IL RITORNO DEGLI INVASATI.

 
E’ compito dell’arte interpretare la realtà di tutti i giorni secondo canoni universalmente acquisiti ed accettati.

Un dipinto, un pezzo musicale, una poesia, una fotografia, un intero romanzo addirittura, “congelano”, fissano in uno spazio-tempo infinito quei canoni universali che l’artista descrive come propri, ed allo stesso tempo patrimonio di tutti coloro che sentono le loro corde toccate metafisicamente dall’interpretazione di tali canoni.

 

Dunque un’interpretazione, una personalizzazione mirata alla comunità di “adepti sensibili”, vibrazioni idealizzate nella perfezione sintetizzata dell’attimo; ma anche stravolgimento: decontestualizzazione del vero distorto alla mercé dell’irrazionale. E le reazioni a tutto ciò sono infinite, costantemente richieste, sostenute, gridate.

 

Ma quando queste reazioni eccedono lo scopo che l’artista si è prefisso, allora si scade nella ridicolaggine del cattivo gusto, anch’essa tuttavia una provocazione richiamata e cercata.
Ora più che mai le immagini sono la parte manipolatrice principale laddove la realtà si rivela in tutta la sua finzione; e quelle televisive il mezzo per eccellenza: nelle famose immagini dei primi anni ’90 di Bettino Craxi contestato da un numeroso gruppo di manifestanti a Roma all’uscita dell’hotel Raphael, dove il Presidente del Consiglio fu bersagliato da monetine ed un numero imprecisato di vari altri oggetti, nel gruppo dei parecchio esagitati si distingueva anche Ignazio La Russa, il quale sarebbe molti anni dopo diventato ministro, “saltando la barricata” per così dire.

La reazione di Craxi a quel tempo – senza internet e l’informatizzazione dei media – fu nonostante tutto “mirata” verso chi doveva intendere, piuttosto che “teatralizzata”; intervistato tempo dopo l’episodio di fronte alle telecamere, si prodigò in un commento che era tutto un programma: “Hanno creato un clima infame”. La reazione di La Russa invece, quando lui è diventato l’oggetto di lancio di monetine, è stata quella di uno psichicamente squilibrato. Di un invasato.

 

Le immagini quindi, perchè il modo in cui la maggior parte dei telespettatori si forma un’idea della realtà, è convogliata da ciò che viene mostrato attraverso il piccolo schermo. 
A differenza del grande schermo – cioè nella sala cinematografica – quello che il telespettatore vede non è il mondo reale; nello schermo televisivo si evidenzia maggiormente la manipolazione delle immagini, la “scena” e la sua finzione. 

Nello schermo cinematografico la concentrazione è in genere diretta più verso la ”profondità” delle immagini – data la loro grandezza dal punto di vista dello spettatore – cosa che guardando il piccolo schermo accade di meno; guardando la TV è più in evidenza il “tutto”, e i movimenti della telecamera ed il montaggio si percepiscono visivamente con maggior forza – obiettivamente.

Torniamo dunque a quello che la cronaca televisiva ci offrì molti anni fa a proposito delle reazioni politiche alle contestazioni “monetizzate” per così dire, sia di Craxi che a quelle più recenti di La Russa: stesso contesto, stessa manifestazione di dissenso; il primo davanti ad un albergo, il secondo – simbolicamente molto più importante – davanti al Parlamento. L’uno minaccia sottilmente ma solennemente, l’altro reagisce “dando fuori di matto” come direbbe Travaglio. 
Ecco: quando il governo del premier è in palese difficoltà, le sue truppe mediatiche d’assalto hanno le direttive berlusconiane di “buttarla in caciara” come si direbbe a Roma.
La partecipazione in par condicio ai dibattiti televisivi ridiventa isterica; la destra inferocita mostra il suo volto peggiore; i sicofanti invasati del premier sono istruiti ad interrompere permanentemente urlando per coprire le parole dell’interlocutore; a dare fastidio evitando un dibattito un minimo lucido (la lucidità mentale è aborrita dal premier), e le telecamere si soffermano in particolare sui primi piani delle loro espressioni facciali distorte dall’odio, gli occhi lucidi da indemoniati.

