FORKED-TONGUE PALEFACES. OVVERO: LE (NEG)AZIONI GOVERNATIVE.
 
Penso sia lecito chiedersi: ma Veronica Lario, la ex-moglie del premier, sapeva? Con un tempismo ed una lungimiranza non comuni ha dato il benservito al premier e da quel momento lui è andato completamente fuori di testa, e ha scardinato per sempre quell’alone di doppia morale che permetteva di vivere alla grande coloro che dell’essere dei baciapile del potere di professione da moltissimi decenni ne hanno fatto un modus vivendi  per garantirsi un’esistenza futura di assoluto privilegio; sottoposti ad azioni capaci di modificare la realtà, di manipolare le coscienze, le menti, il modo di pensare di molti che ingenuamente hanno creduto a tali deliri e da questi hanno tratto profitti – finanziari in prima battuta, psicologici dopo – accumulati del tutto illegalmente.

La doppia morale: già. I benpensanti, quelli che nel secolo scorso venivano chiamanti “la maggioranza silenziosa”, quelli che al tempo della DC votavano “turandosi il naso” (in effetti non si è mai approfondito il concetto al meglio: ci si tura il naso per non sentire l’olezzo immondo che i satrapi del potere emanano, o votare “in apnea” il più velocemente possibile, tanto il voto l’ho venduto a chi mi ha offerto di più; oppure tutte e due le cose – un tuffo nel letamaio della politica ovviamente va fatto con velocità fulminea, per non farsi intaccare troppo dal fetore?) Sia come sia, la scaffalatura che regge il potere ha le sue fondamenta nell’accettare questa doppia morale come l’ipocrisia che dà da mangiare a te, ai tuoi figli e il parentame tutto; ovvero “la famiglia”. Somma e principale emanazione costitutiva del “sistema” costruita e pervasa dai cosiddetti “uomini d’onore”.

Il “sistema” è il punto di approdo, la meta per l’utilizzo finale, il convogliatore ultimo della percezione di quello che succede giorno per giorno da parte dello stesso che condiziona il comportamento e l’etica. L’etica adesso è rovesciata: chi ha soggiornato per un tempo possibilmente piuttosto lungo nelle patrie galere ha un biglietto da visita ben accetto presso la corte del premier che ha, col tempo,  imbarcato nella sua sfera coloro che in passato hanno fatto politica approvando sistemi traumatici per annientare chi osa dissentire, utilizzando vari metodi, dai più banali per saggiare lo “spessore criminale” del soggetto designato per traumatizzare, ad essere mandanti di eliminazioni psicologiche in prima istanza e, in caso, finanche fisica degli stessi dissidenti.

I metodi del crimine hanno adesso i loro sponsor governativi, la malvagità umana ha adesso la sua giustificazione d’essere tale sul palcoscenico mediatico e informatico.

Un tempo, diciamo 35-40 anni or sono, i codici della “persuasione” avevano la loro lenta evoluzione; coloro che erano indicati come i soggetti da traumatizzare psicologicamente subivano una lentissima (di decenni, anche venti, venticinque anni) erosione, proprio per evitare che, chi si fosse fatto un’idea di un qualche sospetto non avrebbe potuto fare collegamenti immediati tra un evento e l’altro; tali eventi disgiunti tra di loro non avevano nessun significato consecutivo nel tempo, ma messi in fila uno dopo l’altro facevano apparire un quadro d’insieme chiarissimo. Il lento avanzamento ha anche un altro scopo: garantire che questa flemmatica evoluzione sia “appaltata” alle generazioni future per giustificare la loro esistenza come “palestra” per le giovani e “promettenti” leve del crimine.

Questi codici antichi, di indicibile ferocia, avevano (e hanno) nella costruzione della “famiglia” la massima espressione; salvaguardare l’”onorabilità” era l’ambizione più ricercata, la più apprezzata, e le ferree regole dei benpensanti non andavano mi violate, pena l’ostracismo, la derisione e l’isolamento dalla comunità dell’”onorata società”.

Ma i principi fondamentali sui quali si basano queste regole inviolabili da secoli è l’omertà: esistono rappresentazioni di tale “onorabilità” non dette, indirizzati a chi sia in grado di capirle ed indubbiamente eccessivamente teatrali, artificiose, spettacolari, plateali. Su queste premesse il premier ha basato tutta a sua potenza mediatica, appunto sulla teatralità; ma la teatralità è finzione ed inganno in primo luogo e chi è in grado di rispecchiare queste prerogative – reinterpretandole – è in definitiva un buon attore: un interprete appunto.

Ma la realtà è ben altra cosa, checché la si interpreti artificiosamente o no; d’altra parte questa è la bravura di un attore o un’attrice: rendere l’interpretazione credibile quasi come la realtà dentro la quale viviamo tutti, attori o meno.

