DUE CITTA’ CON IL NOME SIMILE MA QUASI AGLI ANTIPODI. LO DICONO DATI ISTAT SU EMILIA ROMAGNAE CALABRIA CHE SEMBRANO PARLARE DI LUOGHI SITUATI IN CONTINENTI DIVERSI. SIAMO ANDATI A VEDERE PERCHE’.

 

STESSO NOME , DUE CITTA’ SORELLE MA LONTANE COME LA TERRA E LA LUNA.

 

REGGIO CALABRIA – Se telefonate al comune di Reggio Calabria scatta immancabilmente un risponditore automatico che vi invita a scandire il nome della persona che state cercando. Dite Arena, e non capisce. Dite sindaco, che è la stessa persona, continua a non capire. E quando, esauriti i tentativi, promette di trasferirvi a un operatore la linea cade tre volte su tre. Al comune di Reggio Emilia invece risponde una signorina che, buona la prima, vi mette in contatto con chi volete.  Comincia con la rivincita dell’uomo sulla macchina questa gara civica. Ovvero mettere a confronto due città che in comune sembrano avere giusto il nome. In verità la competizione era iniziata qualche giorno prima. Quando avevo spedito la stessa email a due sindacalisti locali perché mi trovassero una famiglia di operai, monoreddito e con figli, nelle rispettive località. Quarantacinque minuti dopo uno aveva individuato le persone che facevano al caso mio. Settemiladuecento minuti e un paio di sollecitazioni più tardi l’altra aveva trovato una famiglia che però abitava a un centinaio di chilometri di distanza.  Benvenuti nell’Italia unita, nell’anno del suo centocinquantesimo compleanno.

 

L’idea per la comparazione era scaturita da alcune illuminanti statistiche Istat, intitolate “noi Italia”. Una delle ricorrenze più frequenti, tra quel centinaio di tabelle, era il collocamento agli antipodi delle due regioni. Con la Calabria prima per povertà relativa (27,4%) e l’Emilia Romagna ultima (4,1%). Che produce 36 volte meno brevetti però ha oltre tre volte i tentati omicidi e tre volte meno servizi sociali della sua omofona padana. Differenze più appropriate per continenti diversi, piuttosto che per regioni. Il sociologo calabrese Tonino Perna però non si meraviglia: “Già nel 1900 gli emissari del governo centrale registravano un differenziale di violenza parti a 7-8 volte rispetto alla Lombardia. E nel ’700 l’abate Galiani lamentava esterrefatto la mancanza dell’acqua, proprio come oggi”. Però, citando Braudel, assieme alle “grandi permanenze” ci sono i “cambiamenti”. Il più significativo, osserva, “riguarda la legalità, l’azione della magistratura negli ultimi tre anni, il fatto che un mio studente abbia appena finito un libro su quelli che si ribellano al pizzo riportando dieci casi. Solo pochi anni fa non ne avrebbe trovato neanche uno”.

 

Il primo sindaco che incontro è quello del nord, Graziano Delrio, nelle pause di un consiglio comunale piuttosto agitato. Una lista delle cose di cui è più orgoglioso? “Il 40 per cento dei bimbi tra 0 e 3 anni vanno agli asili nido comunali. Siamo la città più ciclabile d’Italia. Ricicliamo oltre il 60 per cento dei rifiuti. Abbiamo rifatto le piazze, portandoci il wi-fi gratis. Il nostro parco di auto elettriche è il più grande d’Europa. Ci premiano ogni anno come il miglior posto per l’integrazione degli immigrati”. Gli chiedo qual è il trucco, dice che non c’è. “Qui la domanda di buona politica è molto forte. Gli amministratori sono costantemente sotto valutazione: se non mantieni le promesse ti mandano a casa. E i cittadini si sentono parte di un progetto comune”.