 

In una puntata di Annozero, i primi piani dell’onorevole Cicchitto (per non parlare di Stracquadanio) – discutendo (si fa per dire) con l’onorevole Di Pietro – denunciavano molto chiaramente le reali intenzioni del parlamentare berlusconizzato: non era la qualità della discussione che animava lo spirito polemico di Cicchitto, ma unicamente la ricerca per trovare il momento giusto per interrompere, creare confusione, delirio da psicolabili.
Se le immagini perciò parlano di un contesto rappresentato in termini universali, queste immagini hanno il loro significato applicato a ciò che il contesto suscita emotivamente.

 

Prendiamo l’articolo di Maurizio Chierici sul Fatto Quotidiano del 29 Marzo titolato “Attorno alla Giordania il mondo arabo cambia faccia e le inquietudini scuotono un Paese tormentato da guerre e guerriglie”.

Un estratto dal suo articolo: “(…) I cittadini giordani del re quando il re si arrende a Stati Uniti e Inghilterra e rinuncia alla sovranità dei territori ormai perduti, abbandonano le proprietà e salgono ad Amman. E la capitale cambia. Borghesia palestinese degli affari, insegnanti, ingegneri, medici i quali si accordano lentamente con la monarchia e trasformano il Paese. Questa classe dirigente stretta attorno al sovrano veniva snobbata dalle antiche famiglie giordane di obbedienza ottomana, quindi infastidite dall’invasione “degli incivili”, e i risentimenti di una provincia dimenticata vengono soprafatti da umori, culture e ricchezze in fuga dal mondo attorno. Amman accoglie banche e capitali del Libano che brucia, anni ’80, ma il fuoco non è ancora spento. E l’ultima ondata arriva dall’Iraq, le due guerre del Golfo. Scappano commercianti e notabili e chi proprio non può lasciare Baghdad mette le famiglie al sicuro in questa specie di Svizzera diventata Babilonia.

Ottocento mila cittadini in più. Seconde e terze case costruiscono un’altra città. la vecchia sopravvive nella memoria di un passato del quale è orgogliosa; la nuova alza grattaceli e allarga verso il deserto sterminati centri commerciali e multinazionali che insidiano i direttivi della regione. Diventa lo spazio neutro di tante trattative. I voti delle prime elezioni irachene dopo la caduta di Hussein si contano qui. E’ soprattutto la struttura costituzionale a proteggere (fino a quando?) la Giordania dai terremoti attorno. Abdhallah ha preso il posto di re Hussein, il padre (…)”.

 

Sostituiamo “cittadini giordani”, con “cittadini italiani”, “re”, e “Hussein” con “il premier italiano”,  “Stati Uniti e Inghilterra”, con “sicofanti, scherani e gli invasati di cui sopra” e via dicendo nel contesto socio-politico economico italiano – dove i territori perduti e Amman, potrebbero essere contestualizzati in ”consenso politico” ([i territori perduti] e alternativamente Arcore, Palazzo Chigi, etc. etc. [Amman]) - e si avrà una visione d’insieme dove coloro che si sono per anni attovagliati alla mensa del premier adesso sono visti come ”gli incivili”, la calata dei ”viddani” (nella locuzione sicula), che inquinano sempre di più il mondo politico liberale nel progetto eversivo piduista del premier all’inizio della sua discesa in campo; e i benpensanti che per decenni sono stati registi delle vicissitudini della politica italica, adesso sono travolti dai loro stessi mostri che hanno sviluppato in seno “a loro insaputa”.

I “centri commerciali e multinazionali della nuova città”, sono lo sviluppo da lotta all’ultimo sangue in un’economia di mercato feroce, spietata, senza esclusione di colpi: mors tua vita mea

Chi, in ultima analisi, sarà il novello “Abdhallah” nella nostra trasposizione italica? Che i fascio-comunisti di Pennacchi possano essere la risposta all’ultimo squilibrio psichico del disegno di legge del governo che depenalizzerebbe la ricostituzione del partito fascista? O le bandiere di Fli e quelle di Rifondazione Comunista insieme di fronte al Parlamento in nome dell’emergenza democratica? Oppure gli esponenti di destra e di sinistra fianco a fianco alla manifestazione per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Piazza del popolo tempo fa? La confusione regna sovrana.

E’ il prodotto televisivo degli esaltati, invasati fanatici del premier. 

Marco Rossi.     

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