MACCHINE PER COSTRUZIONI. 2011: ANCORA IN CALO LE VENDITE IN ITALIA, MENTRE L’EXPORT E’ IN CRESCITA DEL 22%

 

 

Nel 2011 sono state vendute appena poco più di 10 mila macchine movimento terra sul mercato italiano con un calo del 26,2% rispetto allo stesso periodo del 2010. Una flessione anche peggiore si registra per le macchine stradali (-43,6%), mentre i macchinari per il calcestruzzo (autobetoniere, beton pompe, pompe autocarrate e carrellate, impianti, spritzbeton,) anche se in calo, sembrano esibire nell’ultimo trimestre dell’anno un rallentamento della flessione (circa -7%) rispetto al terzo trimestre del 2011.

 

“Le aziende italiane di macchine per costruzioni lavorano in una situazione drammatica, con margini ridottissimi – sostiene Giampiero Biglia (Cnh Ce – Fiat Industrial), vicepresidente di Unacea -. I produttori riescono solo in parte a recuperare facendo leva sull’export che nei primi 10 mesi dell’anno ha raggiunto un volume di 1,7 miliardi di euro con un aumento del 22% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

 

“Il mercato italiano delle macchine movimento terra – aggiunge Enrico Prandini (Komatsu Utility Europe), vicepresidente di Unacea – soffre di una specificità tutta italiana. L’esigenza di contenere il deficit pubblico è andata finora a detrimento degli investimenti in infrastrutture. Si rischia di vanificare tutti i sacrifici fatti dalla popolazione: se non si rilanciano gli investimenti la recessione continuerà a far crescere il debito pubblico e i tassi d’interesse sullo stesso, facendo avvitare l’economia in una spirale recessiva.”

 

Secondo i dati resi disponibili dall’Istat e rielaborati da Unacea, nei primi dieci mesi del 2011 le esportazioni di macchine movimento terra sono crescite del 39% rispetto allo stesso periodo del 2010, quelle di macchine stradali del 14% e quelle delle macchine per il calcestruzzo del 9%. In crescita anche l’export delle gru a torre (+30%) e delle macchine per la perforazione (+21%), mentre le macchine per la preparazione degli inerti registrano una flessione delle vendite all’estero di 13 punti percentuali. Sul versante delle importazioni si registra una caduta complessiva del 10% in sintonia con la debolezza del mercato interno.

 

 

 

I commenti delle aziende di macchinari per il calcestruzzo sull’andamento del mercato

 

 

Paolo Salvadori, presidente di Le Oru – Imer Group: “Negli ultimi tempi vari economisti e uomini d’affari hanno sostenuto che il punto più basso del ciclo è stato raggiunto e che ora l’economia dovrebbe riprendere il sentiero della crescita. La realtà è che dobbiamo prendere atto di un fenomeno non più congiunturale, ma strutturale, ovvero il trasferimento di ricchezza e benessere dall’Europa verso altri paesi. Si tratta di un complesso di tendenze che riguarda sia il business che gli stili di vita. Si tratta di una realtà che non va rimossa, ma  gestita, in primo luogo, mediante processi d’internazionalizzazione, che non significa semplicemente vendere all’estero, ma trasferire il proprio concetto di business in altri paesi. In secondo luogo bisogna cominciare a pensare a processi di concentrazione: attestarsi sullo slogan ‘piccolo è bello’ in certi caso può rivelarsi anacronistico e non più performante. Ovviamente si tratta di cose più facili a dirsi che a farsi, anche se già dirle può essere un passo avanti.”

 

Federico Furlani, amministratore delegato di Simem Spa: “La situazione del mercato nazionale rimane invariabilmente negativa, mentre nelle esportazioni, per quanto si manifesti qualche segnale di ripresa, dobbiamo fare fronte alla concorrenza di paesi ‘emersi’ che, come la Cina, stanno conquistando posizioni nel nostro settore a suon di acquisizioni, come negli ultimi recenti casi di Schwing e Putzmeister. In Italia fenomeni sismici degli ultimi tempi potrebbero e dovrebbero costituire un buon promemoria per riprendere a discutere di qualità del calcestruzzo e del suo processo produttivo: premescolazione, automazione e controllo di processo. Da questo punto di vista ci auguriamo che giungano presto dei riscontri da parte del governo, perché questi provvedimenti potrebbero dare un contributo alla crescita della quale tanto il paese ha bisogno.”

 

Davide Cipolla, amministratore delegato di Cifa Spa: “In Italia, dopo un 2010 negativo, ci aspettavamo un 2011 più incoraggiante. Nell’anno appena trascorso, i volumi di mercato di pompe, betonpompe e autobetoniere sono tornati a calare in una percentuale vicina alla doppia cifra. Una leggera inversione di tendenza si intravede solo per la linea di prodotto degli impianti di betonaggio. Bisognerà vedere se il rallentamento della flessione registratosi nell’ultimo quadrimestre può rappresentare un timido segnale di speranza per il futuro. L’andamento negativo sul mercato italiano è tuttavia compensato dalla ripresa dell’export. Come produttori di macchine per calcestruzzo osserviamo sempre con interesse  i dati del movimento terra che solitamente anticipano di 6/12 mesi il trend nostro comparto. Purtroppo, alla luce dei dati elaborati da Unacea sul mercato nazionale le prospettive per il 2012 rischiano di essere ancora negative.

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