CANI NELLO SPAZIO

Lo sapete quanti cani furono selezionati per voli orbitali o suborbitali nello spazio dai sovietici?

Ben 57; non tutti partirono e solo pochi ne morirono per guasti tecnici.

I cani furono ampiamente utilizzati come “apripista” per il volo umano nello spazio per le loro caratteristiche di docilità e perché adatti a lunghi periodi di inattività.

Erano preferiti cani randagi perché più adatti a sopportare le sollecitazioni termiche e si preferivano femmine perché più docili e perché si era progettato un sistema di raccolta dei bisogni, che nell’assenza di gravità volerebbero beati, adattabile solo alle femmine.

Si cominciava l’addestramento da terra tenendoli in gabbie molto anguste, abituandoli alle prime forme di tuta spaziale e facendoli fare dure sessioni in centrifughe che simulavano forti accelerazioni.

Dal ’51 al ’56 furono fatti voli suborbitali fino a 100 km. di altezza con tute e caschi di vetro poi si raggiunsero i 200 km. per poi, dopo il ’58, superare i 450 km. dal suolo ma su cabine pressurizzate.

I primi cani e di conseguenza i primi esseri viventi a superare i 110 km. dal suolo furono, nel luglio del ’51, le cagnette Dezik e Tsygan, poi Dezik fece un’altro volo subito dopo con un’altra cagnetta di nome Lisa ma perirono entrambe, Tsygan, invece, fu adottata da un famoso fisico sovietico.

I voli continuarono con altri cani e vi furono alcuni episodi curiosi come una cagnetta di nome Smelaya (coraggiosa in russo) che fuggì poco prima del lancio ma fu ripresa, miglior sorte toccò a Bolik che riuscì a fuggire e fu sostituito da un randagio, neanche addestrato al volo, trovato nei dintorni del cosmodromo di Baykonur in Kazakistan chiamato ZIB il cui significato era una sigla che in russo voleva dire “sostituto dello scomparso Bolik”; tutti questi cani, comunque, fecero la missione incolumi.

Sorte più “movimentata” toccò ad Albina (che per inciso era il suo vero nome, cioè non dato per l’occasione) e Tsynganka (vagabonda in russo) che furono espulse a 85 km. di altezza per atterrare sane e salve.

Sorte ancora più avventurosa toccò alle cagnette Damska (regina di dame) e Krasavka (piccola bellezza) a 214 km. dal suolo il razzo ebbe un guasto e in automatico tentò il rientro e l’espulsione controllata dei cani, ma il dispositivo non funzionò e la capsula finì in una zona ghiacciata per cui nonostante il lavoro di ritrovare immediatamente la capsula non vi era possibilità di recuperarla immediatamente, in più la temperatura era di -45 gradi. Miracolosamente, però, il giorno successivo i cani erano vivi ma solo un po’ infreddoliti, furono avvolti in caldi cappotti di pecora e spediti come eroine a Mosca.

Triste fine capitò a Bars (leopardo delle nevi) e Lisichka (volpacchiotta) che esplosero con il razzo dopo meno di 30 secondi dal lancio.

Altri cani ancora furono mandati in voli suborbitali ed altri, si pensa 4, morirono per guasti tecnici.

Il primo essere orbitale, cioè nello spazio, fu Laika (abbaiona) ma essa purtroppo morì, lo sappiamo dal 2002, dopo poco più di 5 ore dal lancio per stress da surriscaldamento della capsula.

Una cosa va detta, da molte parti si diceva che il volo di Laika era un volo a perdere, cioè non era previsto il rientro dell’animale, ma questa è una malignità, gli animali non erano destinati a morire in quanto erano comunque interessanti per la scienza per studiarne l’effetto del volo.

Il successivo volo del ’60 vide una coppia di cagnette Belka (scoiattolo) e Strelka (freccia) insieme ad una quarantina di topi, insetti e piante.

Strelka, conclusa felicemente la missione, fece una nidiata di cucciolotti di cui, uno di nome Pushinka, (birichino) fu regalato alla figlia di JFK da Nikita Krusciov nel ’61.

Dopo un successivo incidente dove gli animali morirono carbonizzati nel rientro a terra, nel ’61 fece l’ultimo volo del progetto Zvyozdochka (stellina) scelta personalmente da Yuri Gagarin e dopo questo lancio perfettamente riuscito, l’uomo finalmente andrà nello spazio e i cani non sarebbero più serviti… o quasi, perché l’ultimo lancio con cani avvenne nel ’66 dove Veterok (brezza) e Ugolyok (brace) fecero da esperimento per provare gli effetti di una lunga permanenza nello spazio di ben 22 giorni; questo record sarà superato solo nel ’73 dallo Skylab.

David

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