DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA  A RISCHIO 18 KM. DI COSTA.

INTERROGAZIONI AL PARLAMENTO EUROPEO E RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI ALL’INDUSTRIA TEDESCA RESPONSABILE DEL DISASTRO.

Non si conoscono, per il momento i danni del  disastro ambientale dalle proporzioni incontrollata, che è  avanzato inesorabile, con il quasi totale silenzio dei media nazionali (se escludiamo la stampa locale, le associazioni ambientaliste e qualche sito internet locale sardo).

La Sardegna è famosa per il turismo estivo, ma si prevede che il prossimo anno, se non verranno presi provvedimenti adeguati, vedrà visibilmente ridotto il flusso turistico, almeno nel tratto nord che va da Porto Torre a Castelsardo, per la fuoriuscita di petrolio da una delle tubature che portano il carburante dal molo di E.On., una azienda tedesca che produce energia.

Il disastro ha danneggiato bel 18 Km. di costa, inquinando mare e spiagge, tra le più belle del nord Sardegna, ai limiti della Costa Paradiso, che in questo caso è diventato un inferno. I primi giorni del disastro non si notavano più nelle spiagge le impronte dei gabbiani e dei cormorani sulla sabbia, misti a quelle delle conchiglie, ma solo petrolio impastato con la sabbia.

La rabbia e l’indignazione dei cittadini aumentava non solo al vedere lo spettacolo disastroso, ma soprattutto per  il silenzio dei media e delle istituzioni.

Evidentemente il turismo di massa, anziché quello di élite non ha creato la dovuta attenzione da parte della stampa.

L’area protetta a pochi chilometri di distanza da Platamona si trova la splendida spiaggia La Pelosa di Stintino, considerata tra le più belle al mondo e, vicino l’Isola Piana, l’Asinara, compresa nell’area del Santuario dei Cetacei, dichiarata protetta da un accordo firmato da Francia, Italia e Monaco nel 1999 e poi ratificato da una legge italiana del 2001.

Praticamente proprio vicino all’Asinara che ospita gli operai della Vynils ormai da 340 giorni, la vicenda ha avuto risalto solo per l’impegno delle persone comuni che hanno a cuore il futuro di queste famiglie. Un “parco di carta”, come lo definisce Greenpeace, dove non esistono norme di sicurezza e limiti allo sviluppo industriale.

Questi splendidi paradisi sembravano salvi all’inizio della vicenda dal disastro solo grazie al vento di maestrale, che ha trasportato il petrolio verso est, verso Platamona e, in queste ultime ore, Castelsardo.

Successivamente però è stata violata anche l’isola dell’Asinara. L’olio combustibile che dopo l’incidente dell’11 gennaio 2011 si è riservato sulle acque del nord Sardegna, e il catrame che continua ad estendersi sulle spiaggie per decine e decine di chilometri di costa, ha interessato anche le coste dell’Asinara. La brutta conferma arriva direttamente dal direttore dell’Area Marina Protetta dell’Asinara, Pier Paolo Congiatu, che ai microfoni del Tg3 ammette la presenza di tracce diffuse in tutta la costa»

Nei giorni seguenti i cittadini costituitisi in comitati hanno preso diverse iniziative, per esempio il 20 febbraio davanti agli stabilimenti della multinazionale è stato organizzato un Sit-in di protesta davanti la E.On per chiedere attenzione dopo il disastro ambientale causato dallo sversamento in mare di più di 50 tonnellate di olio combustibile da parte della stessa impresa tedesca.

Attenzione rispetto, sono state richieste e al tema delle bonifiche delle aree sottoposte a sfruttamento industriale e alla trasparenza nell’informazione rispetto alle stime del danno ed alle conseguenze per la salute; oltre a domandare la chiusura dei gruppi 1 e 2 ad olio combustibile, la bonifica dell’area e la riconversione degli impianti in centrale ad energia rinnovabili.

I manifestanti che hanno partecipato sono operai, pescatori, studenti, artisti, operatori turistici e semplici cittadini i quali hanno sottoscritto uno Statuto.

Il comitato prende in carico il ruolo di difensore della popolazione e guidato da un legale si fa portavoce delle richieste dei cittadini.  Ne fanno parte: il presidente Giuseppe Alesso (ricercatore facoltà Chimica Uniss); Alessandro Derrù (Commerciante); Daniele Gavelli (Studente); Marialuisa Nurra (studente); Federica Peloso (studente). L’organo è apartitico e si è costituito con l’obbiettivo di tutelare il territorio costiero di tutti i comuni che si affacciano al mare da Stintino fino a Castelsardo.

La questione è arrivata fino alla Commissione Europea, da parte del deputato europeo dell’ Idv Uggias, infatti si: “deve ribadire con fermezza il principio stabilito dalle direttive comunitarie secondo cui i responsabili di disastri ambientali debbano risarcire i danni da essi stessi provocati. E questo deve valere anche per quanto recentemente accaduto nei litorali della Sardegna settentrionale, dopo i ben noti fatti avvenuti a Porto Torres”.

Questa la richiesta formulata in un’interrogazione alla stessa Commissione dall’europarlamentare dell’Italia dei Valori Giommaria Uggias, in riferimento all’inquinamento ambientale causato dallo sversamento a mare di decine di migliaia di litri di olio combustibile dispersi da una condotta della centrale E.On di Porto Torres. Uggias fa riferimento alla direttiva 2004/35, che obbliga al risarcimento dei danni coloro che si siano resi colpevoli di disastri ambientali come quello in questione, ma chiede alla stessa Commissione di prendere posizione affinché siano risarciti “integralmente i danni – precisa Uggias, che è componente effettivo della Commissione Turismo – senza esclusione di alcuna voce quali, ad esempio, il danno all’immagine, il danno morale, il danno ai comuni per le risorse impiegate e il danno al volontariato intervenuto“.

