CURRE, CURRE, GUAGLIO’ (COPYRIGHT 99 POSSE).

 

Tutto cambiò circa verso la metà degli anni ottanta: l’avvento dell’informatizzazione dell’audiovisivo rese possibile la digitalizzazione del prodotto televisivo con una conseguente accelerazione dei tempi televisivi in maniera supersonica.

Adesso immaginiamo la scena: i temutissimi giornalisti parlamentari che intervistano i politici all’uscita dai vari palazzi del potere hanno sempre di più la possibilità di raccontare una realtà che i telespettatori non si aspettano; anche se ormai questi ultimi sono così corteggiati da rendere tale narrazione video speculare: infatti, nei dibattiti televisivi le urla sono spesso quello che il telespettatore cerca, per identificarsi nella rabbia accumulata da frustrazioni indotte dagli stessi personaggi che animano il teatrino mediatico.
Nelle interviste poi, coscienti del fatto che giustamente i giornalisti aspettano le loro “prede” per rendere i potenti ridicoli – o esaltare le loro imprese, dipende dalle direttive (spesso politiche piuttosto che giornalistiche) – al pubblico televisivo, questi potenti (data la velocità dei tempi televisivi) danno voce sempre di più alla loro innata o acquisita capacità di mentire: mentire, negare, e ancora negare l’evidenza; contraddittorietà; sì ma anche no; tutto e il suo contrario.

Smentire, elevare alla massima potenza la menzogna, non rendersi credibili, “parlarsi addosso”, fiumi di parole senza in verità dire, significare, assolutamente niente per riempire lo schermo TV del “sonoro” (in termini tecnici) e fare minutaggio.  La TV è fatta appunto di immagini e di sonoro: quando i giornalisti televisivi scioperano ”solo in audio” e non in video, si riesce a capire perché.

Se un evento sportivo è improrogabile - per esempio una partita di calcio - e il commento non è trasmesso, allora forse si potrà parlare di ”TV verità”, nel senso che le telecamere seguono il gioco, e i rumori di sottofondo sono quelli che un tifoso sente quando partecipa dagli spalti. Dal vivo.

Le partite di calcio forse sono le uniche immagini televisive ”non manipolabili”, poiché quello che la telecamera fa, è seguire l’azione, e i commentatori sportivi descrivono le immagini in termini tecnici: anzi, ora più che mai con molte postazioni televisive ai lati e sopra il campo da gioco, quello che un tempo era solo descrizione visiva in sé adesso si spettacolarizza, con primi piani di giocatori, allenatori, arbitro, tifosi sugli spalti; rendendo lo spettatore partecipe sempre di più anche da casa mente segue la partita sullo schermo.

 

I tempi televisivi velocissimi - al contrario dei reportage sportivi – non permettono però la concentrazione su di un singolo evento di cronaca, ma “forzano” lo spettatore a crearsi un’idea della realtà “là fuori”, indotta; e se si cambia canale perché la trasmissione non interessa, si passa in un batter d’occhio da immagini che suscitano magari piacere, vitali, positive, affascinanti, d’impatto artistico, a quelle che in pochi decimi di secondo cancellano totalmente l’emozione precedente, descrivendo invece immagini di orrore, malvagità umana, rabbia, anche mortifere; negando la concentrazione appunto su quelle precedenti di positività, dando luogo invece all’immediatezza emotiva. “Montagne russe” di picchi di eccitazione del sistema nervoso costanti. Poi si cambia di nuovo canale, perché il sogno di pochi secondi prima è stato infranto – e si cerca di ritornare all’emozione precedente meno angosciosa - ma quest’ultima non c’è più, svanita; e ti tocca star male per ore.

 

Ecco perché si urla. Il messaggio è metabolizzato velocemente, le poche parole messe in evidenza col tono della voce più alto sono quelle che restano nel sistema nervoso in costante eccitazione (“Comunista!” “Comunista!”, “Toghe rosse!” “Giudici terroristi!”), tutto a favore di quelli che la politica la intendono solo come “spaccare la testa” a chi contesta il premier e i suoi scherani, i suoi accoliti e mostra di non essere stato “persuaso”.

Spesso sentiamo parlare di disamoramento della gente verso la politica, di disgusto, e la preoccupazione circa il distacco sempre maggiore della gente da proposte socio-polico-economiche: che paradosso.

 

E’ stato detto che i politici sono “toccabili e dalla parte della gente” al contrario dell’opinione comune e ben consolidata che essi sono “intoccabili”: una prerogativa questa invece è quella di essere parte del sistema, di mettere in pratica il “lavoro politico” che spesso è l’appendice “dalla faccia pulita” di coloro che utilizzano il loro status sociale (quello degli “avvicinati”) acquisito attraverso il mercato dei voti: tanto status, tanto “lavoro politico”. Per “convincere chi non si allinea”.

 

Infatti, ci sarebbe da chiedersi: ma quando non “lavorano” (leggi assassinii, estorsioni, pestaggi, incendi dolosi, traffici vari, furti, accoltellamenti, “avvertimenti”, danneggiamenti, minacce, intimidazioni, rapine e varie amenità), gli esponenti del crimine organizzato cosa fanno? Stanno tutto il giorno dentro le loro case-bunker a sollazzarsi con champagne, o a divertirsi con prostitute fornite dalla cosca, per alleviare il duro lavoro dell’essere il rappresentante della malvagità umana sulla terra? Anche. 

 

Soprattutto delegano alla politica “dalla faccia pulita”, quello che loro fanno come “lavoro sporco” criminale in virtù del: “Tanto, prima o poi qualcuno lo deve fare”.

Il più delle volte però queste personcine per bene sono riconoscibilissime, girano per strada (quando sanno di poter contare su coperture sicure): camminano. Troppo velocemente, o deliberatamente troppo piano. Sono parte del territorio. Li incontri al bar. O sull’autobus; o nella macchina accanto alla tua ferma al semaforo. Braccati. Oppure perseguitano le loro vittime. A seconda. Tutto questo è cronaca; giornalistica, letteraria e televisiva. Che corre ad una velocità sempre maggiore.

 

Nell’edizione delle 19:00 del tg3 del 14 Aprile, Bianca Berlinguer commenta l’affermazione (subito isterica, per generare paura, apprensione, irrazionalità, il metodo del berlusconismo) di Alemanno sugli anni di piombo (gli anni ’70 nei quali anche lui era pesantemente coinvolto), circa la notizia di una presunta “gambizzazione” quel giorno di un esponente dell’estrema destra a Roma. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno dichiara: “Non vorrei che questo gravissimo episodio ci riportasse a un clima da anni di piombo”. La replica giustissima di Berlinguer in diretta dallo studio televisivo: ” l’affermazione di Alemanno è francamente eccessiva. L’atmosfera degli anni di piombo era decisamente diversa da oggi. Chi ha la mia stessa età se lo ricorda bene”. Aggiungerei io: ”E chi è sopravvissuto”.
Meno male che Bianca c’è.

 

Marco Rossi. 

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