SINDROME DA STAR.

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  A distanza. Non più di 40 metri di distanza. Bob Dylan, star di portata planetaria, esige che nessuno lo veda da più di 40 metri; dorme in una casa viaggiante, evita contatti.

Per anni si fa di tutto per imporsi al pubblico, per essere notati, imitati, adorati, seguiti; poi quando si diventa troppo popolari, scatta il panico: troppi giornalisti, troppe telecamere, terrore di essere riconosciuti per strada, paparazzati mentre ci si rilassa durante il bagno al mare; e si fugge. Ci voleva Nicole Minetti per rendere popolare sempre di più quello che viene definito giudiziariamente “omertà” come comportamento criminale che lei chiama “consegna del silenzio”. “Non parlo per il bene di tutti”. Su pressioni di dimissioni dalla sua carica di Consigliera alla Regione Lombardia, Nicole Minetti vende carissima la pelle; un milione di Euro. Il silenzio costa. “pagare per il mio silenzio” altrimenti “dico tutto”.
Che sia stata piazzata lì alla Regione per via di quelle sue capacità di entrare nel personaggio della maitresse di Arcore e palazzo Grazioli, per dirigere il traffico di escort che nell’estate del 2008 toccava il punto massimo – relegando a funzioni di boudoir le case private dell’ex-premier – è cosa arcinota.

Ci sarebbe da chiedersi perciò: durante quel periodo l’accesso alle case dove venivano custoditi molti segreti di Stato era praticamente garantito senza nessun controllo apparente se eri donna giovane, spregiudicata, carina, disponibile, con un’età che spaziava dai 17 ai 25 anni massimo e disposta a vendere la propria intimità a caro prezzo.

Adesso, coloro che hanno impazzato per anni in tali ambientini composti da “personcine per bene”, da “gigli di campo”, certo non erano lì per un improvviso afflato patriottico, un inaspettato attacco al richiamo della rappresentatività della politica, repentina invocazione ad occuparsi delle problematiche della cosa pubblica del Paese; per mesi l’accesso alle carte segrete dell’andamento della politica italiota sarebbero state alla portata di chiunque abbia voluto ficcare il naso negli archivi delle ville di Arcore o palazzo Grazioli.

Le “Olgettine” si sarebbero così garantite un futuro certo da mantenute a spese dei contribuenti del Paese per molti anni, per mantenere segreti custoditi e sigillati nelle loro boccucce aduse a ben altre prestazioni, consegna del silenzio che potrebbe valere molto sullo scacchiere politico-istituzionale.

Con gli i-pad che adesso fanno foto scaricabili in tempo reale sul computer “periferico”, quanto invero resta da indagare su chi si occupava e si occupa della sicurezza dell’ex-premier, da occultare dopo lauta ricompensa se l’imbarazzo non fosse venuto alla luce?

Vero è che il cyberspazio che circondava (e circonda) palazzo Grazioli e la villa di Arcore veniva ovviamente bonificato, e tutti gli apparati elettronici erano (e sono) sotto un controllo capillare, e che solo alcuni apparecchi potevano funzionare, e che i telefonini improvvisamente non avevano campo; ma vallo a raccontare ad un individuo affetto da un’incontrollabile, incontenibile satiriasi, dopo anni di dosi da cavallo di Viagra e Cialis, che vede il Parlamento italiano come un “ingombrante fardello” al suo delirio di potere assoluto? 

E quanti, in tale contesto, hanno potuto gestire questo improvviso accesso ad informazioni riservatissime – ammesso che ci siano state; ma ormai la narrazione dei media dà in pasto al pubblico talmente tanto ciarpame che non è molto facile differenziare la verità da una menzogna pilotata; e certo tali fanciulle non erano e non sono delle sprovvedute, e i loro genitori ancora meno.

I testimoni oculari, oscuri camerieri e cameriere della villa di Arcore e di palazzo Grazioli che supervisionano e selezionano, e che hanno poteri immensi, sono votati alla consegna del silenzio per sempre; ci potrebbero essere conseguenze inimmaginabili se aprissero bocca, e il loro silenzio è molto ben remunerato, come ben sa Nicole Minetti.

Di contro Chiara Danese – altra giovane donna irretita dai sicofanti berlusconizzati - invece parla: l’intervista in video in una puntata di qualche tempo fa a “Servizio Pubblico” di Michele Santoro documentava come l’assoluto e malvagio sadismo dell’entourage dell’ex-premier, approfittando della naturale vanità femminile, rendeva pubblico il metodo di come-ti-rovino-una-giovane-fanciulla-appena-maggiorenne-per-sempre: altro che disponibili e spregiudicate arrampicatrici sociali.

Durante l’intervista Chiara Danese appariva come una giovane donna timida ed impacciata, circuita dal mito della star del piccolo schermo, cresciuta davanti alla TV berlusconizzata. Nulla di quello che avrebbe potuto immaginare sarebbe diventato vero una volta alzato il velo della magia del mondo dello spettacolo: un cliché, senza dubbio, ma è proprio in questo contesto che il berlusconismo ha attecchito, la vendita di realtà che non esistono se non nella messa in atto della finzione scenica che, portata alla sua massima esasperazione, annulla le coscienze, rende gli individui a-critici e vulnerabili, molto vulnerabili.

Come Sara Tommasi: da ragazza in carriera brillantissima laureata alla Bocconi con il massimo dei voti, alla sua scelta di dedicare la conoscenza acquisita fatta di sacrifici sui libri, di cultura, di studio, al ben più sordido e remunerativo ambiente del porno, naturale ”emanazione” delle “cene eleganti” Arcoriane e di palazzo Grazioli.

