LA DIGA SALVERA’ L’ISOLA? MONT-SAINT-MICHEL ISOLA O PENISOLA, BRETAGNA O NORMANDIA?

Interrogativi che possono sembrare incredibili per uno dei più famosi luoghi del turismo mondiale. Eppure, gli interrogativi sono più che legittimi se la tecnologia e la burocrazia hanno cercato una soluzione. Anche discorso strano se si vuole, ma certamente intonato alla stranezza e alla grandezza del luogo.

Mont-Saint-Michel è uno scoglio sulla costa atlantica della Francia, con un’abbazia famosa e un borgo pittoresco davanti alla foce del Couesnon, al confine tra la Bretagna e la Normandia, proprio alla radice della penisola del Cotentin. Amministrativamente Mont-Saint-Michel è Normandia, l’ultimo lembo di Normandia, praticamente già terra bretone, una specie di sintesi di una storia tumultuosa che valica la Manica.

Lo scoglio si erge a un paio di chilometri dalla costa, in una baia le cui rive già nel decimo secolo tendevano a modificazioni importanti, come risulta da diversi documenti. Le maree hanno una così forte escursione tra alta e bassa – quattordici-quindici metri – che erodono il terreno ma allo stesso tempo trasportano enormi quantità di detriti; insomma da una parte tolgono, dall’altra aggiungono. Nel Medioevo gli abati di Mont-Saint-Michelgià facevano difendere le spiagge dell’isola e della terraferma con opere di indigamento più o meno efficaci. Nel diciassettesimo secolo la tendenza cambia, si inverte: si fanno grandi progetti per interrare almeno una parte della baia per recuperare all’agricoltura una grande superficie, sull’esempio degli olandesi. Nel 1800 si progettano due dighe che dalla terraferma avrebbero consentito di creare una nuova superficie utile di 4350 ettari. Infine, però, nel 1874 il governo autorizza la costruzione di una diga che non dovrebbe essere sommersa dalle acque. Pur fra grandi polemiche, l’opera è compiuta il 31 luglio 1879: e sulla diga, naturalmente, passa una strada che lega l’isola alla terraferma. Ma poi comincia una propria e vera guerra perché si apra almeno la diga in uno o due punti per lasciar passare l’acqua delle maree. Non se ne fa nulla.
La strada, come la diga, non dovrebbe essere mai sommersa dalle acque e tuttavia almeno un paio di volte al mese, con le grandi maree, Mont-Saint-Michel resta isolato, l’acqua arriva impetuosa a una tale velocità da mettere in pericolo gli imprudenti. La baia, però, va lentamente ma costantemente insabbiandosi, non sempre l’alta marea riesce a coprire l’istmo. Finalmente nel 1970 – dopo che due guerre mondiali hanno dato altro da pensare ai francesi – viene ripreso in considerazione il problema di Mont-Saint-Michel. Problema che può essere sintetizzato così: lasciare che l’istmo diventi permanente e addirittura che tutta la baia si insabbi, o fare in modo, con lavori straordinari, che le correnti di riflusso della bassa marea riescano ancora a trascinare via i detriti portati dall’alta marea?

L’importanza e la notorietà dei Mont-Saint-Michel vanno ben oltre i confini francesi -dato che è un bene turistico internazionale -sicché la questione non poteva rimanere un fatto locale, ma è passata all’attenzione del governo preoccupato della possibilità che scompaia la maggior attrazione turistica della Francia, dopo Parigi. La baia si insabbia. Il fiume Couesnon rovescia in mare ogni giorno tonnellate di detriti mentre gli sbarramenti frangiflutti che si sono andati aggiungendo uno all’altro nel tempo per proteggere l’istmo e anche per tenere libera la foce del Couesnon, impediscono alle correnti di marea di “ripulire” le acque prima che sopraggiunga la bassa marea. Ogni giorno la sabbia si accumula sulla sabbia, ogni giorno l’alta marea serale fa più fatica a coprire l’istmo.

