IL GESTO DELLE MANI DEGLI STUDENTI ITALIANI: DALLA P38 AGLI APPLAUSI RITMATI.

Negli anni ’70 era facile: i cortei che sintetizzavano la protesta dei giovani studenti in quegli anni iniziavano come quelli di oggi del nuovo millennio, con le migliori intenzioni di manifestare il proprio disagio politico-sociale contro un governo arrogante e sprezzante, poco incline ad ascoltare le istanze (come si diceva allora) facendo sempre orecchie da mercante, ascoltando, comprendendo fintamente ma già si sapeva come sarebbe andata finire. I cortei enormi che allora si snodavano per le città prendevano luogo principalmente nei grandi centri urbani del centro-nord come Milano, Roma, Bologna, Torino, Firenze cioè dove l’azione verso problematiche socio-politico-industriali legate alla forte presenza di agglomerati della classe lavoratrice, della piccola borghesia (un tempo chiamata anche “maggioranza silenziosa”) e della presenza di giovani studenti universitari e delle scuole superiori, era maggiormente sentita. Almeno dove le notizie delle “controcultura” - forte dell’appoggio e della sua divulgazione attraverso i microfoni delle “radio libere” alternative a Mamma Rai – avevano una forte capacità di aggregazione e assai funzionali alla protesta: allora le radio alternative (un esempio per tutti Radio Aut di Peppino Impastato); ora Facebook, Youtube, Twitter; la protesta corre veloce nell’etere, o adesso, via cavo. Tale disagio era intercettato a quel tempo dalla sinistra extraparlamentare che doveva combattere contro un governo sordo e miope e contro le azioni di gruppi dell’estrema destra spesso legati a doppio filo a terroristi protetti da elementi neofascisti presenti nel governo democristiano prima e socialista in seguito.

Era facile, si diceva, negli anni ’70: oscure entità che gravitavano nel parlamento italiano proteggevano di fatto coloro che per opportunità, piaggeria, mero ricatto politico (diffusissimo allora come adesso), e che si nascondevano dentro i partiti di governo, dettavano allora come adesso le condizioni per una scrittura (o riscrittura) della storia politica di questo Paese, mettendo in atto quella “strategia della tensione” sempre in agguato, sopratutto quando un sommovimento epocale, di portata storica, è all’orizzonte.

Era facile, perciò, negli anni ’70: gli studenti che protestavano, energia vitale giovanile, veniva incanalata a seconda delle opportunità politiche, direzionata sottilmente, impercettibilmente da coloro che sapevano “dove guardare e dove andare”; ma nei cortei della sinistra extraparlamentare – unica vera forza di cambiamento progressista, di creatività, fantasia - la forza distruttrice di un movimento vero, alternativo, maturo, era alimentata da coloro che vedevano questa novità politica come troppo diffusa, troppo presente, importante; un vero movimento di rottura, una vera realtà embrionale di forze sane, pulite, popolari.

Le bande di infiltrati governativi, agenti provocatori che a quel tempo facevano il gesto della “P 38″, (il pollice, l’indice e il medio estesi a guisa di pistola) nei cortei quando gli animi si surriscaldavano troppo, sono gli stessi che hanno fatto carriera nel “ventre molle” del potere e adesso scrivono articoli sui quotidiani del Gelliano ”Piano di rinascita democratica” evidenziando come i toni – in  alcuni di essi, specialmente i più popolari - devono sempre essere sommessi, minimizzare le catastrofi di più di un decennio di non-governo da parte di una destra aggressiva, volgare, arrogante, violenta, xenofoba, razzista e intollerante: prendete ad esempio le prime nove pagine dedicate alla storia delle rivelazioni di Wikileaks sul Corriere della Sera di Lunedì 29 Novembre (tra l’altro il giorno dopo la prima Domenica d’Avvento nell’iconografia Cristiana che sancisce l’attesa della nascita di Cristo; una coincidenza?) ed in particolare l’articolo di Marco Galluzzo a pagina 5 dal titolo “dietro le quinte”: Galluzzo – oltre che strombazzare come il premier “lavori per il bene del Paese”- si prodiga in un triplo salto mortale facendo propria la teoria che, in tutta evidenza, non c’è da preoccuparsi troppo; egli ha invece molta premura nel farci sapere che: “il premier è impegnato in vari incontri a livello internazionale sia con ‘il suo amico Gheddafi’, dopo di che in Russia con ‘l’amico Sultan Nazarbayev’. Proprio così: Gheddafi e Nazarbayev sono ”gli amici”; anzi “gli amici degli amici”. Chiarissimo messaggio subliminale ma neanche tanto, per chi non volesse intendere quale livello di assoluta sottomissione dettano i poteri fortemente intimidatori del premier e i suoi “amici”.

Non meno inquietante – in un contesto di “strategia della tensione” applicata – è ciò che Guido Olimpo a pagina 3 della medesima edizione del quotidiano ci suggerisce, rimarcando come all’interno delle rivelazioni di Wikileaks il premier Iraniano Ahmadinejad viene considerato da molti negli Emirati Arabi come: “non equilibrato, forse addirittura pazzo.” Fantastico: un paese come l’Iran che sta finalizzando gli ultimi ritocchi all’applicazione dell’atomica “per scopi umanitari e civili” è in mano ad un pazzo; non se ne sentiva il bisogno di metterlo in evidenza, effettivamente.

