L’ASSOCIAZIONE SM GIANFRANCO IMPERATORI ONLUS PRESENTA IL VOLUME “LA FINANZA LOCALE  NEL MERCATO GLOBALE. LO SVILUPPO DEL TERRITORIO IN TEMPO DI CRISI: UNA SFIDA PER L’ITALIA”

di Gianfranco Imperatori e Edoardo Reviglio, prefazione di Carlo Azeglio Ciampi, premessa di Antonio Maccanico.

Giovedì 7 luglio 2011 alle ore 18.30 (Sala Imperatori – Roma, Piazza Venezia 11) ne discutono Maurizio Sacconi Ministro del Lavoro e Politiche Sociali, Giuliano Amato Presidente Istituto Enciclopedia Italiana Treccani, Franco Bassanini Presidente Cassa DDPP, Giovanni Gorno Tempini, Amministratore Delegato Cassa DDPP, Franco Masera Advisor KPMG e Luisa Todini Presidente Federazione Imprese Europee di Costruzione.

Modera il dibattito Oscar Giannino.

Nei prossimi anni, oltre l’85% degli investimenti pubblici del Paese saranno delegati a Regioni e a Enti locali, con un ulteriore espansione della quota sul totale già abbondantemente cresciuta rispetto al passato a  seguito alle competenze trasferite con la modifica del titolo V della Costituzione. E’ quindi dal territorio che, nel prossimo futuro, dipenderà una larga parte dello sviluppo del nostro Paese. Per finanziare questa mole di investimenti sarà necessario – attese le difficoltà dei bilanci pubblici – utilizzare al meglio strumenti finanziari innovativi ed avviare il riordino del patrimonio pubblico. Tutto ciò andrà fatto con una visione di lungo periodo, nella consapevolezza che l’avvenire del Paese dipenderà in misura crescente dalla capacità di assicurare un’alta qualità della vita,  a sua volta, funzione del rispetto dell’ambiente, del paesaggio e di sentimenti “forti” verso il patrimonio storico e culturale. Il “federalismo demaniale” e il riordino del patrimonio pubblico – e in generale una maggiore attenzione alla finanza patrimoniale – configureranno una opportunità economica, ma rappresenteranno anche una grande responsabilità sociale ed etica verso le generazioni presenti e quelle a venire. Il riordino andrà quindi realizzato nella consapevolezza dell’importanza che questo processo avrà nella longue durée della nostra comunità.

Parlare di innovazione finanziaria nelle alee della crisi finanziaria che stiamo vivendo desta preoccupazione: sul fronte del debito in questi ultimi dieci-quindici anni se ne è fatto ampio uso. La trasformazione è cominciata con il recepimento della Direttiva europea sulla liberalizzazione dei servizi finanziari all’inizio degli anni novanta. Da allora banche italiane e banche d’affari straniere hanno conquistato oltre due terzi del mercato del debito locale italiano (precedentemente monopolio quasi esclusivo della Cassa Depositi e Prestiti). Quale bilancio possiamo fare di questa stagione? Vi sono luci e ombre. Quello che è ora necessario fare è di trarre insegnamenti da quell’esperienza dell’innovazione finanziaria sul debito, per non ripetere gli stessi errori quando si cercherà di ricorrere all’innovazione finanziaria per finanziare gli investimenti e per valorizzare il patrimonio. Per fare ciò ci vorrà prudenza, programmazione e lungimiranza. Sarà necessario creare un centro di programmazione e di consulenza pubblico (forse nella stessa Cassa depositi e prestiti), per evitare gli errori fatti sul fronte del debito. Bisognerà, tuttavia, non illudersi che i costi delle opere e dei servizi possano interamente essere coperti dai privati, perché i privati potranno partecipare, sempre e comunque in una logica di profitto, come è normale che sia, e solo per una quota parte. Le opere pubbliche costano, alcune rendono, ma raramente abbastanza per ripagare se stesse. La loro realizzazione deve passare anche dalla fiscalità generale e dal debito. I beni del patrimonio pubblico potranno sostituire i fondi pubblici necessari, ma solo parzialmente e non per sempre. Va considerato che rappresentano solo una parte (il 5-10% o poco di più) dei beni disponibili, e che in molti casi il loro recupero potrà comportare un costo e non un guadagno.