Ci sono due partiti: quello che vorrebbe non si facesse nulla contro l’insabbiamento e quello, invece, che vorrebbe si facesse qualcosa, o meglio tutto quello che è necessario per ripristinare condizioni di normalità intorno a Mont-Saint-Michel. Chi è per l’insabbiamento vede nel collegamento permanente la possibilità di costruire sulla lingua di terra ristoranti, piccoli alberghi, parcheggi, chioschi per souvenir che andrebbero ad aggiungersi a quelli già in atto intorno all’abbazia che domina l’isolotto. Sono due chilometri di strada, si può pensare a business sostanziosi. Due chilometri di strada aperti giorni e notte, luci sfavillanti, macchine, come una qualunque città di mare, con un panorama unico.

Contro l’insabbiamento stanno tanto quelli che temono l’esplosione di un turismo di basso livello culturale quanto quelli che temono la fine della caratteristica turisticamente più significativa del luogo, l’alternanza isola-penisola, che possa pregiudicare l’afflusso dei visitatori (che non avrebbero più quell’emozione, grande o piccola che sia, di doversi ricordare dell’alta marea).

Almeno tre Ministeri: Cultura, Ambiente, Trasporti, si palleggiano le responsabilità, mentre ogni anno si accumulano nella baia un milione di metri cubi di sabbia. Dopo molti dibattiti, il Governo incaricò il Laboratorio Centrale francese di idraulica di studiare il problema e indicarne una soluzione. Il laboratorio aveva preparato due progetti che prevedono la totale distruzione dell’istmo, sostituito per il primo progetto da un tunnel sottomarino, per il secondo da un lungo ponte, un viadotto. Una serie di opere idrauliche dovrebbe liberare dalla sabbia e dal fango tutta quella zona di mare. La scomparsa dell’istmo dovrebbe contribuire a migliorare ulteriormente il libero flusso delle correnti. La soluzione tunnel sottomarino avrebbe un costo stimato in 30 miliardi di lire. Soluzioni entrambe ingegneristicamente e idraulicamente perfette, più quella che prevede il tunnel: ma scontentano tutti, sia quelli che vogliono la penisola permanente, sia quelli che vogliono mantenere l’isola-penisola. Poi c’è un terzo partito che parte da una considerazione: se una marea di quindici metri, una delle maggiori del mondo, non ce la fa più contro la sabbia, che altro si può fare? E’ il partito che si potrebbe chiamare degli indifferenti. Lasciate che la natura segua il suo corso, lasciate insabbiare tutta la baia: l’abbazia rimane bella ugualmente, sia che la montagnola si erga in mezzo al mare o da un mare di sabbia che col tempo potrebbe diventare un verde mare di erba.
Il problema, rispondono gli innamorati di Mont-Saint-Michel, non è di fare dell’Abbazia un museo: le diverse componenti umane e naturali di un luogo non sono separabili le une dalle altre, sarebbe un errore considerare il picco, il villaggio e l’abbazia una parte a se stante dalla baia sulla quale si innalzano, sarebbe un vero errore.

Una decisione è stata presa dopo tanti dibattiti e ora il paesaggio attorno a Mont-Saint-Michel sta cambiando. Dopo le gigantesche opere idrauliche attuate per migliore il flusso delle maree e di impedire l’accumulo di sedimenti , si è giunti al collaudo della diga sul fiume Couesnon, lunga 138 m e composta da 8 chiuse. La diga è percorribile a piedi da una sponda all’altra del fiume dove è stato fatto un balcon maritime di 900 mq. . Le automobili saranno parcheggiate nei parchetti costruiti sulla terraferma e sarà costruito anche un ponte passerella che sarà percorso da una navetta per porterà i passeggeri sul posto. Sul sito www.projetmontsaintmichel.fr, si trovano le informazioni dell’ultima ora. Sul posto c’è piccolo centro informazioni aperto al pubblico.

