foto CARLA_TOMASIRiforma appalti – Tomasi, Presidente Finco “Soddisfazione per il varo della legge delega di Riforma del Settore Appalti.”

Roma, 15 gennaio 2016. La Presidente Finco – Federazione Industrie Prodotti, Impianti, Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni che riunisce 38 Associazioni ed oltre 3100 imprese – plaude all’esito del disegno di legge delega sugli appalti approvato da parte del Senato in terza lettura dopo oltre un anno dall’inizio dell’iter.

Il Governo dovrà ora emanare, entro il 18 aprile p.v., uno o più decreti legislativi che abrogheranno le disposizioni attualmente in vigore.

“Con questa Legge – afferma Carla Tomasi - il Paese fa un passo in avanti verso la modernizzazione della normativa sugli appalti, in buona parte nel senso da Finco auspicato.

Viene superata la Legge 443/2001, cosiddetta “Legge Obiettivo”, che ha nel tempo posto le attività specialistiche e superspecialistiche nel subappalto, fattispecie operativa più consona a lavori generici e di minore professionalità e che ha determinato una progressiva dequalificazione delle opere.

Viene intrapreso un cammino – che dovrà essere necessariamente graduale – di riduzione dell’eccessivo numero delle stazioni appaltanti avendo cura – sottolinea la Presidente – di evitare il rischio di incrementare il taglio medio delle gare cui solo grosse imprese avrebbero i requisiti per partecipare, il che andrebbe nel senso contrario allo Small Business Act ad alla ratio della suddivisione in lotti funzionali dei lavori.

Possono così essere poste le basi per una reale attenzione alla manutenzione, attraverso lavori sostenibili nel territorio, in particolare di riassetto idrogeologico, energetico e sismico.

In questo senso – nota con l’occasione la Tomasi - le imprese specialistiche, oltre a rappresentare un’ eccellenza a livello nazionale, investono capitali per la formazione del personale e l’acquisto di attrezzature e non possono, quindi, ulteriormente sopportare ritardi nei pagamenti né rivestire ruoli marginali nella realizzazione dell’appalto né, tantomeno, subire un uso distorto dell’ Accordo Quadro volto ad assemblare i lavori ad excludendum.

Positiva anche l’eliminazione dell’incentivo del due per cento per i progettisti interni alla P.A., la limitazione dell’appalto integrato, il divieto di affidamento degli incarichi al prezzo più basso, la limitazione delle varianti ed il ruolo centrale ANAC, che terrà l’albo dei Commissari di gara, sia per la messa a punto di bandi e contratti-tipo, sia per la vigilanza sulla esecuzione dei contratti.

Fondamentali poi – continua la Presidente - i limiti posti all’istituto dell’avvalimento ed alla verifica solo formale da parte delle SOA, che dovranno attenersi ad un sistema di attestazione centrato sulla materialità dei requisiti.

Inoltre certamente positiva e da Finco lungamente caldeggiata è, per quanto riguarda il subappalto, la possibilità di pagamento diretto dei subappaltatori e l’obbligo in determinate circostanze di indicarne una terza da parte degli appaltatori in sede di presentazione dell’offerta”. Il varo della riforma è però il primo passo di un iter ancora complesso: “Oggi tuttavia – afferma Tomasi - dobbiamo dare atto al Parlamento dell’importante lavoro svolto. Adesso l’iniziativa va alla Commissione interministeriale che dovrà attuare la delega e rispetto alla quale ci siamo, come sempre, messi a disposizione con il nostro contributo di esperienza in attesa di quella consultazione degli operatori utile al fine di realizzare opere di qualità ed efficienti, per l’ottima allocazione delle scarse risorse pubbliche”.

Finco intende sollecitare il Governo, ed in particolare ANAC e MIT nella stesura delle linee guida che seguiranno la Legge Delega, a tenere nel massimo conto i reali requisiti qualitativi ed organizzativi delle imprese, in particolare la qualificazione della rilevante gamma di specializzazione già presenti nel D.P.R. 207/10, che costituisce il nucleo centrale delle eccellenze tecnologiche ed innovative del lavori pubblici del nostro Paese – dal restauro alle fondazioni, dall’archeologia alle opere prefabbricate, dalla sicurezza stradale agli impianti tecnologici, dalle facciate continue, ai prodotti industriali per l’efficienza energetica e sismica, ecc.

Sarebbe infatti paradossale confondere la condivisibile necessità di semplificazione burocratica evocata con la “soft law” con la destrutturazione delle norme applicate alla qualificazione imprenditoriale che, al contrario, vive di progressive specializzazioni in linea con l’innovazione tecnologica di prodotto e di processo e la sempre maggiore qualificazione professionale.

“Non va infatti dimenticato – ribadisce Tomasi - che la difesa della specializzazione nel lavori pubblici costituisce uno dei punti più qualificanti della riforma, non solo sotto il profilo della garanzia di adeguatezza tecnica, ma anche sul piano del contrasto alla penetrazione del malaffare, appurato che la presenza di imprese specialistiche che assicurano mezzi e manodopera specializzata è oggettivamente di freno a tali fenomeni. Sotto questo profilo è necessario limitare l’uso del subappalto per le lavorazioni caratterizzate da notevole contenuto tecnologico o rilevante complessità tecnica dove non solo è necessaria la qualificazione ma è altresì opportuno prevedere sempre una responsabilità imprenditoriale diretta sinora demandata pressoché stabilmente alla categoria generale prevalente”.

La Presidente Finco conclude formulando un auspicio: “Una siffatta normativa, che intercetta il 15% del PIL del Paese, non si presta a commenti sbrigativi.

Pur tuttavia, per necessità di sintesi, come Finco vorremmo fossero tenuti in particolar conto gli aspetti tesi a:

valorizzare la qualificazione reale delle imprese attraverso un rigoroso controllo anche di materialità dei requisiti delle medesime;

a limitare la possibilità di subappalto per le lavorazioni caratterizzate da notevole contenuto tecnologico o rilevante complessità tecnica e a favorire, al contrario, forme di partecipazione dirette alla gestione dell’appalto;

a rendere stringente l’obbligo di motivazione della mancata suddivisione in lotti  funzionali degli appalti;

a prevedere il pagamento diretto degli esecutori, ivi inclusi i subappaltatori, i fornitori ed i prestatori di servizi e di lavoro fornito;

a prevedere correttivi anche casuali nel calcolo delle anomalie nell’aggiudicazione dell’appalto con il meccanismo del massimo ribasso;

a prevedere criteri oggettivi nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

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