 

Un migliaio di chilometri più sotto lo staff del suo omologo mi fa accomodare nel salottino rosso, poi in quello bianco e quindi nell’ufficio di Demetrio Arena. Stessa domanda, tenendo però conto che è stato eletto da soli due mesi. “Voglio efficientare la burocrazia, che ha un’età media di 57 anni. Rivedere i contratti con le società miste, dai rifiuti  -  voglio arrivare al 60 per cento di differenziata entro la fine del mandato (oggi è il 15)  -  all’acqua. Creare un sistema di servizi sociali. Fare un piano strategico della mobilità, costruendo il primo parcheggio pubblico, nuovi tapis roulant che colleghino il lungomare con la parte alta della città. E creare vera occupazione, puntando sul turismo, sganciata dalle logiche assistenziali dello Stato com’è successo sinora”. Gli chiedo se può farmi esempi più concreti, circostanziati. Mi dice che partecipa quotidianamente a una manifestazione sulla legalità. Che lavora sedici ore al giorno. Se facessimo una word cloud dei termini che ripete più spesso, “mettere in rete” e “sinergia” giganteggerebbero.  Dai primi ai semplici cittadini. Il mare, il clima e le relazioni umane sono i fattori che hanno inchiavardato Alfredo Pellicanò, 48 anni, tra Ionio e Tirreno. Lavora in una fabbrica di porte dalle 6 alle 16, staccando un’ora per accompagnare le bimbe più grandi a scuola con l’unica auto di famiglia. Poi le monta a domicilio e non stacca prima delle otto-nove di sera. “Con solo i miei 1700 euro, dopo trentadue anni di anzianità, sarebbe troppo dura. Così arrotondo”. Ci vediamo per cena in una pizzeria vicina a casa sua (“di proprietà, grazie ai sacrifici dei miei”), a cinque chilometri dal centro. “Ai miei figli non manca niente” dice, presentandoni le scatenate Georgia e Giulia di 9 e 7 anni che vogliono fare l’attrice e la ballerina, e Giuseppe nato l’anno scorso. “Le nostre vacanze sono il mare in giornata, venti chilometri da qui. Ma non ci lamentiamo affatto”. La moglie Rita ricorda la piaga dell’acqua, che compra sia per bere che per cucinare. E vorrebbe, lei che in centro ci è nata, che ci fossero più bus che ogni 45 minuti.

 

Anche Rosario Martorana, 41 anni, abita nella prima periferia reggiana. Continua a ripetere, lui che è venuto diciott’anni fa dalla provincia di Caltannissetta, che “qui c’è la civiltà”. Si occupa dell’ultima fase della produzione di riduttori che fanno muovere gru, montacarichi, spostano pesi immani. Prende quasi 2000 euro. I cinquanta metri comprati col mutuo non gli bastano più, ora che è nato il secondo figlio. Per il resto non vorrebbe “niente di diverso da quel che ho, mi sento in equilibrio perfetto”, affermazione tra le più rare ed estreme che si possano sentire di questi tempi. Anche per loro vacanze a costo quasi zero, in Sicilia dai parenti. Giusto per le nozze, dieci anni fa, erano andati a Formentera e lui ricorda soprattutto un gran vento. Dice, in coro con la moglie emiliana, che la città “offre una concerto gratis quasi tutte le sere. Se non fosse per i bimbi piccoli avremmo l’imbarazzo della scelta”.  La specialità locale sono i servizi sociali. Addiritura preventivi.

 

Non aspettano neanche più che qualcuno si presenti per chiedere aiuto. “Li andiamo a stanare” dice Alessandra Donelli, che con sette colleghe fronteggia le potenziali richieste dei 48 mila abitanti della circoscrizione Polo Sud. Uno dei tanti progetti, nati ascoltando la cittadinanza, di cui parla si chiama “Locanda della memoria”. “È rivolto a quegli anziani, magari neo-vedovi o con i primi acciacchi, che rischiano di ritirarsi, deprimersi. Così, pescando dalla banca dati di volontari individuali che vengono da noi per offrire il loro tempo, li mandiamo in cerca nei quartieri. Il pretesto è chieder loro di raccontare la loro biografia. Un modo per farli sentire una risorsa, anziché un peso. Dopo 4-5 interviste quelle storie diventano capitoli di libri comunali. Ma soprattutto si stabilisce un’amicizia che va ben oltre il progetto”.