Il ”sistema” però non perdona: il premier impone aggressivamente la sua weltanschauung (visone del mondo); il “sistema” rilancia. I sicofanti del premier si ergono a individui al di sopra della legge imposta dal “sistema”, feroce emanazione delle cosche criminali in parlamento da molti, moltissimi decenni dove il premier ha attinto a piene mani per poter inscenare il suo personalissimo mondo mediatico in seguito; con quest’ultimo scandalo sessuale egli ha rotto il tabù del “si fa ma non si dice” con “si fa, si dice, e si pubblicizza”; questa ”modernità” (la “normalizzazione” del crimine) non piace affatto ai maggiorenti in parlamento da secoli al potere in virtù della ferrea legge omertosa. Il che crea una spietatissima lotta di potere (nulla di nuovo, è sempre stato così); ma la schizofrenia (la doppia moralità) adesso è fuori controllo anche per i più atroci esegeti del crimine politico che utilizzano, sfruttano appunto questa insopprimibile esigenza dell’apparire a tutti i costi come la realizzazione dei propri sogni, dell’estetica personale e personalizzata, traumatizzando, facendo ammalare psicologicamente chi da tale realizzazione si è fatto travolgere senza potersi difendere a sufficienza.
A questo proposito è più che interessante ciò che scrive Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano di Giovedì 10 Febbraio circa la vicenda di quanto il potere possa erodere la psiche profondamente.
Incontrando quasi clandestinamente Virginia Sanjust, ex-annunciatrice Rai, Borromeo ci racconta come essere parte della sfera del premier abbia un effetto deleterio, traumatizzante, duraturo. La cronaca di Borromeo: “Dopo la relazione con il presidente del consiglio è molto difficile incontrare Virginia Sanjust (…). Quei ricordi sono solo un grande dolore che ha rovinato la sua vita e quella della sua famiglia. Ex annunciatrice di Rai 1 oggi vive in una comunità a Roma. Descrive Silvio Berlusconi come un uomo che non si preoccupa dell’effetto che può avere sulle ragazze. Non compra i giornali, perché la fanno stare male, ma l’ex marito le ha telefonato per leggere gli sms di Sara Tommasi. ‘Secondo il mio ex marito, Berlusconi riesce a fare impazzire le persone, le trascina in un mondo insostenibile. Quell’ambiente ti massacra, non c’è bisogno di alcuna droga. Se non fosse per lui io avrei ancora una famiglia, l’affidamento di mio figlio’ “.

Gianni Santucci invece sul Corriere della Sera dell’8 Febbraio ci spiega come Sara Tommasi ex-”naufraga” dell’Isola dei Famosi dopo aver frequentato il “giro” del premier adesso racconta: …”del momento non facile che sta passando: ‘Ultimamente ho l’impressione di essere sempre oggetto di ricatto, mi sento sotto persecuzione. Quando esco di casa ho paura di bere in qualsiasi bicchiere, per paura che ci mettano dentro qualcosa che ti fa perdere la testa per farti fare delle pazzie sessuali’ “.

Chi viene irretito e finisce per essere catturato dal “giro” tentacolare del premier lo fa a suo rischio e pericolo, e viene “briffato” ad aspettarsi di tutto; il potere del ricatto si realizza in tutta la sua pericolosità: sei testimone di realtà coperte da segreto istituzionale, e la tua vita non sarà più uguale a quella che hai vissuto prima di finire nelle “grinfie del drago” – per usare un neologismo caro alla ex-moglie di quest’ultimo; persa l’”innocenza” sarai una persona costretta a sospettare di tutto e di tutti. Sempre. La pazzia si impadronirà di te. Il prezzo è quello alto, altissimo, certo a peso d’oro, e il tuo silenzio sarà un’”istanza istituzionale”.

Il titolo di questo articolo dunque si traduce in italiano come: “Visi pallidi dalla lingua biforcuta” (Forked-tongue palefaces), cioè quello che realmente pensavano i nativi Americani dei colonizzatori Europei, i quali utilizzavano un metodo alquanto diffuso anche dai sicofanti del premier: ammorbidire il bersaglio con blandizie, rendere le sue difese psicologiche attaccabili, per poi massacrarlo in un secondo momento. I coloni Europei fumavano il calumet della pace con i grandi capi del continente Americano per sancire trattati di pace: ingenui. Non sapevano cosa gli sarebbe capitato in seguito, come Sara Tommasi e Virginia Sanjust.
Concludendo: Il Sole 24 Ore pubblica una recensione di Giuliano Boccali Domenica 16 Gennaio su l’ultimo lavoro di Roberto Calasso “L’ardore”. Vale la pena citare un brano che sembra piuttosto pertinente, parlando del libro: “Ma come si può conoscere ciò che non si lascia conoscere? Soltanto per una via: diventando in qualche misura quella cosa stessa”. Sintesi efficace della via indiana alla conoscenza, alto esordio di una tradizione segreta, immutata da 2.600 anni dopo le Upanishad nelle parole paradossali ma inequivoche di Shri Nisargadatta Mahraj: “puoi conoscere soltanto il falso, il vero devi esserlo tu stesso”.

Marco Rossi.

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