Ma che cos’à questo fazzoletto di mondo che rischia di diventare l’isola che non c’è più? La storia di Mont-Saint-Michel si perde nella notte dei tempi quanto l’arcangelo San Michele apparve al vescovo di Avranches su quest’isolotto di granito alto 80 metri, circonferenza meno di 1 chilometro. Siamo nell’ottavo secolo, l’isolotto si chiamava Mont Tombe. Aubert consacra l’isolotto a San Michele e vi costruisce un oratorio sul quale in seguito viene eretta un’abbazia carolingia. E’ un susseguirsi di costruzioni romaniche e gotiche che utilizzano sempre le costruzioni precedenti come supporto, fino al sedicesimo secolo quando il complesso architettonico raggiunge il suo massimo splendore. Un’abbazia fortificata attorno alla quale sorge un villaggio pure fortificato. Durante la guerra dei Cent’anni si è combattuto sui bastioni del villaggio, m al’abbazia non è mai stata presa. Un guerriero famoso, Bertrand du Guesclin, più volte vincitore degli inglese e degli spagnoli, durante una delle sue campagne in Spagna lascia la moglie Tiphaine a Mont-Saint-Michel in quello che oggi è chiamato Logis Tiphaine:
Ecco come si erano svolti i fatti:Bertrand du Guesclin combatteva nel 1359 a Dinan assediata dal duca di Lancaster, superiore di forze. A un certo punto Du Guesclin chiede una tregua di quaranta giorni al termine dei quali la città si sarebbe arresa se non fossero arrivati rinforzi. Durante la tregua, un inglese, Cantorbery, cattura Olivier, fratello di Bertrand, uscito senza armi dalla città, esige un riscatto di mille fiorini. Bertrand allora sfida l’inglese a singolar tenzone, Lancaster medesimo preside il duello. Bertrand vince, Cantorbery deve pagare a Olivier mille fiorini e cedere le proprie armi a Bertrand. In tutto questo trambusto la bella Tiphaine Raguenel, molto colta, quasi una scienziata, s’innamora all’istante di Bertrand con conseguente felicissimo matrimonio e grandi cure di Bertrand nel lasciare la moglie al sicuro. Mont-Saint-Michel gli era sembrato il luogo ideale e non ne rimane certamente deluso.
In verità, pagando si ottenevano molte cose anche allora. Persino durante la guerra dei Cent’anni i pellegrini non trascurano d’andare a Mont-Saint-Michel. Gli inglesi, padroni della terraferma davanti all’isola, distribuiscono salvacondotti a pagamento, a quanto pare tenendo conto delle condizioni economiche del richiedente: nobile, ricco borghese, mendicante. E sul Mont-Saint-Michel già fiorisce un embrione di industria alberghiera.

Dopo gli splendori del sedicesimo secolo, Mont-Saint-Michel decade. Prima il rilassamento della disciplina fra i monaci, conseguente all’arrivo di abati laici che incassano le prebende senza esercitare effettivamente il comando. Poi la trasformazione dell’abbazia in prigione, un po’ prima della rivoluzione francese dl 1789. UN ciclo si è concluso, Soltanto nel 1874 l’abbazia sarà posta sotto la giurisdizione del Servizio dei monumenti storici e soltanto nel 1966 – dopo più di due secoli – tornano a Mont-Saint-Michel alcuni religiosi a riprendere gli uffici di culto.
Il complesso dell’abbazia gotica è stato costruito in tempi successivi.

A nord i magnifici edifici della Merveille (1211-1228) per i monaci, per i pellegrini e per gli ospiti di rango. A sud gli edifici abbaziali (13°-15° sec.) che ospitano l’amministrazione, l’alloggio dell’abate e la guarnigione. A est lo Ch^atelet e le difese avanzate (14° sec) che proteggono l’ingresso ricavato su questo lato del Monte. Il coro romanico della chiesa crolla e viene ricostruito fra il 1466 e il 1521, in gotico fiammeggiante, su una nuova cripta: il risultato è splendido, assai migliore di prima. Il campanile attuale che termina con una bella guglia slanciata sulla quale sta il Saint Michel di Frémiet è del 1897: arriva a 157 m sul livello del mare (78 m e 68 dal livello del mare al pavimento dell’abbazia, mentre il primo gradino dell’ingresso è posto a 50 m e trenta).

