REFERENDUM SULL’ACQUA, UN MILIONE E QUATTROCENTOMILA FIRME. MAI NELLA STORIA D’ITALIA UN NUMERO COSI’ ALTO.

La democrazia dal basso, quella diretta senza deleghe, senza il collegamento con i partiti, ha questa volta dato una forte connotazione di democrazia partecipata, che i promotori hanno saputo cogliere, trasmettere e valorizzare, includendo tutte le regioni italiane, e coniugando i valori democratici della Costituzione a cominciare dalla Festa della Liberazione del 25 Aprile a quella del lavoro del 1° Maggio, inventando iniziative colorate di allegria, dalla “sfida” delle città maglia rosa, quelle che nei periodi avevano raccolto più firme ad altre iniziative dal sapore gioioso e puro, come l’acqua appunto, includendo tutti i cittadini che avevano a cuore il problema.

L’inversione di tendenza, che durata da troppi anni in Italia, e cioè quella di tenere i cittadini sempre sulla difensiva, cioè costringendoli ad arretrare nella rivendicazione e pratica dei propri diritti, questa volta non ha funzionato per il potere, sia esso mediatico, politico, economico  ed altro, questa volta la minoranza cosciente è diventata maggioranza cosciente, coinvolgendo quella parte di “maggioranza silenziosa” che si è svegliata non solo perchè il problema coinvolgeva la pancia, ma soprattutto perchè l’affermazione di un diritto sacrosanto, non poteva che ritornare in mano a cittadini e non ai sudditi.

La Costituzione prevede che (Art. 75)  sono necessarie 500 mila firme per indire un referendum popolare per sancire l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, oppure l’adesione di cinque Consigli regionali.

Il traguardo che i promotori del referendum si erano dati era  quello di arrivare a raccogliere almeno 700 mila firme entro il 4 luglio 2010, ma non solo è andato oltre le aspettative, è stato raddoppiato.

Si è quindi consolidata la liberazione dell’ acqua dal mercato e dal profitto.

La raccolta delle firme – che è stata depositata in Cassazione – per le procedure di legge, cammina in sinergia cono con la proposta di legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali”.

Del Comitato promotore fanno parte molte associazioni di base del volontariato da Pax Cristi, a Libera di don Ciotti, a Beati i costruttori di Pace di Alex Zanotelli, dal WWF a Verdi Ambiente e Società e  Legambiente ad una miriade di movimenti ed associazioni.

Le parole “ d’ordine” dei promotori sono:

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.

Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.

Per conservarlo per le future generazioni.

Adesso basta, sull’acqua decidiamo noi.

Si riafferma quindi concetto che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. – continuano i promotori “Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né speculare creando profitti nei confronti dei più deboli. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Lo tsunami del milione e 400 mila firme ha travolto chi voleva mettere mano su un bene essenziale.

La prossima sarà un vera primavera, dove la freschezza del referendum ridarà dignità e slancio nella difesa di questo bene sacrosanto., saremo chiamati a decidere su un’altissima  battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.”

“Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia”.

Il messaggio è inequivocabilmente chiaro, dalla difensiva e l’arretramento si passa, all’offensiva ed alla proposta di democrazia partecipata che costringerà i partiti seduti in parlamento a misurarsi sulle due iniziative, referendum e proposta di legge, che fino ad ora in Italia nessuno aveva fatto.

Il coinvogilmento di questa iniziativa è andato, ricordiamolo, oltre il territorio Italiano, infatti quanto ci fu la commemorazione del 10° anniversario della Guerra dell’acqua a Cochabamba, alla “Feria del agua” e della Conferenza Mondiale dei Popoli per il Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra, si registrò una presa di posizione in favore dell’ iniziativa italiana: “vogliamo esprimere il nostro sostegno ai cittadini italiani, al Forum Italiano dei movimenti per l’acqua e al Comitato promotore per l’organizzazione del referendum contro la privatizzazione dell’acqua”.

“L’acqua è un bene comune e una risorsa che deve essere gestita in modo pubblico. In America latina la onda di privatizzazione partita durante la decade degli anni ’90, ha dimostrato l’inequivocabile fallimento di questa politica; la presenza sempre più ridotta delle multinazionali dell’acqua in questi Paesi lo dimostra”.

L’impegno dei movimenti sociali di tutte le Americhe, procede per fare in modo che i governi riconoscano l’acqua come un diritto umano e questo si traduca in una gestione pubblica, il Parlamento italiano ha approvato una legge che apre le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici e del servizio idrico in particolare, per consegnarla ai privati e alle multinazionali in un quadro di evidente arretramento rispetto ai risultati raggiunti in paesi come l’Ecuador, l’Uruguay e la Bolivia.

E’ certo quindi che una  consistente fetta di cittadini, a livello mondiale, sta prendendo coscienza di questo problema, e procede per riaffermare non solo un diritto, ma una pratica attiva per evitare scempi e speculazioni che colpirebbero la fetta di popolazione più povera del pianeta.Soddisfattissimi i promotori del referendum che nel comunicato stampa del 19 luglio affermavano:

1 milione e 400 mila firme raccolte, è record

Adesso stop agli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi

Oggi, lunedì 19 luglio, il Comitato Promotore dei Referendum per l’acqua pubblica consegna oltre un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione.

Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.

La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile.

Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum.

Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.

Il prossimo appuntamento del popolo dell’acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l’assemblea dei movimenti per l’acqua.

Giorgio De Santis

Ricordiamo:

I TRE QUESITI REFERENDARI:

Quesito referendario n. 1

Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08)

Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

Promuovere l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 166/2009 significa contrastare direttamente l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Quesito referendario n. 2

Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06)

Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

Quesito referendario n. 3

Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06)

Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.

Giorgio de Santis

No Comments

© 2016 A Noi La Parola. All rights reserved.
We are still developing the site. Thank you for your patience.