TORNA QUINDI AD ESSERE UN BENE COMUNE. NOTEVOLI RISPARMI SUL BILANCIO DELLE FAMIGLIE.

Napoli come Parigi, l’acqua è di nuovo pubblica, questo il commento scoppiettante di soddisfazione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune, congiuntamente al Comitato Acqua Pubblica Napoli, “salutiamo con gioia e soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Napoli che ha approvato, sostanzialmente all’unanimità, la trasformazione dell’azienda “Arin S.p.a.” in “Acqua Bene Comune Napoli”, un Ente di diritto pubblico che gestirà le risorse idriche”.

E’ il primo frutto del seme piantato da mesi, anzi da anni, da quasi 100 associazioni che si sono battute, prima per raccogliere le firme e poi per mobilitarsi affinchè i Referendum sull’acqua non fossero vani. Il tentativo che fece il governo Berlusconi-Maroni-Ronchi, prima dello scippo del voto e poi dello spostamento della data a Giugno 2011, facendo sborsare a tutti i cittadini circa 300 milioni di euro per non accorpare le amministrative con i referendum, è stato riscattato dal voto e da questo importantissimo atto del Comune di Napoli.

Forse sarebbe il caso di chiedere un risarcimento di quei soldi. Comunque coerentemente con quanto affermato prima delle elezioni di Napoli, il sindaco di Napoli e quasi tutto il Consiglio Comunale ha approvato una storica delibera che ha riportato l’acqua pubblica nella città partenopea, dando attuazione ai contenuti fondamentali del Referendum che voleva l’acqua bene comune e quindi non poteva essere gestita da privati, che in genere avevano fini di lucro. Questa significativa delibera porterà nelle tasche dei napoletani notevoli risparmi per le famiglie, e questo non è poco in questo momento di incertezza critica del vivere quotidiano.

“Si tratta delle prima effettiva attuazione del voto referendario, – continua il comunicato stampa del Forum della’ Acqua Pubblica – e della volontà di 27 milioni di cittadini, in una grande città: a Napoli l’acqua torna pubblica.Si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese”.

Dopo tanti dubbi finalmente una certezza, che oltre a compiere un passo che riporta un minimo di serenità nei cittadini, fornisce una consistente boccata d’ossigeno per la fiducia nella politica, quando questa è partecipata e cosciente.

Nel XXVI° canto dell’inferno, si dice: “considerate la vostra semenza, fatti non foste a vivere come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”.

Mai parole come queste furono attuali, vale a dire, che chi fa la politica e ne fa buon uso, raggiunge risultati approvati quasi da tutti, eccetto da personaggi che volevano continuare a speculare sulla pelle dei cittadini. La democrazia allargata del i il Consiglio Comunale di Napoli ha coinvolto l’Università e centri di ricerca.

La discussione, del Consiglio Comunale si componeva di tre mozioni e i quattordici emendamenti presentati alla delibera. Nel primo documento, a firma dei consiglieri Santoro e Lebro , sono stati stralciati ed approvati all’unanimità i punti 1 e 4 che impegnano, tra l’altro, l’Amministrazione a coinvolgere Università e centri di ricerca per la promozione di iniziative in favore dell’ammodernamento degli impianti tecnologici del sistema idrico e dell’innalzamento degli standard qualitativi biologici e l’avvio di una campagna di corretta informazione per un maggiore utilizzo dell’acqua corrente con notevoli risparmi sui bilanci familiari.

Non solo nella seduta è stato stilato un documento in cui impegna il Sindaco, il Consiglio comunale e la Giunta all’adesione alla manifestazione nazionale del Forum dei movimenti dell’acqua che si terrà a Roma il 26 novembre.

Accolta come raccomandazione, invece, la terza mozione, primo firmatario Castiello, che prevede un’informativa al Consiglio sugli effettivi costi sostenuti per la trasformazione dell’Arin in Azienda speciale. Quattordici sono gli emendamenti di accompagnamento alla delibera. Di questi l’Aula ne ha approvati 11.

Il Presidente Pasquino, dopo aver ringraziato per la presenza e per la partecipazione i numerosi rappresentanti delle associazioni che sono intervenute ed in particolare padre Alex Zanotelli, ha quindi posto in votazione la delibera n.942 per la trasformazione dell’ARIN in Azienda speciale che il Consiglio ha approvato a maggioranza con il solo voto contrario del consigliere Moretto. Napoli quindi “traccerà il sentiero” sul quale i cittadini possono e debbono riappropriarsi dell’acqua come bene comune.

Va ricordato infine che la Risoluzione ONU del 28 luglio 2010 dichiara per la prima volta nella storia il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale. Riccardo Petrella –  economista politico (studi all’Università di Firenze), fondatore e segretario del Comitato Mondiale dell’Acqua, autore del Manifesto dell’Acqua sostiene:”- È ormai tempo di considerare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all’accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico – per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa – allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute. Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questo quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa”.

La Risoluzione sottolinea ripetutamente che l’acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, più degli altri diritti umani, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, è fondamentale per tutti gli altri diritti umani .

La Risoluzione non è vincolante, ovvero afferma un principio che ancora raccomanda (non obbliga) gli Stati ad attuare iniziative per garantire a tutti un’acqua potabile di qualità, accessibile, a prezzi economici. È stata approvata dall’Assemblea Generale con 122 voti favorevoli, 41 astensioni e nessun contrario. Altri documenti dell’ONU avevano affermato il diritto all’acqua come diritto di alcune categorie di persone (minorenni, disabili), mai come diritto universale.

 

“Ci aspettiamo – conclude il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – che adesso tutte le altre città seguano l’esempio napoletano e che oltre alla ripubblicizzazione si vada nella direzione di una reale partecipazione dei cittadini e dei lavoratori nella gestione del Servizio Idrico Integrato.

Da oggi, 26 ottobre, inizia il percorso della gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, a cui tutti i cittadini e tutte le cittadine saranno chiamati a contribuire.

L’acqua torna ed essere un bene comune e nessuno, d’ora in poi, potrà dire che non si poteva fare. Su acqua e referendum indietro non si torna”.

Con questo auspicio, si spera che tutte le amministrazioni, dai piccoli ai grandi Comuni, diano pratica attuazione alla volontà partecipata e non delegata espressa da circa il 60% dei cittadini italiani, che in quella occasione hanno ribadito di non essere sudditi.

 

Giorgio De Santis

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