Il messaggio che gli Autori vogliono dare è un messaggio di prudenza e di invito alla buona gestione, ma anche una raccomandazione ad innovare nelle tecniche e nella impostazione di fondo con l’auspicio che lo Stato, all’atto di mettere tutto ciò nelle mani delle amministrazioni locali, resti  vigile e non rinunci ad un ruolo di programmazione e di controllo del processo.

Il merito maggiore di questo volume progettato da Gianfranco Imperatori, sviluppato ed integrato da Edoardo Reviglio è quello di dare, attraverso l’analisi scrupolosa e approfondita della finanza locale nel mercato globale, e cioè attraverso un’ottica particolare, una visione di grande e chiara sintesi di quelli che saranno, i trends dominanti negli anni 2000 sul piano sociale, politico e istituzionale e che investiranno i problemi di sviluppo del nostro futuro.

Il lavoro degli autori dimostra come si possano sposare insieme analisi tecnicamente accurate e visioni di sintesi ispirate da alte concezioni culturali, che danno il senso della direzione di marcia di lungo periodo della nostra comunità nazionale.

Ci viene proposta una ricostruzione storica molto accurata della nostra vicenda unitaria, a partire dal Medio Evo, dall’età dei Comuni, e della fioritura di uno sviluppo pluralistico locale del Nord e di una struttura centralistica, statalista e burocratica del Sud sotto i re normanni, vengono ricordate le vicende dialettiche tra “individualismo” e “comunitarismo” dell’età moderna contemporanea, l’organizzazione ipercentralistica dello Stato storico che si concluse con il fascismo e l’illusione del “corporativismo autoritario”, l’emergere delle esigenze autonomistiche , la nascita del regionalismo fino alla massiccia spinta autonomistica degli anni “novanta” che ha aperto la stagione del cosiddetto “federalismo amministrativo”, che tra “competenze concorrenti” e “competenze residuali” ha visto le attribuzioni legislative degli enti locali risultare moltiplicate fino a rendere le Regioni gli attori principali dello sviluppo locale ed i problemi della finanza locale centrali nella nuova forma di Stato fortemente autonomistico, o federale.

 Una analisi molto approfondita è dedicata alla struttura ed alla evoluzione del debito locale, agli effetti dell’innovazione finanziaria sui bilanci locali, alle insidie dei derivati e della cosiddetta “finanza creativa”, ai debiti sanitari, al cosiddetto “socialismo municipale”ed ai programmi di edilizia sociale.

Un’attenzione particolare è, infine, dedicata alla Cassa Depositi e Prestiti e al suo ruolo in un periodo di marcate  difficoltà per la finanza pubblica.

In un quadro complessivo dominato dagli ingenti debiti sovrani e dalla scarsità di risorse pubbliche dovute ad una irrinunciabile politica di rigore finanziario emerge con vigore l’esigenza di una “politica economica sociale” di mercato, che faccia leva sulla “sussidiarietà, non solo verticale, ma orizzontale, favorendo l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base di un principio di sussidiarietà: l’ancora di salvezza della “big society”.

La “creatività della società-civile” quale  nuova via per la soddisfazione dei nuovi bisogni pubblici in presenza di una ingente debito pubblico che limita le risorse.

L’Italia con le sue potenti organizzazioni cooperative, con le Fondazioni, il forte Terzo settore “no profit” è in  ottime condizioni per imboccare con successo questa strada. Il fulcro delle riflessioni di Gianfranco Imperatori, indubbiamente al passo con i tempi, è sempre stato questo: mai ha ritenuto fondata la separazione tra sfera economica e sfera sociale, attribuendo alla prima il compito di produrre ricchezza e alla seconda quello di ridistribuirla; considerando il mercato come una costruzione fondata su una visione sistemica della politica di sviluppo, tralasciando visioni di corto periodo per dare risalto ai veri  motori dello sviluppo di medio e lungo termine (ricerca, innovazione, cultura).

