…E’ IL TITOLO DEL ROMANZO DI VINCENZO FILIPPELLI, CHE NARRA UNA VICENDA DI GRANDE CORAGGIO E VOGLIA DI LOTTARE DI UN UOMO VITTIMA DI UN ERRORE SANITARIO.

 

di Loredana Filoni  

 

La salute è un bene prezioso nella vita di ogni uomo. Preservarla o , comunque, avere una buona sanità è un diritto di ogni popolo e nazione che si reputino civili. Quando questa non “funziona” o si rende colpevole di “errori”, la dignità umana viene azzerata, vanificato ogni buon lavoro che dovrebbe essere solo una regola. Si viene calpestati, distrutti nell’integrità fisica e psichica, annientati. E’ quello che è accaduto a Vincenzo Filippelli, uomo di straordinario coraggio, sensibile, un “lottatore”, da cui si può imparare tutto, ed, in particolare, il significato della parola “dignità”. Vincenzo ha saputo trarre, da un’evento drammatico, la forza e l’ottimismo per ricominciare ed andare avanti nel suo percorso di vita, trasformando tutto questo in un romanzo “su Facebook…ho chiesto l’amicizia a Dio!”  E’ un libro che si “divora” in un battito di ciglia, si apprezza, commuove, se ne traggono grandi insegnamenti e, soprattutto se ne apprezza la figura di un grande uomo che non si è mai pianto addosso. E’ un magnifico esempio di vita per tutti noi.

Diamogli la parola…

 

“Ci parla un po’ di come è nato questo libro e del suo titolo?”

“Questo mio libro nasce dall’esigenza intima e profonda di raccontare al mondo una storia diversa, rivolta a gente normale che ha degli aspetti grotteschi e, per molti versi, inverosimili. Era in me come in stato di incubazione. In solo più di tre mesi, sono riuscito a darlo alla stampa, proprio perchè avevo una voce che mi parlava dentro ed io scrivevo come se lo facessi sotto dettatura.  E’ una storia che parla di disabilità, di quella disabilità che non è un mondo a parte, ma una parte del mondo, concetto che occupa la prima parte del libro insieme a quello della malasanità. Il titolo “su Facebook…ho chiesto l’amicizia a Dio!” sembrerebbe un tantino malizioso, perchè chiunque, allungando la mano verso il libro, si domanda – perchè chiedere l’amicizia a Dio su Faebook?- Il motivo è di una semplicità disarmante: ciò facendo, ho catturato l’attenzione dei giovani che navigano giornalmente, ed il libro ha raggiunto talmente tanti di essi, che, altrimenti non avrebbero avuto interesse a leggermi.  Numerosissimi i commenti positivi che mi sono pervenuti.     La richiesta di amicizia a Dio è il filo conduttore del libro. Un romanzo che vede contrapposte due figure, i personaggi principali, uno, Roberto, professore di Matematica, ateo, l’altro, io stesso, che sono alla ricerca della fede. Il romanzo diventa intrigante per la storia che Roberto vive con la moglie Olga.” 

 

“Il suo percorso è stato, a dir poco, travagliato! Chi le è stato più vicino?”

“Arriva un momento della vita in cui ti senti solo, e, per ricordare il grande Fabrizio De Andrè “Questo ricordo non vi consoli, quando si muore, si muore soli” .  Io sono morto quando mi è stato comunicato che ero affetto da mieloma multiplo al secondo stadio, ma, stranamente, è anche stato il momento da cui è partita la mia storia fatta di coraggio, di volontà, di serenità nell’affrontare questa nuova dimensione. Dico che in tanti mi sono stati vicini, ma, mia moglie Sara ha avuto un ruolo di primaria importanza. A lei ho dedicato il libro con queste parole ” a Sara, che mi supporta e sopporta in questa avventura a due ruote”. “

 

“…e la fede che ruolo ha avuto?”

