LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE

 

Finalmente!

Inizia il primo sistematico viaggio giornalistico nei palii di cui  nessuno parla, un viaggio nelle corse barbare in nome della tradizione.(sic!)

Primo resoconto sugli asini felici di farsi trascinare, sui buoi ancora più felici che corrono più veloci dei cavalli trainando carri, circondati da ali festanti  di cavalieri muniti di bastoni appuntiti.

Qualche bovino stramazza al suolo, esausto di gioia, felice di rendere sacrificio alla tradizione dei palii, dei carresi, delle feste “benedette”, sulle quali nessuno aveva ancora osato alzare il velo di un’inchiesta.

Ma rompe il silenzio, come sempre d’abitudine ormai, la Padania, offrendoci un tormentone estivo.

Ecco la prima puntata del sagace quanto atteso “Gioco dell’oca” versione brubru ,”giocato” da Stefania Piazzo, che ci accompagna nelle sagre (in)civili delle regioni (in)civili.

Puglia, Umbria, Campania, Sardegna, Molise, Sicilia come primo assaggio di rispetto della legge della costumanza.

Ci mancava questo tassello, alternativo alla legge 189. Ora la lacuna è colmata. 

Ministero della Salute, Direzione generale, Task Force, Nas, che ne pensano, si interroga la Piazzo, assieme a Chiliamacisegua e a tutte le persone che si battono per l’affermazione del rispetto della vita?

Ecco allora su la Padania tutti i riferimenti per “divertirsi” su youtube e assaporare il delirio della folla, l’esaltazione del..popolo bue.

Ancora una volta, grazie Piazzo.

Buona lettura e come sempre, buona indignazione.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

 

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE……………..


T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE

“ Questa volta bisogna armarsi anche di youtube. E allora se le parole non  bastano, armiamoci di computer e di questo benedetto youtube e guardiamo le  stringhe che riportiamo in pagina.

L’adrenalina salirà, l’eccitazione della  corsa farà il resto, l’euforia per la competizione degli zoccoli che sfidano la  loro stessa natura faranno il resto.

Che momenti! Ancora, ancora, ne vogliamo ancora.

Se affondi gli occhi nelle corse degli asini, dei maiali, dei buoi, dei
palmipedi, di tutta la specie più o meno divertente per ammazzare la noia e  rinverdire l’identità, secondo il gusto della tradizione che usa la vita degli  animali, sovvertendo le loro caratteristiche etologiche, in nome della  superiorità dei diritti dell’uomo di forzare la natura, allora c’è da augurarsi  che gli animali siano meno civili di quanto già siano, e provino un po’ ad essere barbari. Perché, come acutamente scriveva Nietzsche, «solo i barbari sanno difendersi».
Ma barbari, non sono. Proveremo ad esserlo allora noi, barbari, per difendere  chi da solo non ce la fa.

Iniziamo così, nel nostro ruolo di barbari difensori di una civiltà senza cittadinanza.


CHIEUTI
Guarda come corrono i buoi. Che belli. Sbavano, sfiniti, zoccolo su zoccolo, al  trotto, al galoppo. Gli occhi allucinati di chi non sa più perché sia al mondo,  e se merita di esserci, nel mondo di Chieuti, provincia di Foggia, ogni 22 aprile.

Se non ci credi, guarda: http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/buoi-da-corsa-succede-in-molise-video/14628
ma anche “Corsa buoi 2007 Chieuti(FG) – APRI GLI OCCHI”, su youtube.

Che accade? Nel primo filmato… che dire, un bue stramazza al suolo, forse collassato. Forse chissà, magari nella vita è nato per fare altro.
Li pungono, i miti buoi, con bastoni appuntiti, accerchiati da cavalieri che fanno da ala al carro che loro, buoi predestinati, devono trascinare sino al traguardo, pungolati per non perdere il ritmo. Olè. Non si sa mai si ribellino, e mandino mitemente a quel paese i loro cavalieri, fermandosi e chiedendosi quale follia umana possa obbligarli a divertire un paese, una comunità.

Si chiedono quale tradizione abbia il diritto di usarli così in nome di una storia che aizza la corsa. Si chiedono quale sindaco, quale prefetto, quale carabiniere, nonostante il divieto eventuale dell’asl, conceda ancora che lì come altrove i buoi debbano uscire dalla stalla per far ridere, divertire, scommettere.

