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QUANDO CHATWIN NON OSA VOLARE

Gli stratagemmi di un amante del viaggio che ha paura dell’aereo. Dalle piccole scaramanzie al trucco di spezzare il tragitto per non passare più di 3 ore sul Jumbo…

Questione di sopravvivenza. Piccoli escamotage per viaggiare messi in atto da chi non riesce a fare a meno di domandarsi come possa un tubo di ferro stare sospeso a 10mila metri di altezza. Paura di volare e voglia di viaggiare. Spinte contrapposte che, in molti casi, portano a rinunce definitive. Che si sommano al sopracciglio alzato di chi proprio non capisce come ci si possa limitare in questo modo per una cosa così sciocca. Che si aggiungono ai consigli risolutivi che spaziano dal corso per superare la paura di volare (come se stare dentro un simulatore fosse uguale che stare sospesi nel vuoto), al miracoloso tranquillante, al più diretto bicchiere di vino. Il tutto condito dalle immancabili statistiche che dimostrano come l’aereo sia il mezzo più sicuro. Come se freddi numeri avessero la forza di sconfiggere quel nodo allo stomaco e quella mancanza di fiato che coglie chi vede davanti agli occhi il portellone dell’aereo. E allora c’è chi si arrende e non vola. Rafforzando la sua scelta leggendo le notizie sull’ultimo problema Quantas e al caso Airbus.

Ma c’è anche un’altra strada. Ovvero quella dei piccoli accorgimenti, tattiche e strategie per “fregare” la fobia del volo. Il primo passo, quello decisivo, è darsi regole che, in qualche modo, ci aiutino a circoscrivere il problema. Per esempio, c’è chi ha provato a fare così: non più di tre ore di volo; non più di un decollo e un atterraggio; tra l’arrivo  e la partenza non meno di tre giorni (per recuperare le forze…).

Poi si passa alla fase della “razionalizzazione”. Per farlo, basta andare, con un buon margine d’anticipo sul volo, in aeroporto. Raggiungere il tabellone degli arrivi e delle partenze e scorrere la lista. Soprattutto negli scali maggiori la sequenza è lunga e continua. E così, fissando la colonna degli atterraggi, ci si può confortare vedendo quanti voli vanno “a buon fine”. Stando alle statistiche ogni anno da migliaia di aeroporti in tutto il mondo decollano e atterrano regolarmente quasi 18.000 aerei di linea con a bordo più di 1.600.000.000 di passeggeri. Secondo  il Lloyd di Londra, la famosa compagnia di assicurazioni, viaggiare in aereo è 25 volte più sicuro che viaggiare in auto.

Forti dell’inoppugnabilità dei numeri, si passa alla fase del volo. Una volta entrati nell’aereo fondamentale è la scelta del posto. Da evitare il lato finestrino (il combinato disposto della curiosità di sbirciare fuori e l’attacco di terrore nel vedere il vuoto sotto i piedi è tremendo),  consigliato il posto lato corridoio.  E’ a questo punto che scatta l’autoconvincimento. “In fondo un aereo è un mezzo come porta persone da un posto all’altro”. In pratica un pullman senza ruote. E allora, se lo sguardo resta fisso all’interno, ripetersi che si è su 4 ruote aiuta. A volte. I vuoti d’aria? Solo una buca sull’asfalto.  Fantasie? Senza dubbio, ma nulla è più forte del potere della mente.

Si arriva così al decollo. Probabilmente il momento peggiore, per i terrorizzati dal volo. Indescrivibile la sensazione che si prova quando le ruote si staccano dalla pista e ci si sente spingere sul sedile. In quei momenti c’è poco da fare, aggrappati ai braccioli si può solo aspettare che finisca presto e che il suono dello “slacciate le cinture” ci faccia tirare un sospiro di sollievo. Durante il volo i modi per distrarsi sono i soliti. Leggere, provare a dormire, scambiare 4 chiacchiere con il vicino di sedile (sperando che non voglia farvi passare la paura magnificando il panorama che si vede a 10mila metri di altezza). Oppure restare con l’orecchio vigile ad ogni minima variazione del rumore dei motori. Ed ecco l’atterraggio. Per alcuni altro momento durissimo, per altri quasi un sollievo, perché segnala che il volo sta per finire. E, a pochi metri dal suolo, potete anche osare e gettare uno sguardo dal finestrino. Vedere la terra a pochi metri è una sensazione unica.

Ma qual è il raggio d’azione di un viaggiatore incompiuto che dopo anni ha imparato in qualche modo a convivere con il proprio incubo? Quando arriva il momento di organizzare il viaggio basta mettersi cartina alla mano, tracciare il confine temporale e decidere. E alla fine il risultato non è così male. L’Europa, più o meno, è raggiungibile. Partendo da Roma, in tre ore (circa)  si arriva a Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Madrid, Barcellona, Praga, Cairo, Tel Aviv, Casablanca e Amman. Nord Europa? In 3 ore e dieci minuti si arriva a Stoccolma. Mosca e San Pietroburgo, invece, sfiorano le 4 ore. Troppo? Ma anche in questo caso basta organizzarsi. Un esempio? Si vola su Riga (3 ore di aereo da Roma) e dalla cittadina lettone in 14 ore di treno si arriva a a San Pietroburgo. Non molto comodo, ma per certi versi suggestivo. Altri esempi? In due ore circa si arriva a Siviglia, poi un comodo pullman vi porta in Portogallo, passando per l’Algarve e arrivando a Lisbona.

Ovvio che regole del genere escludono, forzatamente, una settimana nel caldo mare delle Maldive o i Carabi. Ma, se si decide di derogare alla regola dell’unico decollo e atterraggio, ecco che si può, con un “piccolo sforzo”, arrivare all’agognata New York. Andarci con un volo diretto significa restare a bordo per circa otto ore. Ed allora, se si vuole mettere una serie di “pause”. Si può fare così: volo fino a Parigi (due ore circa), aereo di Parigi a Reykiavik (circa tre ore senza scali), balzo finale dalla capitale islandese – solo nella stagione calda – ad Halifax in Canada (circa 4 ore senza scali, il punto critico, gli ultimi 200 metri di un “ottomila” himalaiano). Poi una macchina in affitto ci porterà, in circa 14 ore (i chilometri sono 1400) , nella Grande Mela, passando, se volete, per Boston. Certo, serve molto più tempo. Ma volete mettere poter provare la tranquillizzante sensazione dei piedi per terra?

di Matteo Tonelli

Fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/quando-chatwin-non-osa-volare/222543?ref=HREC2-9

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