MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA. DATI ALLARMANTI SECONDO UN’INDAGINE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.

IL PUNTO DI VISTA E LE PROPOSTE DI FINCO CONFINDUSTRIA.

L’esigenza di un approfondimento  delle politiche inerenti il mercato immobiliare, con la conseguente decisione di procedere allo svolgimento dell’indagine conoscitiva, è nata dalla necessità di tenere conto degli effetti della crisi economica che hanno interessato pesantemente il settore delle costruzioni e che richiedono una pronta e sollecita risposta da parte del Parlamento, soprattutto attraverso l’introduzione di una normativa capace di rispondere a tali mutamenti e alle nuove esigenze emergenti.

Dal calo delle compravendite alla diminuzione dell’erogazione di mutui immobiliari, dal peggioramento della qualità del credito erogato al preoccupante fenomeno di mancato accesso all’abitazione, fino all’aggravarsi del fenomeno degli sfratti, l’andamento del mercato appare pessimo.

I «numeri allarmanti» sono stati diffusi il 25 gennaio dalla Commissione Ambiente della Camera, durante la presentazione  dell’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare in Italia.

In particolare, il rallentamento dell’economia che investe il Paese, aggravato dalla crisi del settore finanziario mondiale, sta avendo un impatto negativo anche sul mercato immobiliare, con una diminuzione del 14 per cento delle transazioni. Secondo le ultime stime delle associazioni dei consumatori, una famiglia su quattro si trova in una situazione di crescente difficoltà nel pagare le rate dei mutui a tasso variabile, ed il credito per la casa è in diminuzione. Tale situazione sembra determinata, tra l’altro, dal fatto che il tasso di interesse in Italia è mediamente più alto che negli altri Paesi europei.

Le audizioni svolte hanno confermato i dati negativi evidenziati fin dalla stesura del programma dell’indagine in ordine al negativo impatto che la crisi economica internazionale, innescata dal collasso del mercato dei mutui sub-prime, ha avuto sul settore delle costruzioni e sul mercato immobiliare in toto.  Un vertiginoso calo nel settore che, a differenza di altri comparti industriali, non sembra avere ancora toccato il punto minimo della caduta ciclica e ha continuato a mostrare anche nei primi mesi del 2010, segnali che restano sfavorevoli.

Gli effetti della crisi sono stati, poi, altrettanto pesanti nei comparti industriali delle aziende fornitrici di materiali e manufatti per l’edilizia: nel 2009 , la produzione, già in diminuzione nel 2008, è diminuita dl 24 per cento per la fabbricazione di prodotti in calcestruzzo, del 21 per cento per i prodotti di carpenteria in  legno e falegnameria, del 33 per cento per le piastrelle in ceramica per pavimenti e rivestimenti e di oltre il 19 per cento per la fabbricazione di porte e finestre di metallo.

La Commissione evidenzia inoltre che l’annosa questione dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione durante la difficile congiuntura ha assunto una ormai inaccettabile caratteristica di sistematicità, che sottrae liquidità alle imprese, che è causa di un complessivo deterioramento dei rapporti contrattuali, anche fra soggetti privati e che, in alcuni casi, mette a repentaglio la stessa sopravvivenza delle aziende.

La crisi ha inoltre, posto con rinnovata evidenza la questione della qualificazione degli operatori del mercato del settore delle costruzioni. In particolare, per le imprese operanti nell’edilizia la questione si pone in termini di introduzione sul piano legislativo di specifici requisiti di accesso di natura tecnico- professionale e organizzativa, tali da garantire la qualità dei prodotti e dei servizi resi, la sicurezza e la salute dei lavoratori, il puntuale assolvimento degli obblighi fiscali e contributivi, la compatibilità ambientale degli interventi, la tutela dei diritti del cittadino consumatore e utente del bene casa.

Da ultimo, la struttura dei mercati immobiliari, è il commento dell’indagine, è rigida e sbilanciata verso la proprietà, che rappresentano in Italia il 72% delle abitazioni.

La situazione, secondo lo studio, appare particolarmente difficile, se è vero che la quota di case in affitto in Italia (attualmente 4,4 milioni, il 18,8% delle abitazioni totali) è nettamente inferiore rispetto agli altri Paesi europei (Germania 57,3%, Olanda 47,3%, Francia 40,7%) e, soprattutto, che l’offerta di edilizia sociale in Italia è nettamente inferiore a quella degli altri Paesi europei (4,5% sul totale)». Si registra inoltre un’«inaccettabile quota di affitti ‘in nero’, che ormai supera le 500 mila abitazioni.

IL PUNTO DI VISTA E LE PROPOSTE DI FINCO CONFINDUSTRIA.