L’interrogazione ricorda anche il potenziale cancerogeno delle sostanze disperse in mare e sottolinea come tali fatti rischino di pregiudicare seriamente la prossima stagione turistica delle località lambite dalla “marea nera“.

Alla Commissione si chiede inoltre di elencare in quali occasione e attraverso quali modalità sia intervenuta in occasione di analoghi episodi che abbiano interessato altri siti degli Stati membri: “Siamo stati testimoni di un disastro di proporzioni preoccupanti con molteplici ripercussioni sull’economia già disastrata dell’Isola - commenta l’europarlamentare – e la Sardegna non  può tollerare che chi se ne è reso responsabile non sia chiamato a risponderne e a rifondere i danni“.

In collegamento con l’interrogazione all’Europa anche in Itali il deputato dell´Italia dei Valori Federico Palomba, ha posto la questione all´attenzione del governo «La Prestigiacomo riferisca sul disastro»  Il Governo ha fatto quanto doveva per scongiurare il disastro ecologico di Porto Torres? Ha chiesto Federico Palomba al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in relazione a quanto avvenuto lo scorso 11 gennaio nei litorali della Sardegna settentrionale dopo lo sversamento in mare di migliaia di litri di olio combustibile durante le operazioni di rifornimento della centrale E.On.

Secondo la denuncia di alcuni movimenti ambientalisti – evidenzia Palomba – il ministro Prestigiacomo avrebbe sottovalutato l’entità del disastro richiedendo le immagini satellitari con due settimane di ritardo senza utilizzare per tempo tutti gli strumenti tecnologici a disposizione del suo dicastero per stabilire l’entità dell’incidente.

Se questo fosse vero – precisa il deputato dell’Idv – esisterebbe una vera e propria responsabilità politica della quale il ministro Prestigiacomo dovrebbe rendere conto.

Come già accennato, la questione è stata posta all’attenzione della Commissione europea da parte dell’eurodeputato dell’Idv Giommaria Uggias secondo cui, in base ai principi comunitari, i responsabili del disastro devono risarcire integralmente i danni provocati all’ambiente, all’immagine della Sardegna e ai Comuni impegnati con cospicue risorse a bonificare le aree inquinate.

A Stintino è iniziata l’opera di bonifica delle spiagge ed: «In totale – conclude il primo cittadino – nell’arco di queste due settimane stimiamo di aver raccolto circa 600 chilogrammi di catrame, al netto di sabbia o alghe che potrebbero essersi attaccati al materiale inquinante».

In difesa  del mare e delle spiagge sono scesi in campo anche alcuni artisti sardi come: Paolo Fresu, la scrittrice Michela Murgia, “Premio Campiello 2010″ per il suo libro “Accabadora”. Quello che è successo nel Golfo dell’ Asinara ha un nome – dichiara la Murgia – si chiama “disastro ambientale”, ma il vero disastro è il “silenzio” che ha circondato questo avvenimento, sia da parte dei media, sia da parte delle istituzioni che hanno minimizzato la portata del disastro avvenuto, perchè hanno tutti paura!

Hanno paura che i turisti smettano di venire, hanno paura che la gente smetta di comprare i pesci.

Per questo motivo – continua la scrittrice – non si stanno prendendo le giuste decisioni per bonificare la zona che è stata “sporcata” dall’olio combustibile! Dopo che questo sarà stato fatto – conclude l’autrice “ io mi auguro il prima possibile, bisognerà che ci interroghiamo, tutti, se questo è il futuro che vogliamo per la Sardegna.

Il comitato – fa sapere – si impegnerà attivamente nella promozione della cooperazione tra tutte le componenti sociali con particolare attenzione alle categorie danneggiate dai fatti accaduti.

Un primo incontro, nel quale partirà la campagna tesseramenti, si è qualche settimana fa a Porto Torres.Successivamente è stato indetto un sit-in proprio davanti la E.On.

E´ solo la prima di sette giorni di sciopero fino al 28 febbraio, intende rilanciare in primo piano il tema della sicurezza ambientale.

Sciopero nella centrale E.On.

Confermato lo sciopero di due ore dei dipendenti della centrale E.On di Fiumesanto, indetto da Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcem-Uil, per far pressione sulla multinazionale affinchè chiuda i due gruppi a olio combustibile e dia il via libera ai lavori per il quinto gruppo a carbone pulito.

La mobilitazione, la prima di sette giorni di sciopero fino al 28 febbraio, intende rilanciare in primo piano il tema della sicurezza ambientale. I sindacati, in pratica, chiedono che vengano chiuse definitivamente le unità all’origine della perdita di idrocarburi che ha inquinato le coste del nord Sardegna.

L´iniziativa è promossa dal Comitato di Tutela del golfo dell´Asinara ed è prevista domenica 20 febbraio davanti agli stabilimenti della multinazionale

Sit-in di protesta davanti la E.On.

Attenzione rispetto al tema delle bonifiche delle aree sottoposte a sfruttamento industriale e alla trasparenza nell’informazione rispetto alle stime del danno ed alle conseguenze per la salute; oltre a domandare la chiusura dei gruppi 1 e 2 ad olio combustibile, la bonifica dell’area e la riconversione degli impianti in centrale ad energia rinnovabili. Alla manifestazione parteciperanno operai, pescatori, studenti, artisti, operatori turistici e semplici cittadini e sarà anche possibile aderire al comitato attraverso la sottoscrizione dello Statuto.

G. De Santis

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