 

Annarita Maurini, la collega reggina, è la responsabile dello sportello di Ravagnese. In due fronteggiano i bisogni di 65 mila abitanti, e già per questo si meriterebbero una medaglia. La domanda che trova più difficile è quella a tema libero: “Un servizio di cui siete orgogliosi?”. “Niente, non c’è”, risponde. A insistere poi vengono fuori bei successi personali, un progetto Evergreen per portare a ballare 400 anziani, o A spasso coi nonni, dove volontari Caritas vanno a fare la spesa o altre commissioni per persone in là con gli anni. Qui il volontariato laico non esiste. “Interagiamo con le parrocchie, che ci danno una grossa mano” dice offrendo all’ospite un vassoio di gelati. I due asili nido comunali, più uno per i figli dei dipendenti pubblici, possono servire 145 bambini (quelli emiliani 1825). Ma il difetto più grave che lamenta questa donna con poche illusioni è la filosofia dietro agli interventi: “I progetti dovrebbero essere pensati a partire dall’utenza, nascere da e per il territorio, mentre noi spesso li subiamo. Ed è inutile, nonostante le buone intenzioni, ricevere scarpe se quel che ti serviva era una giacchetta”. Il neo-sindaco ha però aperto un tavolo tecnico con il terzo settore, dice: “ascolto e ascolterò sempre più”. 

 

Rientrando in centro, a metà dello spettacolare lungomare che guarda in faccia Messina, fervono i lavori per montare il palco che per quasi un mese ospiterà le dirette di radio Rtl. È uno degli eventi, insieme al festival di fuochi d’artificio o a Miss Italia nel mondo, che sono stati la cifra amministrativa di Giuseppe Scopelliti, l’ex-sindaco ora governatore. Una gestione son et lumière che ha contribuito senz’altro al pantagruelico buco di bilancio (si parla di 300 milioni di euro ma i dettagli, al vaglio della Corte dei conti, si conosceranno a breve) che Arena deve ora maneggiare. “Però ha cambiato il volto della città” rivendica il successore. Peccato che tutte queste iniziative, pensate per rilanciare il turismo, non abbiano sin qui prodotto risultati.  Negli ultimi dieci anni sono leggermente aumentati gli arrivi (da 200 a 222 mila in tutta la provincia) ma sono diminuite le presenze (da 688 a 620 mila). Con un mare così abbacinante, il problema deve stare altrove. Tra gli indizi minori ma eloquenti c’è il prezzo del taxi dall’aeroporto: 30 euro per 6 chilometri, che è come se la corsa da Fiumicino costasse 140 euro contro i 40 attuali (Arena giura che interverrà). Oppure la tariffa dell’hotel che mi consigliano in comune: 120 euro, poi autonomamente scontati a 110, per un quattro stelle sul mare che, come mi spiega troppo tardi un passante, è proprio accanto a una fogna che sversa in mare. Il centralissimo tre stelle che mi raccomandano in Val Padana, per dire, ne costa 65.  Eppure il tenore di vita lì è assai più alto. Lunga la strada, per dirla con Guccini, tra la via Emilia e il West. E per niente diritta.  Però, se davvero vogliamo festeggiare l’unità, anche l’A3 prima o poi andrà completata.

 

Riccardo Staglianò

 

Fonte : http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/il-venerdi/2011/08/03/news/reggio_contro_reggio_citt_sorelle_ma_lontane_come_la_terra_e_la_luna-19964658/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Fil%2Dvenerdi%2F2011%2F08%2F03%2Fnews%2Freggio_contro_reggio%2D19964740%2F
 

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