Anche per  il presidente Cirino Mendola di Finco Confindustria la situazione attuale, vera  e propria emergenza del nostro sistema Paese, necessita di un vero e proprio intervento strutturale quanto mai urgente e improcastinabile.

Il tema del patrimonio immobiliare italiano, ed in particolare la sua (in)efficienza energetica, negli ultimi giorni ha visto la presentazione,  come già anticipato, degli esiti dell’indagine conoscitiva sul tema predisposta dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Si tratta di un documento corposo quanto importante al quale nel corso delle varie audizioni Finco Confindustria ha offerto validi spunti di riflessione.

Da tale indagine scaturiscono alcune proposte ed una conferma: ciò che c’è da fare è quasi unanimemente condiviso.

Non bastano le “domeniche a piedi”, serve un intervento strutturale, attraverso una lungimirante azione di riqualificazione del patrimonio edilizio urbano, responsabile del 40% delle emissioni di CO2.

Il cosiddetto “Piano Casa 2” (“abbattere per ricostruire”), è stata  un’idea eccellente che si è però rivelata sinora un discreto fallimento, con numeri decisamente inferiori alle aspettative, a causa delle diversificate articolazioni normative che ne hanno dato le Regioni. Andrebbe comunque protratto, innalzando il bonus volumetrico dal 35% sino al 50%, operando per renderne il più possibile omogenea l’applicazione su tutto il territorio nazionale ed estendendolo anche ai manufatti industriali e commerciali.

Purtroppo in questa materia la competenza è regionale (o meglio – purtroppo – “concorrente”) e non si può chiedere più di tanto al Governo centrale. Quello che si può chiedere, è l’immediata messa in cantiere dell’Ecoprestito. In Francia ed Inghilterra questa misura, che Finco propone da tempo per l’Italia, sta dando ottimi risultati.

L’Eco-prestito nella proposta  della federazione prevederebbe – in sintesi estrema-  l’accesso a prestiti agevolati a tasso 0 per 10 anni fino ad un massimo di 30.000 euro per ciascun beneficiario. La condizione è di eseguire (e di certificare plausibilmente attraverso un progettista iscritto all’Ordine) di aver effettuato almeno due interventi volti all’efficienza energetica (nelle coperture, nelle pavimentazioni, nei muri perimetrali, nelle finestre, porte esterne e schermature solari, nei sistemi per riscaldamento o produzione d’acqua calda sanitaria ed in quelli di energia elettrica utilizzanti fonti c38b0534c04aacb05ce015ae97=admin).

La misura concorrerebbe all’abbattimento delle emissioni di CO2 del patrimonio costruito e potrebbe essere finanziata  (il tasso 0 rappresenta il costo della misura) fino alla concorrenza di una cifra da individuare dalla Cassa Depositi e Prestiti ed anche , almeno parzialmente, dalle Fondazioni Bancarie che dovrebbero avere a cuore, direi per statuto, l’assetto ambientale dei rispettivi territori di riferimento.

L’Ecoprestito potrebbe essere rimborsato in dieci anni, ma i lavori dovrebbero iniziare entro il 2011 e terminare al massimo entro l’anno successivo.

Questa proposta è ampiamente condivisa. La competente Commissione di un ramo del Parlamento eletto dal popolo sovrano si è due volte pronunciata, in modo bipartisan, a favore di essa indicandola come una strada da intraprendere.

Provvedimenti come la cedolare secca o la riforma (finalmente!) delle norme condominiali sono senz’altro positivi anche ai fini del rilancio del mercato immobiliare, ma non sufficienti per una incisiva riqualificazione di un patrimonio urbano la cui caratteristica non è di essere limitato come estensione ma di essere assai inadeguato sotto vari profili. Tutto questo – si badi bene – al di là di una più o meno probabile ipotesi di stabilizzazione della misura riguardante il bonus del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici ora che è acquisito il suo rinnovo per il 2011.

Essa rimane quanto mai necessaria per efficientizzare il costruito nazionale, per far emergere notevoli porzioni di lavoro nero, nonché per corroborare una parte vitale della industria nazionale e della connessa occupazione, valutando anche eventuali modalità di implementazione della misura (rimodulazione tetti dopo il 2011, allargamento alle schermature solari ed agli immobili non strumentali, nonché alle coperture ed agli isolamenti con tetti e/o pareti erbose, ecc).

Simonetta Alfaro

Nata nel 1994, FINCO (Federazione Industrie, Prodotti, Impianti e Servizi per le Costruzioni) è la Federazione Nazionale di settore di Confindustria che rappresenta le industrie dei comparti produttivi di beni, servizi ed opere specialistiche per le costruzioni. FINCO aggrega attualmente 40 Associazioni Nazionali di Categoria, in rappresentanza di un comparto di circa 20.000 imprese e di 550.000 addetti, per un fatturato aggregato pari a 50 Miliardi di Euro.

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