Altro che “mite un sentimento, di vigore e di pace al cor m’infondi, o che solenne come un monumento Tu guardi i campi liberi e fecondi”.Il monumento all’umiliazione dell’umanità e della animalità si erge su tutto. Anche se non tutti sono d’accordo, anzi.

Ancora su youtube, un filmato di poche immagini fa scorrere questa angusta scritta. Angusta per la legge che decreta il rispetto degli esseri senzienti e dell’etologia degli animali: “I nostri buoi dopo aver finito la loro felice carriera come “buoi da corsa”, terminano i loro giorni al pascolo”.

Certo, la felicità che esprimono nella corsa è così evidente che non paghi ricomincerebbero.

Che fortuna nascere bue a Chieuti se guardi “VIVA LA CORSA DEI BUOI-CHIEUTI (FG)”.PORTOCANNONE


Altra corsa, altro regalo. Si va a Portocannone (Campobasso), vedi “Corsa dei Carri – Portocannone, 5 giugno 2006… by Daniela”, in onore della Madonna di Costantinopoli, s’intende… che non vede l’ora di godersi lo spettacolo dei buoi lanciati dall’alto. “In paese – si legge – i cuori palpitano e sperano che il primo ad arrivare sia il carro armato. Il carro dei giovani entra trionfante, la gente è in delirio». E va beh.

S. MARTINO PENSILIS

Il Molise fa scuola. Anche a San Martino in Pensilis in provincia di Campobasso è un altro delirio di…. folla ogni 30 aprile, come attesta su youtube “CORSA DEI CARRI 2011 – IL CAMBIO”. Oppure “Carrese 2011”.

Buoi che corrono su una specie di biga, altri che si liberano dal carro e si scagliano sugli uomini, altri ancora che riprendono la corsa sull’asfalto mentre piove a dirotto accompagnati da cavalieri “armati” di lunghe lance. Una grazia per gli occhi, un fior fiore di benessere animale. C’è infine la concitazione per un incidente, l’arrivo dell’ambulanza. La corsa di un cavallo fuori controllo sulla strada.
Studiare, studiare bene la tradizione.

URURI
E Ururi? Il 3 maggio in questo Comune, un’altra volta in provincia di
Campobasso, corrono ancora i buoi. E si legge: «Tutta la comunità è coinvolta in questa manifestazione, nessuno si sente escluso è la festa per eccellenza, il momento straordinario che evoca ricordi ed emozioni. Il giorno della corsa dei carri tutti possono avvertire un’atmosfera particolare quasi irreale, in cui parole e gesti sono cariche di emotività e di tensione. C’è una spontanea predisposizione a liberarsi dei condizionamenti quotidiani, a lasciarsi prendere dall’impeto naturale che trasmette la potenza dei buoi lanciati in corsa da decine di cavalieri che li circondano, li incitano ad andare sempre più veloci.

Il rumore dei carri, le grida dei cavalieri che si mescolano con le invocazioni, i pianti, l’euforia, l’esaltazione della gente che partecipa in maniera viscerale agli intensi minuti in cui si consuma la corsa sembrano quasi rapirti, cancellano l’indifferenza dello spettatore, lo coinvolgono interamente.

È la dimensione naturale della vita che esplode nella sua dimensione più potente è nella corsa dei carri va oltre il puro spettacolo, diventando rappresentazione storica e simbolica». Insomma, una catarsi collettiva.

 Vedi su youtube “carrese

di ururi 2008”, ad esempio, oppure “Ururi La Carrese 2008”, con una trepidante attesa mentre i carri irrompono nel centro del paese, annunciati dalla gazzella dei carabinieri a sirene spiegate.

Oppure mentre si rincorrono e sorpassano sprezzanti in strade aperte di campagna. La storia, la tradizione, l’identità.

Vedere e riflettere.

Una volta i buoi trainavano l’aratro. Ora devono riscattare questo sorpasso della tecnologia e sorpassare i propri simili per essere felici e fare felice la tradizione.


È naturale, no? Se il trattore li ha sgominati sul campo, almeno siano utili per altro.

