PER UNA NUOVA STRATEGIA POLITICA. A PRANZO.

Nel sito web del dizionario della lingua Italiana Garzanti se uno cerca la definizione della parola “dietrologia” appare la seguente precisazione: Dietrologia. Sostantivo femminile. Nel linguaggio giornalistico, la ricerca, talora esasperata, dei fatti occulti che sarebbero dietro un evento o di quanto si nasconderebbe dietro le azioni, le parole altrui.

Verrebbe da chiedersi quanto Richard Milne, giornalista del Financial Times, abbia pensato a tale definizione mentre intervistava Luca Cordero di Montezemolo durante il consueto appuntamento gastronomico sul FT Weekend del 2 Luglio (a pranzo con il FT) che i lettori hanno con il prestigioso quotidiano finanziario, quasi assaporando le delizie gastronomiche che sollazzano gli stomaci dei vari personaggi in vista del mondo della finanza, della politica e della società contemporanea; pranzando amabilmente con gli intervistatori che, sotto la guisa di piacevoli commensali, tentano a volte l’allettante mossa dello scoop giornalistico carpendo verità, emozioni, confidenze solitamente molto “blindate” in ambienti formali o in conferenze stampa, il lettore viene preso per mano ed invitato a tavola pranzando virtualmente insieme agli intervistati. Verrebbe anche da chiedersi se – in puro stile britannico, dove la conversazione esalta una politica così propria del saper dire senza dire, del rendere ogni affermazione vera nella sua negazione – Richard Milne abbia messo in pratica questa capacità così propriamente integrata nel DNA anglosassone, o invero sia stato altresì mosso da emozioni scaturite dall’uguale e contraria avveduta scaltrezza mostrata da Luca Cordero di Montezemolo nell’anteporre l’italica accortezza di rendere qualsiasi discorso pubblico decifrabile in milioni di altri modi facendo proprio il costume della dietrologia il fulcro interpretativo. In genere gli intervistati sono personaggi pubblici che gravitano all’interno dell’universo cultural-finanziario anglosassone e di conseguenza il pranzo è poco più che un veloce pasto consumato in prestigiosi ed accoglienti ristoranti, in ambienti appartati di questi ultimi (o anche no, dipende dal capriccio dell’intervistato/intervistata e varie altre esigenze ed occorrenze), tuttavia non troppo lontani dall’ordinaria confusione tipica di ogni ristorante in piena attività; la scelta del cibo dunque riflette questo stato di cose, generalmente un ricco secondo piatto con contorno, oppure specialità tipiche internazionali per un apporto energetico sufficiente per arrivare alla fine della giornata lavorativa e come bevanda il più delle volte, acqua.
Non così Luca Cordero di Montezemolo; ed è questo che incuriosisce il lettore abituato a “partecipare” alle veloci raffigurazioni giornalistiche che descrivono la vita stressante degli innumerevoli intervistati super-impegnati e dunque liberi di conversare con meno “difese psicologiche” davanti al proprio piatto, ristorante o bevanda preferiti.

La professionalità di Milne riesce subito a creare l’atmosfera che stuzzica la curiosità del lettore Italiano del FT in particolare seguendo i canoni dettati da Montezemolo di un tipico pranzo all’italiana, ormai quasi dimenticati e molto più in voga 35-40 anni fa, dove la pausa-pranzo era una cosa seria e un diversivo al lavoro d’ufficio (per gli impiegati e lavoratori di concetto) che a volte quando possibile tornavano a casa per un pranzo di 4-5 portate amorevolmente preparato dalla moglie e ritornavano al lavoro il pomeriggio.Infatti la scelta di Montezemolo comprende un antipasto, primo piatto, un secondo con contorno, frutta e dolce; bevanda: vino bianco. Un pranzo del genere sarebbe impensabile nell’attuale veloce mondo della finanza e industria, specialmente il vino che come nettare di Bacco induce una leggera quanto salutare sonnolenza postprandiale. Ed è qui che il conflitto tra l’anglosassone “manovra di aggiramento verbale” contro l’italica dietrologia si dispiega in tutta la sua contorta, quanto profonda rivelazione. Scrive infatti Milne: “Il profilo di questo 62enne (Montezemolo ndr.) non potrebbe essere più alto. Ci incontriamo proprio pochi giorni dopo le sue dimissioni dopo sei anni da presidente della Fiat, il più grande gruppo industriale d’Italia; ma rimane presidente del marchio più famoso del paese, la Ferrari (che è per l’85 per cento Fiat), e della venerata Scuderia del team Formula Uno, il marchio di maggior successo sportivo. Infatti i suoi successi e passioni per la causa della Ferrari sono così famosi – una volta fece a pezzi un televisore di casa perché un campionato del mondo fu perso all’ultima curva – che si mormora possa diventare il futuro presidente del consiglio nonostante la sua mancanza di esperienza politica. Sebbene lui continui a negare le sue ambizioni politiche, le voci si fanno sempre più insistenti e mentre stiamo pranzando il ministro dell’industria si è dimesso. Il suo addetto stampa mi avverte di non parlare di ciò con il presidente in quanto egli eviterà qualsiasi domanda.”