Per il futuro prevedibile è certo che una linea di rigore della finanza pubblica, comprensiva delle istituzioni locali, sarà irrinunciabile.

Il Welfare fondata sulla sussidiarietà e cioè sulle organizzazioni della società civile consentirà di concentrare le risorse pubbliche disponibili sulle grandi infrastrutture materiali e immateriali indispensabili alla crescita, senza la quale non può esservi un futuro per il  Paese in un quadro sempre più ampio di globalizzazione dell’economia, di crisi fiscale dello Stato destinata a durare nel tempo, di competizione crescente tra Stati e Continenti.

La storia della Cassa depositi dimostra come l’Istituzione sia parte integrante della storia economica del nostro Paese. Gli Autori sono convinti che  ciò possa e debba continuare ad essere. Una grande banca pubblica al servizio dell’interesse generale e capace  di sostenere investimenti di lungo periodo con rendimenti “calmierati”  capace di operare in diversi settori della finanza per gli enti locali e per le grandi opere con strumenti e competenze innovative. Questo la strada che si profila per il suo futuro.

Per colmare il deficit infrastrutturale del nostro Paese è sarà necessario reperire nuove risorse che pesino il meno possibile sul bilancio dello Stato. Ciò sarà possibile anche attraverso il rilancio della Cassa, con lo sviluppo di nuove strutture di finanziamento e di nuovi strumenti di finanza innovativa. Nel volume ne vengono individuate alcune tipologie: (1) finanziamento di grandi opere con debito, l’emissione di titoli e/o la partecipazione all’equity di iniziative di project financing; (2) lo sviluppo di fondi di sviluppo urbano, di fondi infrastrutture e del project financing a livello locale che facciano leva sui beni del patrimonio pubblico e sulle risorse private; (3) la partecipazione al processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e al Piano Casa per la costruzione di alloggi di edilizia sociale (4) il sostegno alle PMI, (5) un ruolo di “assicuratore” tramite scherni di garanzia e fondi di credito agevolato (6) la partecipazioni in iniziative europee; e (7) la gestione di partecipazioni strategiche dello Stato.

È necessario lanciare un piano di lungo periodo per il Paese e  la Cassa può diventarne un importante strumento di realizzazione. Appare, tuttavia, necessario un ulteriore passaggio di trasformazione della sua struttura organizzativa e dei suoi obiettivi strategici. La Cassa  si deve configurare come un player di lungo periodo disposto a investire in progetti di interesse generale con ritorni adeguati, ma non speculativi, con un ruolo “complementare” e non in concorrenza con il sistema bancario privato. Nel fare questo, Cassa potrebbe essere affiancato da altri soggetti con caratteristiche similari quali d esempio le Fondazioni bancarie.

La necessità di investimenti con orizzonti di lungo periodo e, quindi, a redditività differita, caratterizzati, in generale, da esternalità positive per il sistema economico e sociale, concludono gli Autori, richiede l’assunzione di un nuovo ruolo dello Stato nell’economia,  attraverso la messa in comune di istituzioni finanziarie capaci di co-investire con i privati  in progetti di interesse generale, con l’utilizzo di strumenti finanziari innovativi che pesino il meno possibile sul bilancio pubblico del Paese. 

Il paradigma di politica economico è cambiato. Il capitalismo finanziario degli azionisti (caratterizzato da orizzonti di breve periodo) è in crisi. Appare essenziale  recuperare elementi progettuali e di lungo periodo tipici del capitalismo continentale.  Lo Stato – ovvero il settore pubblico nella concezione moderna (Governo centrale, Regioni, Enti locali, Unione Europea) – deve tornare ad assumere un ruolo di regia, a fianco del mercato,  nello sviluppo delle infrastrutture del nostro Paese, ed in generale, dell’Europa.

 

 

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