SIAMO UOMINI O PENDOLARI? INCHIESTA SUI TRASPORTI PUBBLICI LOCALI. IL GIUDIZIO DI 5000 UTENTI IN  12 CITTA’.

PARTE LA CAMPAGNA DI ALTROCONSUMO.

Essere pendolari all’inizio del terzo millennio, non sembra differenziarsi molto dalle condizioni vissute, 10 o 20 anni fa, sia in termini economici, che in qualità del servizio, e quindi di comparazione dei due termini. Ma per avere un quadro preciso, almeno da quanto risulta da un monitoraggio compiuto da “Altroconsumo” su 5000 pendolari di 12 città italiane, da Roma a Milano, da Padova a Palermo, risulta che la maggior parte degli intervistati non si ritiene soddisfatto, salvo alcune città, che però raggiungono appena la sufficienza.

La lente d’ingrandimento dei cittadini sui trasporti locali urbani  salva solo i tram di Padova e la metropolitana di Torino, per il resto utenti insoddisfatti per bassa frequenza e scarsa velocità delle corse.

Altroconsumo ha raccolto il giudizio di cinquemila utenti in 12 città italiane. Bocciati i servizi di autobus, tram, metro (appena sufficiente in alcune città) e vaporetti per Venezia.

Giudizi poco lusinghieri anche su copertura del territorio urbano e comfort del viaggio; nessun centro urbano dei 12 coinvolti nell’indagine ottiene la sufficienza: solo Padova e Cagliari si avvicinano al 6, favorite dall’essere capoluoghi di dimensioni ridotte e grazie a interventi mirati e ben integrati. Torino e Milano seguono a ruota. Ultime Palermo e Catania, il cui voto di soddisfazione è rispettivamente 3 e 3,8.

La fotografia che emerge dall’ l’inchiesta condotta da Altroconsumo in 12 città italiane: Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia.  L’indagine – disponibile su www.altroconsumo.it – apre la campagna di Altroconsumo Siamo uomini o pendolari? che nei prossimi mesi metterà di fronte il giudizio dei cittadini e l’”efficienza” degli amministratori, evidenziando disservizi e disagi nei trasporti; aperta a tutti la sezione ad hoc www.altroconsumo.it/campagna-trasporti l’associazione realizzerà interventi mirati per aiutare gli utenti e in parallelo stimolare i gestori ad aumentare la qualità media del servizio.

Non manca però alcune note positive: “Qualche cifra: nella puntualità – sostiene Altroconsumo – i migliori risultano essere i bus e la metro a Milano, i tram a Padova e i vaporetti a Venezia. I peggiori: i bus a Catania (23 min. di ritardo in media), i tram a Firenze (9 min.) e la metro a Bari (8 min.)”.

Forse tutti questi motivi, spingono i pendolari a non usufruire dei trasporti pubblici, almeno nel  confronto con le altre città europee.

“In media nelle città in Italia- continua l’inchiesta dell’associazione – solo l’11,6% degli spostamenti avviene sui mezzi pubblici. Le percentuali salgono nei grandi centri – 47% a Milano e 32% a Roma – ma sono ben lontane dalle scelte nella mobilità urbana compiute dagli utenti in altre città in Europa: 67% a Barcellona; 63% a Parigi e Madrid”.

I pendolari intervistati motivano le ragioni nella costrizione della scelta di usufruire del mezzo pubblico : “si sale in tram o in metropolitana perché non si può prendere l’auto per mancanza di parcheggi (in media per il 30% del campione) o perché non si hanno mezzi propri (il 20%). Pochissimi coloro che scelgono il trasporto pubblico urbano per risparmiare denaro, tempo, o per rispetto dell’ambiente”.

Manca la cultura dello scegliere il mezzo pubblico urbano e il rapporto causa-effetto diventa un circolo vizioso, da cui escono sconfitte qualità del servizio e soddisfazione degli utenti.

Vedremo quindi nei prossimi mesi, l’effetto che sortirà la “denuncia” dell’Associazione vicina ai problemi dei pendolari, si spera che gli amministratori che hanno la competenza e la responsabilità nella gestione dei servizi dei trasporti pubblici,   prendano in considerazione non solo la fotografia del monitoraggio, ma anche il miglioramento del servizio nel suo complesso, considerando che le ritenute che vengono trattenute ogni mese sulla busta paga dei lavoratori, dovrebbero indurli ad una mirata e sensata gestione della spesa pubblica.

Giorgio De Santis

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