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IL METODO

Se si viene beccati con le mani nella marmellata dalla mamma mentre rincasa dopo che è uscita a fare la spesa, è impossibile non confessare tutto, data la faccia tutta inzaccherata. Se d’altra parte, una persona viene assalita per strada e colpita più volte al volto con estrema ferocia tale da renderla traumatizzata fisicamente, i danni saranno evidenti; Se si viene colpiti al volto con estrema ferocia con danni evidenti dato il trauma fisico e con annessa la seguente azione: l’assalitore nel portare avanti tale azione violenta allo stesso tempo, mentre colpisce, urla in faccia alla persona che sta subendo il danno fisico: “E’ tutto falso! Non c’è nulla di vero! Quello che ti sta succedendo è frutto unicamente della tua immaginazione malata!” Il danno fisico si assommerà a quello psicologico ben più grave e profondo, un danno possibilmente prolungato nella vita della vittima che determinerà ciò che questa persona saprà affrontare o meno in futuro.

La negazione della propria azione nel momento stesso che questa azione si compie, crea in coloro che la mettono in pratica la giustificazione di tale azione e, negandola contemporaneamente, la renderanno totalmente priva di qualsiasi fondamento. Si dirà: c’erano dei testimoni, tutto è stato visto da più di una persona presente ma tutto dipende da chi era presente al tempo del compimento di una azione violenta tale da cagionare un prolungato danno fisico ed un ben peggiore trauma psicologico permanente; Le persone presenti per evitare coinvolgimenti in azioni violente inammissibili dal Codice Civile, vedranno le loro vite in qualche modo sottoposte a scrutini, interrogazioni, domande personali, giudizi emessi da estranei lontani dalla loro cerchia parentale, familiare o amicale.

I comportamenti ai quali stiamo assistendo ultimamente nella sfera pubblica stanno prendendo una piega molto simile a ciò descritto poco sopra con conseguenze assolutamente impossibili da prevedere, ma sicuramente scevre da qualsiasi elemento che possa in un modo o nell’altro avvicinarsi ad una descrizione pertinente all’umana decenza, senso di responsabilità, condotta di specchiata moralità, accorato afflato volto a qualsivoglia azione conducibile al miglioramento di se stessi.

Piuttosto sembrerebbe ormai pervasivo un diffuso obnubilamento delle coscienze; una diffusa ferocia dalla quale scaturiscono spiriti animali fuori da ogni controllo e auto-controllo; una prorompente volontà assolutamente distruttiva, nichilista, accecante forza completamente negativa che sminuisce la forza d’animo insita naturalmente all’interno di un sentimento di accoglienza verso il prossimo, ed il tentativo di rendere tutto come un costante scontro di aggressività personali, frustrazioni non risolte, deliri, pazzia totale. Un’impossibilità dunque di vedersi proiettati in una visione del mondo maggiormente positiva, determinata da assoluta superficialità, doppiezza morale, dilagante ipocrisia, terrore assoluto nell’esprimere le proprie debolezze viste come un accessorio di un carattere perdente e dunque da rendere innocuo, da depauperare, svuotarlo dal suo interno per susseguentemente manipolarlo.
E’ in questo contesto di totale miopia istituzionale che essa non tiene ormai più nessun conto delle esigenze assolutamente vitali di una seppur minima riconoscibilità da parte della classi meno abbienti, persa com’è in un groviglio di affari personali, sempre meno riconducibili ad una gamma di un più vasto respiro socio-istituzionale; l’accoglienza verso gli immigrati per esempio ne soffre sempre di più.

Identità, paura: tali manifestazioni della coscienza umana sono il perno fondamentale dove si instaura la questione nella sua interezza. Se il concetto di identità nazionale è percepito come unilaterale allora il futuro appare maggiormente svilito ed impoverito. Di contro accogliere, condividere, essere incuriositi da manifestazioni culturali differenti da quella corrente non può che essere un motivo di arricchimento, di spazio condiviso, uno stimolo alla fantasia e alla gioia del dare e ricevere, gettare lo sguardo oltre la soffocante rete di nefandezze dettate da un’ideologia che esalta unicamente l’intolleranza, la violenza come progetto politico ed il mettere le proprie istanze individuali al primissimo posto venendo meno a quella naturale volontà di fratellanza insita nell’animo umano portato a correre in aiuto di chi ne ha veramente bisogno, invece di considerarlo come un mero prodotto da sfruttare biecamente per il proprio tornaconto privato.

E’ in questo contesto che l’inerzia fa metaforicamente rima con la paura, l’immobilismo, la sclerotizzazione idealizzata come unica via possibile a tale mortificazione delle coscienze in un vuoto pneumatico sempre pronto ad esplodere con manifestazioni scomposte ed irrazionali.

Marco Rossi

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