Chi ci va deve prepararsi a un modo strano di visitare l’isolotto: un vero e proprio dedalo di scale e corridoi che portano il turista da un piano all’altro e non da un edificio all’altro. Come se il cocuzzolo fosse affettato orizzontalmente e lo si esplorasse, appunto, a fette orizzontali indipendentemente dall’uno all’altro edificio. Si parte dal Grand Degré, una scala che conduce all’abbazia: in alto a destra si apre l’ingresso dei giardini, poi si avvia la scala dei bastioni. Si passa sotto l’arco di una vecchi aporta per entrare in un cortile fortificato dominato dallo Cha^telet, composto di due alte torri. Di qui parte un’altra scala che porta alla sala delle Guardie: è una scala coperta, con una volta bassa, male illuminata, che per questo si chiama Escalier du Gouffre, dell’abisso. La sala delle Guardie era una specie di zona scambio: i pellegrini poveri venivano istradati attraverso la corte della Merveille, verso l’Aumo^nerie, l’elemosineria. I visitatori dell’abate, invece, e i fedeli che andavano alla chiesa, salivano per la scala abbaziale, imponente, novanta gradini, difesa nel 15° secolo da un ponte fortificato. Da questa scala si arriva alla porta sud della chiesa davanti alla quale c’è una terrazza chiamata il “salto Gautier” dal nome del prigioniero che di lì si sarebbe gettato nel vuoto. E’ da qui che incominciano le visite vere e proprie.

All’esterno della chiesa, contrafforti, archi, balaustre, un capolavoro di grazia aerea. Nell’interno colpisce il contrasto fra la navata romanica, severa in penombra e il coro gotico elegante e luminoso. Sotto l’edificio si visitano tre cripte.

Si arriva infine alla Merveille, un complesso di edifici gotici disposti verso nord. Il primo costruito fra il 1211 e il 1218 comprende – dal basso in alto – l’Elemosineria, la sala degli ospiti e il refettorio cui corrispondono nella parte ovest (1218-1228) la cantina (magazzino degli approvvigionamenti) la sala dei Cavalieri e il Chiostro. All’esterno, la Merveille ha l’aspetto di una possente fortezza pur nell’evidenza della sua destinazione religiosa con le sue linee architettoniche nobili e pure. All’interno ci si può rendere conto della evoluzione del gotico dalla semplicità, ancora quasi romanica, delle sale basse fino al capolavoro di finezza, di semplicità e di gusto costituito dal chiostro dopo l’eleganza della sala degli ospiti, la maestosità della sala dei Cavalieri e la luminosità magica del refettorio ( chiostro e refettorio fanno parte del terzo piano ).

Il dormitorio di un’antica abbazia romanica è stato parzialmente recuperato e lo si può visitare lungo la Passeggiata dei monaci.

Il villaggio ai piedi dell’abbazia ha caratteri ancora più diversificati quanto a epoche di costruzione e, naturalmente alla destinazione degli edifici.

Ci si entra attraverso la porta dell’Avancée, l’unica apertura nella cerchia dei bastioni. A sinistra il corpo di guardia (16° sec.). A destra le “Michelettes” bombarde inglesi catturate durante una sortita nella guerra dei Cent’anni.

Si incontrano poi una seconda porta e un secondo cortile fortificato, infine una terza porta, la Porta del Re (15° sec.). Di lì si passa nella Grande Rue dove, subito a destra s’incontra la graziosa casa dell’Arcade, un tempo caserma dei soldati dell’abate. La via è stretta, in salita, vecchie case ai lati (15°e 16° sec.), una gradinata in cima. Straordinariamente animata, durante la stagione turistica è invasa da venditori di souvernirs, industria che è qui presente a secoli come abbiamo già detto.

Ancora da visitare i bastioni, i giardini dell’abbazia di dove si possono vedere il lato ovest del monte e la cappella di St. Aubert. Un museo storico si segnala per la collezione di 25mila “coqs de montres”, pezzi cesellati che facevano da supporto al meccanismo degli orologi, francesi, inglesi, olandesi (nel giardino del museo un cannocchiale periscopico consente di vedere tutta la baia sino a trenta chilometri di distanza).

Mont-Saint-Michel è tutto questo e si possono capire benissimo le ragioni di coloro che voglio salvaguardare questo affascinante ambiente terracqueo unico al mondo.

Pia Bassi

Info: www.franceguide.com
Info.it@franceguide.com
Tourism Maison de la France
Via Tiziano, 32 – 20145 Milano tel. 02-5848656

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