UN GRANDE UOMO E UN GRANDE SOLDATO.

 

Il 14 ottobre scorso cade l’anniversario della morte di Erwin Rommel, al secolo “La Volpe del Deserto”.

Rommel, come tutti sanno, fu un abilissimo generale, con grandi doti di innovatore tattico e strategico, ma quello che più piacque fu l’uomo unito al soldato tanto che nel 1970 una nave militare statunitense portò il suo nome.

Egli aveva una carriera militare che partiva dalla gavetta, a differenza della tradizione militare aristocratica tedesca e questo piacque a molti soprattutto alla presunta idea di cultura popolare del nazismo.

Rommel era un uomo schietto a cui si univa un profondo senso del dovere, esplicato nei fatti e non a parole, ma questa sua coerenza non gli impedì, ad differenza di Kappler, di cambiare idea e di unirsi al complotto contro il Furer.

Egli era un fulgido esempio di un uomo che porta la divisa e non il contrario, prerogativa umana comune sia del passato che del presente a cui l’Italia certo non fa eccezione; ed a Rommel stesso toccò l’arduo compito di riordinare le forze armate italiane in Africa per cui ebbe modo di farsene un’idea.

E si fece l’idea giusta dei vicini mediterranei, stimando il soldato italiano in primis per le sue doti umane ma disprezzando senza mezzi termini, fino all’insulto, gli ufficiali, incapaci, impreparati e raccomandati, buoni, appunto, non a portare la divisa ma a farsi portare da essa; infatti il grande paradosso di chi ostenta la divisa, che ha indiscutibilmente il suo fascino, sta nella sua origine: dopo la fine dell’uso delle armature con le armi da fuoco, i sovrani inventarono dei vestiti ai questi “servi” che invece di essere valletti erano soldati, quindi l’origine della divisa racchiude, nella propria appartenenza e fedeltà, un marchio di servitù.

Rommel aveva un gran rapporto con i soldati, sapeva amarli e rispettarli ed era contraccambiato; significativo fu l’episodio dove si permise di non incontrare il Duce, abile politico ma pessimo soldato, che veniva in Africa a raccogliere un facile consenso preferendogli la visita ai soldati italiani feriti in una precedente battaglia.

Si narra del suo alto senso umano in alcuni episodi significativi; non ci furono mai violazioni dei diritti umani sotto il suo comando, non fuorono mai perseguitati ebrei, anzi si permise di criticare la follia antisemita nazista, quando in Francia utilizzò manovalanza coscritta a lavori forzati li fece poi pagare e famoso fu l’episodio della cattura di un ufficiale inglese sudafricano che non voleva essere tenuto prigioniero insieme ai suoi soldati di colore, le sue parole furono:”hanno combattuto con la tua divisa, adesso starai nel loro stesso recinto!”.

Altre sua frasi celebri furono:”Voglio che mio figlio diventi un dandy non un soldato”; “gli italiani forse non sono nati per la guerra, ma se misurassimo gli uomini solo per le doti militari non avremmo la civiltà”; ripagando la cavalleresca stima degli avversari inglesi disse:”Dopo la fortuna di avere un buon amico è l’aver un buon nemico”.

Sarà reclutato, per la sua statura morale, in un esteso complotto contro Hitler dove egli si spese e si espose in prima persona, ma la congiura fu scoperta e nonostante che ebbe la possibilità di fuggire in Svizzera, il suo senso del dovere lo portò ad accettarne le conseguenze.

Le vittime eccellenti furono Canaris torturato e impiccato, sorte peggiore toccò a Stauffemberg e compagni che misero la bomba ad Hitler al quartier generale a Rastemburg, furono impiccati con un nodo continuo a ganci dove si appende la carne; il nodo continuo, a differenza di quello scorsoio che ti spezza il collo, ti fa soffocare lentamente e mettendo i condannati uno accanto all’altro capitò che questa esecuzione divenne un triste e macabro “balletto” di persone che per non soffocare si tiravano l’un altro; questo orrido spettacolo durò più un ora e fu ripreso in ogni dettaglio per la gioia di Hitler che volle rivedere questo scempio negli anni più volte compiacendosene.

Rommel ebbe morte migliore, fu fatto suicidare con una capsula di vetro al cianuro ed ebbe dei “provvidenziali” ed ipocriti funerali di stato.

Udm

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