La sindrome da star si manifesta altresì in modo bizzarro, anteponendo assurdità, argomenti fuorvianti, sragionamenti, tesi illogiche, con risultati comici e kafkiani.

Ed è in questo modo che la necessità di mettersi in mostra alimenta poi la fantasia della star in questione, lanciando messaggi contorti e di difficile interpretazione: si dice e non si dice; ci si schermisce per attaccare; si teme di essere messi a nudo quando si fa di tutto per rendersi protagonisti. E si scade nel ridicolo.

Ci si potrebbe chiedere quindi se Mauro Masi, epurato dalla posizione di direttore generale della Rai e megafono del berlusconismo più invadente e violento durante la video-dittatura dell’ex-premier, abbia preso spunto da un famosissimo dialogo del film Ecce Bombo di Nanni Moretti del 1978, dove Michele Apicella, il personaggio interpretato da Nanni Moretti, interroga una sua amica e potenziale fidanzata, Cristina, interpretata da Cristina Manni.

La necessità di nascondersi, di non dire dicendo, rende tutto piuttosto inquietante visto che le parole vengono scelte con cura da Masi al tempo della direzione Rai e costantemente vessato dall’ex-premier.

A pagina 5 del Fatto Quotidiano di mercoledì 18 luglio perciò, Carlo Tecce intervista Mauro Masi: l’intento di Tecce è quello di rendere pubblica la confessione dell’ex direttore generale di aver anteposto gli interessi privati a quelli della gestione della cosa pubblica in virtù della sua posizione, tramite la conoscenza di Luigi Bisignani detto “il Bisi”.

Ma chi è Luigi Bisignani? Ci istruisce sull’argomento Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera il 15 giugno 2011: “È stato arrestato il faccendiere Luigi Bisignani, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Già iscritto alla Loggia P2, condannato a tre anni e 4 mesi nel processo Enimont, e coinvolto nell’inchiesta Why Not del pm Luigi De Magistris, a Bisignani vengono contestati ricatti, corruzione e concussione.

Sin dai tempi di Craxi ritenuto uno degli uomini più potenti d’Italia, Bisignani è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. Tra i filoni d’indagine ci sono anche gli appalti gestiti dalla presidenza del Consiglio.

L’indagine, condotta dai pm della Procura di Napoli Francesco Curcio e Henry John Woodcock, cerca di fare luce su un sistema informativo parallelo, quella che per i magistrati potrebbe essere una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla gestione di notizie riservate, appalti e nomine, in un misto, secondo l’accusa, di dossier e ricatti, anche attraverso interferenze su organi costituzionali. Oltre alla gestione di notizie riservate, l’inchiesta intende chiarire ogni aspetto in merito, appunto, ad appalti, nomine e finanziamenti.

La Procura di Napoli definisce l’inchiesta sulla cosiddetta P4 come «di ampio respiro». In una nota a firma del procuratore aggiunto Franco Greco, coordinatore della sezione reati contro la Pubblica amministrazione si spiega: «Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip per il reato di favoreggiamento personale nei confronti del dirigente e consulente aziendale Luigi Bisignani. Le indagini da cui è derivata la misura cautelare agli arresti domiciliari – spiega Greco -, inseribili in contesto investigativo di ampio respiro e che ha interessato numerose persone, hanno riguardato l’illecita acquisizione di notizie e di informazioni, anche coperte da segreto, alcune delle quali inerenti a procedimenti penali in corso nonché di altri dati sensibili o personali al fine di consentire a soggetti inquisiti di eludere le indagini giudiziarie ovvero per ottenere favori o altre utilità»”.

Ad un certo punto dell’intervista Tecce rivolge a Masi le seguenti domande su come ha conosciuto Lorenza Lei, attuale direttore generale che prenderà il suo posto ai vertici della Rai.

Masi: (…) “l’ho conosciuta tramite amici in comune, e ci andavo pure d’accordo”.

Tecce: “Vi ha presentati Luigi Bisignani?”

Masi: “Amici, non ricordo chi”.

Tecce: (a bruciapelo) “Perché telefonava al faccendiere P4 per avere consigli su viale Mazzini?”

Masi: “Non è proprio così. Luigi è un amico di vita. Siamo cresciuti insieme. Parlavamo di tutto, anche di televisione”.

Tecce: “Che mestiere fa, Bisignani?”

Masi: “Non saprei. Posso dire che è un uomo intelligente, conosce tante persone e tante cose e possiede numerose informazioni. Non ero l’unico che l’ascoltava con attenzione”.

Ecco. Mettiamo in risalto l’ultima risposta alla domanda su cosa faccia Luigi Bisignani: “Non saprei. Posso dire che è un uomo intelligente, conosce tante persone e tante cose e possiede numerose informazioni. Non ero l’unico che l’ascoltava con attenzione”.

In Ecce Bombo il dialogo tra Cristina Manni (Cristina) e Nanni Moretti (Michele) si sviluppa nel modo seguente:

Michele: “Senti che lavoro, me n’ero dimenticato, che lavoro fai?”
Cristina: “Beh, mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo…”

Michele: “E concretamente?”

Cristina: “Non so cosa vuoi dire”.

Michele: “Come non sai, cioè che lavoro fai?”

Cristina: “Nulla di preciso”.

Michele: … “Come campi?”

Cristina: “Mah…te l’ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose”.

In concreto cosa fa Luigi Bisignani? Gira, vede gente, si muove, conosce, fa delle cose. Nulla di preciso.

E – secondo Masi – molti lo ascoltano con attenzione. Specie ai massimi livelli del potere in Italia. Come Cristina in Ecce Bombo.

Fantastico.

 

Marco Rossi.

 

 

 

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