ad intervenire sul tema del riscaldamento nelle case e negli uffici. Sono piuttosto frequenti, infatti, le ordinanze comunali che introducono deroghe alla legge nazionale. In genere i sindaci autorizzano i cittadini ad accendere i termosifoni prima di quanto consentito dalla normativa di settore, anche quando, in primavera, in teoria non sarebbe più lecito. In caso di ondate di freddo precoci o tardive, infatti, il Comune può, appunto attraverso un’ordinanza, anticipare l’accensione dei termosifoni nelle case e negli uffici, purché il limite di ore giornaliere autorizzate non superi la metà di quelle consentite a pieno regime. Sulla questione, sono intervenuti spesso le associazioni dei consumatori, i quali hanno chiesto di aggiornare le vecchie normative in relazione alle diverse esigenze delle zone climatiche considerando la maggiore efficienza e il minore impatto sull’ambiente delle moderne caldaie.

Renzi, in ogni caso, è stato un pioniere del “raffreddamento domestico” come misura emergenziale antismog. Vedremo se questa soluzione convincerà i suoi tanti colleghi alle prese con il Pm10 alle stelle.

Fermo restando il rispetto delle normative, ognuno di noi con il proprio comportamento può contribuire a ridurre l’emissione di polveri, rendendo più vivibile l’aria delle nostre città. In casa quindi è consigliabile contenere la temperatura del riscaldamento domestico attorno a 18 – 20 °C;  impiegare caldaie ad alta efficienza e combustibili più puliti possibile; curare la periodica manutenzione delle caldaie;  evitare la combustione di rifiuti nelle stufe domestiche; evitare la combustione all’aperto di residui di orti e giardini.

Utilizzare preferibilmente il trasporto pubblico, per lo spostamento in città, soprattutto le città dove maggiore è il traffico automobilistico; andare più spesso a piedi o usare la bicicletta;   quando si usa l’automobile privata: trasportare possibilmente più persone (car-pooling); utilizzare comportamenti di guida “ecologici”, per esempio procedendo a velocità moderata, evitando brusche accelerazioni e decelerazioni; mantenere in perfetta efficienza il veicolo, curando la periodica manutenzione del motore; preferire veicoli elettrici o a basso consumo e che impiegano combustibili più puliti (metano, GPL).

Tutti i consigli forniti hanno valenza, senza imposizione alcuna, se posti correttamente in relazione alla sensibilità di ognuno di noi.

Giorgio De Santis

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