L'ultimo miliardoL’ULTIMO MILIARDO
PERCHE’ I PAESI PIU’ POVERI DIVENTANO SEMPRE  PIU’ POVERI E COSA SI PUO’ FARE PER AIUTARLI.

(EDITORI  LATERZA / COLLANA I ROBINSON PP.254 – EURO 16.00)

E’ Paul Collier, professore di economia presso l’Università di Oxford  e uno dei maggiori esperti di politiche africane  l’autore di quello che il New York Times definisce “Il miglior libro sulla politica internazionale scritto nell’ultimo anno”. Il notevole impatto politico del suo lavoro ha fatto sì che venisse chiamato a partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dalla sua attività di ricerca concernente prevalentemente la governance nei paesi a basso reddito – in particolare la crescita economica in Africa -  nasce l’ultimo suo libro dal titolo “L’ultimo miliardo. Perché i paesi più poveri diventano sempre più poveri e cosa si può fare per aiutarli”. L’ultimo miliardo ovvero  i Malawi e le Etiopie del mondo; per lo più trattasi di Stati africani ma se ne trovano anche altrove, da Haiti alla Birmania fino all’Asia centrale.

Eravamo abituati a ragionare su un’umanità divisa in un miliardo di ricchi e cinque miliardi di poveri. Ma per i quattro quinti di costoro, la povertà è diventata un ricordo. Paesi come India, Cina, altri Paesi dell’Asia e dell’America Latina, sono riusciti a risalire la china e ora nella loro rincorsa allo sviluppo  sembrano irraggiungibili. Per loro la globalizzazione ha rappresentato una vera e propria benedizione.

Ma per l’ultimo miliardo le cose non vanno esattamente così. Il reddito è fermo o diminuisce,  il contatto con la restante parte dell’umanità è perso, il distacco continua ad accrescersi, ogni tentativo di reagire si salda con un fallimento. Non dimentichiamoci poi che  la povertà porta spesso con sé, come Collier dimostra nelle sue pagine, la mancanza di buongoverno, di democrazia, di pace, in un circolo vizioso che continua a puntare verso il baratro. Quì hanno operato meccanismi perversi, Collier specificatamente  ne individua quattro; la trappola del conflitto, quella delle risorse naturali, quella della mancanza di accessi diretti al mare, unita alla presenza di vicini poco raccomandabili, e infine la trappola della cattiva governance.

Il problema è serio e coinvolge indubbiamente anche noi: il mondo del XXI secolo, con il suo benessere materiale, i viaggi globali e l’interdipendenza economica, è destinato a diventare sempre più vulnerabile nei confronti di queste vaste isole dominate dal caos. Aiutare l’ultimo miliardo è opportuno, se non altro per motivi egoistici: sono loro ad animare l’enorme ondata migratoria che si sta abbattendo sulle coste del nostro continente. A mano a mano che aumenterà la distanza tra questa sfortunata porzione del pianeta e un’economia mondiale sempre più sofisticata, l’integrazione non diventerà più facile, ma più difficile anzi impensabile.

Il problema dell’ultimo  miliardo è grave, ma si può risolvere. E’ assai meno   scoraggiante di tutti i problemi drammatici che sono stati superati nel corso del XX secolo. Ma come tutti i problemi gravi, è complicato.

Ci sono stati innegabilmente negli ultimi anni, anche segnali importanti e Collier non li sottovaluta: in molti paesi si è avviato il processo di democratizzazione, ci sono stati accordi di pace in realtà lacerate dalle guerre civili (che in genere sono assai più lunghe di quelle fra Stati), l’Africa ha iniziato ad esportare beni di consumo (anche se più spesso l’export è di prodotti primari, come il petrolio).

Ma tutto ciò non basta. E il libro di Paul Collier contiene una tesi forte riguardo al “che fare”, e Collier l’ha esposta così: “Bisogna guardare a ciò che ha fatto l’America per l’Europa nel Secondo dopoguerra. L’America non solo ha varato il piano Marshall, quindi ha aiutato l’Europa a risollevarsi, ma ha aperto anche i suoi mercati alle merci europee, e ha garantito la sicurezza del Continente. Oggi l’Africa è come l’Europa allora. Il ruolo che è stato degli Usa deve essere assunto in primo luogo dall’Europa, per due ragioni: perché l’Europa a suo tempo ha beneficiato della politica americana, quindi sa che cosa bisogna fare; perché l’Europa confina con l’Africa, e quindi è nel suo interesse stabilizzare quel Continente e farlo crescere.”

Il cambiamento quindi dovrà essere più pervasivo e capillare, dovrà partire dall’interno delle società  dei paesi più arretrati, e le nostre politiche dovranno contribuire ad aumentare le probabilità di successo di tali sforzi. Sarà necessaria l’azione congiunta dei principali governi  integrando più livelli: aiuti finanziari sì, ma anche opportunità di commercio, e garanzie di sicurezza istituzionale, nonché robustezza nelle regole di governo, a partire da solidi standard condivisi a livello internazionale.

Simonetta Alfaro

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