Se si considera la popolarità planetaria del quotidiano e l’accortezza con cui certi velati messaggi politici - specie in un ambiente come quello della finanza internazionale, per lo più anglosassone – vengono resi pubblici, dove comincia l’estetica gastronomica e dove finisce la descrizione delle emozioni mediate da una certa “atmosfera mediterranea“? Che Milne e la sua intervista siano i precursori di quello che si sta delineando sempre con maggior vigore nel caotico panorama politico governativo italiano rispetto al mondo intero? Il mistero si infittisce quando Milne continua così: “E’ un argomento difficile da ignorare. L’idea di un dirigente di Formula Uno in politica potrebbe sembrare strano in molti paesi ma, come dimostra l’attuale presidente del consiglio in carica Silvio Berlusconi , quando si tratta di politica e affari l’Italia non è come gli altri; né è passato sotto silenzio il fatto che Berlusconi ha recentemente incrementato gli elogi di Montezemolo, una mossa vista da alcuni come un tentativo di neutralizzare un rivale“.

Sfoderando tutta l’esperienza professionale e l’innata padronanza dell’”aggiramento discorsivo” Milne insiste e, memore del consiglio dell’addetto stampa di Montezemolo di evitare di fare domande dirette sulla politica, egli sfrutta il potenziale quanto illusorio “momento di stasi” nella frenetica attività del dimissionario presidente della Fiat (ma non della Ferrari), nonché (dal 2008) della Confindustria, suggerendo: ” ‘Non si sta preparando per qualcosa d’altro’? Proprio in quel momento il suo cellulare squilla: lui risponde a monosillabe e – irritato – si rivolge a me. ‘ Era un giornalista che mi faceva sapere che Berlusconi ha appena detto che io sarei la persona più indicata per il ministero dell’industria’. Ma questa è l’Italia, terra di intrigo permanente, e quasi mi sono immaginato che la telefonata se la fosse fatta da solo“.
A questo punto insieme all’arrivo dell’insalata che accompagna la piccatina di vitello di Milne, Montezemolo sembra finalmente concedere che - a fronte di una nuova avventura imprenditoriale dove l’essere in politica avrebbe molti vantaggi per lui - “la gente che mi conosce e mi ferma per strada mi fa: ‘Ah, adesso entri in politica’. Ma io voglio fare qualcosa di positivo per il futuro, questo non significa diventare il leader di un partito: almeno non per il momento. Gli chiedo se sarebbe più tentato di entrare in politica una volta che Berlusconi abbia lasciato la ribalta. Lui si aggiusta la sedia per guardarmi meglio in faccia, ma appena inizia a rispondere viene distratto dalla televisione accesa che parla di una notizia di un’asta di un quadro di Picasso venduto a prezzo record, ma subito dopo senza perdere una battuta dice: ‘ abbiamo bisogno di riforme significative; inoltre abbiamo bisogno di un paese con regole chiare, abbiamo bisogno di un paese con responsabilità etiche: un bel pò di cose. Vedremo“.

Quel che è sicuro è che l’attuale situazione politica del governo allarma non poco anche coloro che si sono tenuti a debita distanza, coloro che vedono una pericolosissima deriva populista sostenuta da iniziative a dir poco scandalose come ad esempio la nascita dei “Promotori della Libertà“, moderne falangi con il compito di intimidire, perseguitare, demonizzare attraverso la costituzione di una “polizia parallela” armata di dossier, archivi, utilizzo dei più moderni mezzi tecnologici per tenere sotto controllo costante anche fisicamente, coloro che sono visti dal governo come pericolosi elementi di destabilizzazione.

Che la nobile arte della diplomazia, componente così propria dell’aristocratica casata Piemontese dalla quale Montezemolo discende, sia la soluzione al malcostume dilagante, alla volgarità, alla violenta arroganza di questa classe politica ormai fuori controllo totale?
Milne pensa di sì – con riserva:  ”L’anno scorso Montezemolo ha fondato il suo think-tank (comitato di consulenza di esperti), chiamato Italia Futura . Lui dice che è parte di ciò che vede come sua responsabilità civica in un’era dove gli scandali hanno causato danno all’immagine Italiana. Io ho l’impressione che lui sia profondamente tentato dalla politica; però se sia capace di arrivare in cima è più discutibile in un paese così preoccupato dall’immagine. Ma almeno in questo ha tutte le qualifiche”.

Il menù: Bruschetta.
Lasagne di bufala, pomodoro e melanzane.
Piccatine di Vitello con asparagi.
Piccatine di Vitello al Marsala.
Insalatina di Valeriana con aceto balsamico.
Gelato e frutta fresca.
Pinot Bianco La Rocca.
Acqua minerale e naturale.

Marco Rossi.

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