” Il ruolo della FEDE è un ruolo primario in tutto il romanzo, tant’è che la Chiesa ha accolto il libro con grande interesse ed il Vescovo Santo Marcianò mi ha scritto una lettera a commento che da il senso di quello che in me si è verificato.  Una sorta di metamorfosi che mi ha coinvolto a 365° e che mi ha dato le coordinate per raggiungere quella che ogni uomo, almeno una volta nella vita cerca: il confronto con l’Eterno.”

 

“Cosa ricorda del suo rapporto con il personale sanitario durante quell’ inferno?”

“Pessimo quello con i medici del Policlinico Vittorio Emanuele II , nome di fantasia, per non suscitare, da parte dei medici, reazioni di protesta, che avrebbero potuto sfociare in una querela per diffamazione. A questo punto sarei tentato di dirle di quale Policlinico si tratta, ma penso che, in fondo, il Policlinico a cui tutti avranno pensato è quello che definirei il Policlinico per antonomasia. Una struttura sanitaria che dovrebbe essere di eccellenza e che, invece, mostra tutti i suoi limiti, anche, e, prevalentemente, dal punto di vista igienico e sanitario. Verrebbe da definirlo come una sorta di ghetto nel quale ognuno dei pazienti perde la dignità di essere umano. E’ orrendo sentirsi un numero. Essere guardato ma non ascoltato dal medico, che ti passa vicino, a cui ti rivolgi per un consiglio. Non posso dire che tutto il bene possibile degli infermieri professionali.  C’era un’infermiera delle isole di Capoverde, il suo nome è Maria, pelle nera ed occhi di un verde intenso, che veniva a trovarmi tutti i giorni, a fine turno, che io avevo denominata la Madonna nera.”

 

“Crede ancora in una buona sanità?”

Credo che in Italia ci sia il sistema sanitario meglio strutturato al mondo, per quanto attiene le garanzie del malato. Altra cosa è la gestione della sanità, che ha creato tantissimi problemi al bilancio dello Stato, per tutti gli scandali che ognuno di noi conosce.  Che fare? Maggiori controlli, maggiori risorse, DIVIETO ASSOLUTO DI FAR ENTRARE POLITICI NELLE ASSUNZIONI PRESSO I DISTRETTI SANITARI. Le assunzioni fatte in modo clientelare hanno portato grandi scompensi nel settore della Sanità (troppi portaborse non producono nulla). “

 

“Cosa si sentirebbe di consigliare alle persone che, come lei, hanno avuto questo tipo di esperienza?”

” Il consiglio che sento di dare è quello di non cercare centri di eccellenza, di non affidarsi a grandi nomi che poi non possono neanche visitarli o, nel migliore dei casi, si limitano a dare uno sguardo alla cartella clinica che, da sola, a mio avviso, non da l’immagine del paziente che, molte volte ha nello sguardo stesso la risoluzione del problema.”

 

“Che uomo è oggi Vincenzo Filippelli?”

” Sono un uomo che vive la propria diversità, disabilità, con grande dignità e con spirito di mescolamento con i cosiddetti normali. Sono funzionario (cancelliere) in un Tribunale e ormai nessuno fà più caso che dietro la scrivania, ove è ubicato il mio ufficio, c’è un uomo in carrozzella.”

 

“C’è ancora qualcosa che vorrebbe aggiungere?”

“Sono felice del fatto che il mio libro, benchè non abbia avuto grande sponsorizzazione, con il semplice passaparola, sia entrato in un migliaio di case. Che questa intervista possa essere il volano per far entrare nelle case di tanti italiani, questo mio libro, che aiuta chi è in difficoltà, a vivere con coraggio e dignità.  Le barriere vere non sono quelle architettoniche ma quelle mentali. E’ un libro che sta camminando con le gambe che io non ho più e che gli altri gli hanno dato. Ultima cosa che mi corre l’obbligo di dire è che il mio libro non è una storia triste, ma una storia che fa sorridere per gli aspetti intriganti in esso contenuti.”

 

 

 

Loredana Filoni

 

 

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