La sistematica distruzione di un movimento alternativo “a sinistra della sinistra” fu anche messa in pratica con l’intervento di quelle forze oscure che hanno la capacità di destabilizzare un governo, direzionare il percorso storico del Paese attraverso atti violenti e traumatici non necessariamente stragisti all’inizio; l’intimidazione poteva prendere forme molto diverse in una escalation di atti tali da rendere chiaro con chi si aveva a che fare: per esempio per molti anni le migliori menti furono perseguitate perché troppo informate, intelligenti, studiose e disciplinate; al ché tonnellate di droga pesante vennero immesse sul mercato per lentamente decimare il movimento “dall’interno”; l’utilizzo di pregiudicati legati al terrorismo di estrema destra come fautori di infiltrazioni nei movimenti della sinistra con conseguente delegittimazione di coloro che avevano un particolare ascendente sulle giovani menti, per lo più politicamente; i primordi della “macchina del fango” tanto cara ai poteri occulti di stampo terroristico-criminale ora più che mai al potere. Oppure l’ “indebolimento” avveniva con un lento lavorìo ai fianchi, attraverso enfatizzazioni di frange ideologiche del movimento che prendevano il sopravvento, creando insanabili confitti che sfociavano in scissioni più o meno determinanti; militanti che si proclamavano di sinistra ma in realtà facevano il gioco delle destre – allora divise in estremismi criminali e moderati più “liberali” – questi ultimi in particolare all’interno del Partito Radicale degli anni ’70; dentro i circoli dei Craxiani della Gioventù Socialista, quelli che poi “naturalmente” hanno abiurato totalmente dando vita ai primi circoli di Forza Italia.

Se negli anni ’70 la connivenza tra crimine organizzato e agenti provocatori di estrema destra dentro gruppi della sinistra militante era facilmente sfruttata da oscure forze politiche della destra eversiva destabilizzatrice, era soprattutto perché quello che venne sviluppato in seguito, con l’avvento di una tecnologia pervasiva, fu uno stato di polizia oppressivo e capillare tuttora in pieno sviluppo venduto al pubblico come “più libertà nell’era della globalizzazione” dove la necessità di vigilare, controllare tutto, assolutamente tutto 24 ore su 24, denuncia implicitamente la sua debolezza strutturale: oggi viene data per scontata una forte militarizzazione delle forze dell’ordine sulla scia di populismi illiberali e arroganti, mancanza di aperture mentali verso un mondo che diventerà sempre più multiculturale, nonostante le campagne di terrorismo da parte della destra razzista e xenofoba; e i giovani studenti, figli di quelli che negli anni ’70 andavano ai cortei con l’intenzione di mettere a ferro e fuoco la città facendo il gesto della “P 38″, dimostrano una straordinaria maturità molto più radicata e viva. Non più ricorso alla violenza di piazza, ma potere di convincere con slogan e battimani ritmati; e infatti chi si irrita di più sono quella grande massa di elementi della destra ideologizzata alla sopraffazione, con una forte componente di individui che si arruolano nelle forze dell’ordine per ”mandare quanti più comunisti all’ospedale”; praticamente un incoraggiamento statale a ferimenti e traumi che rispondono a ordini superiori “per garantire l’ordine e la pulizia possibilmente anche etnica” secondo i canoni più beceri della Lega nord.

Quando all’interno del movimento della sinistra extraparlamentare degli anni ’70 le due “anime” dello stesso si confrontavano – quelli più “movimentalisti” e quelli dell’”ala creativa” - creatività, fantasia, necessità di superare certe “sclerotizzazioni” dettate da rigidità ideologiche, scaturivano dalle menti dei leaders con exploit a livello di creatività artistica senza precedenti: si dipingeva praticamente la città intera, l’università della Sapienza di Roma era un cantiere in continuo fermento di esperimenti artistici di grande rilevanza, portata, ed enorme popolarità; la frangia degli “Indiani metropolitani” con feste popolari, concerti, incontri di ogni genere, in ogni quartiere, nasceva per dar voce alle esigenze giovanili di allora, un modo per alleviare le frustrazioni di una situazione economica decadente e con poche speranze di occupazione per coloro che non potevano permettersi una scolarizzazione adeguata, un modo per alleviare il dolore invisibile delle psicopatie sociali e mentali, e per valorizzare al meglio realtà di quartieri periferici distanti ed alienanti per chi cercava un’alternativa alla propria vita di tutti i giorni.

Questo spirito sembra essere rinato adesso nella protesta universitaria contro una riforma classista e miope del ministro Gelmini la quale risponde a diktat del premier sempre più irrazionali e incomprensibili fatti passare per necessari ed utili allo sviluppo intellettuale e culturale del Paese; i battimani ritmati suonano come manifestazioni di “menti risvegliate” da un torpore lungo più di un decennio, realtà interiori catalizzate dentro lo schermo TV al plasma, oggi lo specchio dell’appiattimento imposto da un regime “tecno-politico” dove l’offerta è molto maggiore della domanda in modo tale da rendere gli spettatori solo soggetti passivi e sopratutto consumatori . La razionalità ora richiesta dagli studenti nei cortei del nuovo millennio anti-regime dimostra come gli spiriti animali, parte della “pancia” di ogni movimento politico, sia preponderante a differenza di ciò che accadeva negli anni ’70, pura esternazione delle aree militanti del movimento studentesco della sinistra extraparlamentare. Applausi ritmati: forse molto più significativi e penetranti, retaggi di quella ironia che negli anni ’70 decretava al fine delle sopraffazioni di regime con la frase: “una risata vi seppellirà”.

Marco Rossi.

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