CAMPOSANO
Come a Camposano (Napoli), palio del Casale questa volta con gli asini che non vedono l’ora che arrivi maggio per correre. Felici anche loro come i buoi. Come documenta un altro illuminante filmato postato su youtube, “PALIO DEL CASALE.wmv”.

Bello, proprio bello. Vieni qui asino che decido che fare di te.

E più ci riesco più sono bravo. Che momenti, che gioia.

Asino chi manca.


ALVIANO
Ma più tradizionale e identitario per l’asino è il palio di Alviano (Terni)
(guardarsi sempre su youtube “Alviano – Palio degli Asini 2010”). Tirati,  strattonati, trascinati per il morso dove vuole il conduttore, che piaccia o non  piaccia.

E come si divertono, gli asini. E anche gli umbri ternani.

Bello anche  questo. La civiltà tirata per la corda.

Asino chi legge il contrario,  ovviamente.


CAMPOBELLO
E altrove? Cambiamo genere, andiamo sul tradizionale, siamo a cavallo. Andiamo a  Campobello di Licata, in provincia di Agrigento.

A fine giugno si corre in onore  del santo patrono S. Giovanni Battista. In contrada Gessi si svolge il “Trofeo  equestre”.

Ma toh, ma va là, sono così controllati i cavalli che dal benessere  per aver divertito una femmina, alla fine delle prove di abilità, cade stremata.

Un malore.

Ma toh, ma va là, era gravida.


SUPERSANO
Dal 1° al 5 luglio invece a Supersano (Lecce), ci si divertirebbe un mondo a far  trainare ai cavalli dei carretti stracolmi di pietre e sassi per ricordare la  Madonna di Coelimanna.

Il percorso? Dicono montagne russe, e a ogni giro, giù  con altri sassi, così vediamo chi resiste di più.

Il benessere della tradizione, signor prefetto.

Il benessere della stoica resistenza, cara asl, mentre si  aiuterebbe chi eventualmente cade a tirarsi su in modo rigoroso e pungente.

 

ORISTANO
Polemiche a non finire per la Sartiglia di Oristano (si corre l’ultima domenica  e il martedì di carnevale), in cui nell’ultima edizione ai primi di marzo, un cavallo è stato vittima di un classico incidente.


E una spettatrice, per destino, è stata colpita dalla ferratura di un cavallo.
Classica anche la ferrura, pare. Vuoi mettere gli altri però come si sono
divertiti.

Ma le evoluzioni, le piramidi mascherate dei cavalieri con i cavalli  che corrono appaiati, è tradizione. È identità correre il rischio di fare  acrobazie in corsa, a rischio e pericolo di uomini e cavalli.

 Ma è la tradizione. Se il cavallo si spacca è incidente. E se cade l’acrobata?
Guardiamoci youtube, “Sartiglia di Oristano: acrobazie dei cavalieri alle pariglie”, oppure se non cade “06-03-2011 Sartiglia 2011 – Le pariglie – Spettacolare Piramide!!!”.

 Finché dura. Ma che spettacolo, che abilità.


ARDIA
Andiamo poi alla corsa dell’Ardia, ancora in Sardegna. Dopo l’ordinanza Martini,  meno cavalli…. ma andiamo a curiosare quel che si consentiva prima: digitate  “Sardegna S’ Ardia spettaccolare corsa di cavalli”, youtube documenta la civiltà  di una gara tra muri a secco, fondi polverosi, assenza di protezioni, folla  attorno.

Fucili che sparano a salve a ripetizione. Un vanto in pendenza, un  vanto accidentato, irto, ma un vanto.
E se non basta l’ordinanza Martini per dare la certezza che il rischio non  giustifichi la corsa, c’è la tradizione, la difesa della consuetudine che non  teme di violare la legge, che non si interroga sull’esistenza della 189 che dal 2004 e degli articoli 544 bis e 544 ter e 544 quater, laddove si punisce “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale”, o “chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino  sevizie o strazio per gli animali”.

Ma è chiaro che nelle corse dei buoi o degli  equidi o degli asini, non c’è strazio, e se la lesione c’è, la necessità è la  tradizione.

Dove sta il problema? (1-segue)

s.piazzo@lapadania.net
(93 – continua)

 

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